editoriale

L’astensionismo alle urne e il registratore di cassa

25 giugno 2022

Cuneo

Giunti in vista del ballottaggio tra la candidata Manassero e il candidato Civallero, l’auspicio è che l’affluenza alle urne non replichi lo sconfortante dato del primo turno. Non è questa la sede per individuare processi e meccanismi che hanno provocato questa diffusa disaffezione alle sorti del governo della città, ma certamente gli schieramenti politici cittadini dovranno interrogarsi a fondo sulla propria parte di responsabilità. Stesso discorso vale per noi cittadini elettori, perché non è giustificabile questa apatia verso ciò che ci riguarda così da vicino. Non è accettabile sotto un profilo etico e non lo è neppure in termini di corretta comprensione del quadro complessivo di ciò che sta capitando nella nostra città, nel nostro paese e nella nostra cara Europa. Oramai dovrebbe essere chiaro a chiunque lo strettissimo legame tra le vicende politico istituzionali locali, nazionali ed europee, così come dovrebbe essere di solare evidenza la reciproca interdipendenza tra politica, economia e finanza. Sotto questo secondo punto di vista, abbiamo oramai imparato che il governo della cosa pubblica e l’agenda politica delle grandi e piccole decisioni che ci attendono obbediscono alla oramai mitica attuazione del PNRR. Nella speranza che questa stagione finisca, e che la politica torni a governare le scelte economiche (e non viceversa, come è oggi) ciò con cui dobbiamo confrontarci sono dunque le decisioni di allocazione delle risorse. Ben lontane dall’essere questioni puramente contabili, questo tipo di scelte condizioneranno la vita politica e civile delle nostre comunità per molti anni e, in un certo senso, rappresenteranno autentici momenti di svolta nella vita pubblica e privata di tutti noi. La sintesi politica è quanto mai necessaria soprattutto in momenti storici come quello attuale, anche per evitare di ritrovarci impantanati in quella che alcuni costituzionalisti definiscono la “dinamica del registratore di cassa”. L’immagine è quindi quella di una macchina in cui ognuno, per conto proprio e senza tenere in nessun conto il quadro d’insieme, digita un addendo; l’ultimo operatore inserisce la propria cifra e poi chiede alla macchina il risultato totale, che viene quindi prodotto in modo assolutamente casuale, senza riflessioni di ampio respiro. È un pochino questa l’impressione che ogni tanto destano certe decisioni adottate nelle “stanze dei bottoni”, non ultima quella che pare aver segnato la prossima fine dei motori a benzina e diesel. L’impressione che si è avuta rispetto a una decisione del genere e che non siano state adeguatamente prese in considerazione le complessità delle diverse realtà territoriali e socio-economiche e della loro diversa incidenza sull’inquinamento atmosferico. Mettere sullo stesso piano fruitori di veicoli che quotidianamente viaggiano a passo d’uomo nelle grandi città e automobilisti che percorrono pochi o pochissimi chilometri all’anno in percorsi extraurbani pare una evidente semplificazione. Per non parlare dei tremendi impatti occupazionali sull’indotto e sulle preziosissime competenze artigianali di officine piccole o piccolissime o per non menzionare neppure le enormi commesse in favore di produttori asiatici di componenti prodotti non si sa bene come sia in termini di inquinamento, sia sotto l’aspetto delle tutele dei lavoratori. Semplicemente, nell’ideale registratore di cassa della transizione digitale, qualcuno pare aver digitato “stop ai veicoli a motore tradizionale”, apparentemente incurante del contesto e delle conseguenze. Uno sguardo onesto su questi processi non può non cogliere insieme l’astensionismo e la crescente distanza che si avverte tra decisori e cittadini. Su questo è necessario essere molto chiari: i meccanismi rappresentativi e partecipativi, soprattutto europei, lasciano molto a desiderare. Probabilmente, gli strumenti di trasmissione del consenso dell’elettorato e di legittimazione dei governanti europei meriterebbero una seria revisione. Questo vale, in particolare, con riferimento a quei centri decisionali economico finanziari, oggi così importanti. Se, però, un cuneese su due rimane inerte di fronte alla scelta del Sindaco, allora vengono a mancare in partenza gli strumenti per conoscere quel quadro di insieme che ogni buon politico dovrebbe tenere presente. Così facendo perdiamo tutti, vince solo il registratore di cassa.
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