editoriale
I sentieri salvaguardati da escursionismo e bike
09 luglio 2022
Cuneo
Cuneo - Uno dei fenomeni sociali più significativi del dopoguerra è, insieme alla diffusione del turismo di massa, anche la notevole crescita del numero di coloro che praticano sport, sia in palestra che all’aperto. Ovvio che, in un contesto come quello cuneese, la montagna non può che rappresentare uno dei terreni privilegiati per la pratica sportiva outdoor. E, accanto alla pratica dello sci che già da lungo tempo ha in queste terre una consistente schiera di estimatori, a crescere gradualmente sono state anche alcune attività sportive in tutto o in parte legate alla montagna: l’escursionismo, la corsa in montagna, il mountain biking e le passeggiate a cavallo.
Tutte pratiche che trovano soprattutto nelle vie di bassa valle, sentieri o mulattiere, strade sterrate o forestali che siano, l’occasione ottimale per effettuare percorsi di diversa difficoltà e lunghezza, spesso creando anche “anelli” capaci di riportare al punto di partenza senza necessariamente rifare a rovescio lo stesso itinerario. E proprio grazie a queste attività sportive, e questo va riconosciuto, molte vie di bassa valle possono continuare ad essere percorse.
Rendersi conto dell’esponenziale crescita dell’escursionismo in bassa valle è facilmente rilevabile. Basta andare nei weekend in queste aree per accorgersi di quanto la voglia di vivere la natura con passeggiate più o meno lunghe in mezzo ai prati e ai boschi sia aumentata. E non si tratta semplicemente di un fenomeno legato al lockdown imposto dal covid. In ogni caso quello che intendiamo qui sottolineare è come questa pratica abbia avuto una ricaduta decisiva per la sopravvivenza di mulattieri e sentieri. Una ricaduta diretta, innanzitutto, determinata dal fatto che il semplice passaggio di un maggior numero di persone contrasta almeno in parte quell’azione invasiva della vegetazione che è la prima causa del dissolversi di queste particolari vie di comunicazione. E una ricaduta indiretta, indotta dal fatto che, perlomeno nei casi di maggior frequentazione, le istituzioni non hanno potuto fare a meno di rendere questi itinerari più sicuri e facilmente percorribili.
Tra questi sentieri ce ne sono alcuni che, al contempo, sono oggetto di una fruizione escursionistica e di una più prettamente sportiva legata allo skyrunning, la corsa in alta quota. È il caso del sentiero che, dedicato all’alpinista cuneese Luca Borgoni precipitato nel 2017 sul Cervino, porta da borgata Foresti di Villar san Costanzo in vetta al San Bernardo. Un sentiero ovviamente preesistente, ma rimesso in sesto nel 2018 grazie all’Atletica Dragonero, squadra podistica dronerese che ha così voluto ricordare un atleta morto prematuramente. Il risultato è una bella salita che, con un percorso di circa 3 chilometri e 800 metri di dislivello, se nella parte bassa attraversa alcune borgate ormai disabitate, in quella alta consente di godere da una suggestiva cresta un panorama mozzafiato sulla pianura cuneese e sulle montagne circostanti. E se in questo senso il sentiero si è trasformato nell’occasione per una salita alla cima sovrastante Dronero, oltre che in uno dei percorsi per aggiungere il santuario di Valmala dalla Valle Maira, per la sua pendenza è ben presto divenuto un terreno di allenamento e di gare di corsa in montagna noto anche come “Kilometro Verticale” del Villar.
Un contributo notevole alla salvaguardia dei sentieri, anche per la passione che tradizionalmente lega la nostra terra al ciclismo e per la diffusione favorita dalla conformazione montana delle nostre valli, è venuto anche dalla pratica del mountain biking. Certo qualcuno potrà eccepire al riguardo, segnalando come spesso chi pratica questo sport ami uscire dai sentieri e tracci lungo il bosco percorsi nuovi e non sempre ortodossi. Tuttavia, effetti adrenalinici a parte, come non riconoscere che molti sentieri di bassa valle oggi sussistono ancora proprio grazie a chi pratica questa attività? Questo innanzitutto perché sono in molti a percorrere in bici queste vie di montagna, ma anche perché una parte di esse viene costantemente sorvegliata in precedenza di competizioni sportive di notevole livello. E un esempio virtuoso in questo senso è costituito dalla Rampignado: ormai giunta alla sua 27 edizione, questa gara di mountain bike, grazie alla scelta di percorrere sempre tracciati diversi, ha giocato un ruolo notevole non solo nel salvaguardare sentieri ancora del tutto percorribili, ma anche a risistemarne altri ormai in fase perlomeno di parziale abbandono.