Oltre la ferita
È il titolo dell’ultimo tema di un’allieva di quinta, Elena, che contiene qualcosa di prezioso e inatteso. La traccia traeva spunto dal saggio di Gabriella Turnaturi “Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane” (Feltrinelli 2014) e invitava a riflettere in particolare sul “tradimento del segreto”, sul mancato rispetto della “confidenza”.
“Non per forza nemico” è il titolo del primo paragrafo: il disvelamento del segreto suscita delusione, è speranza infranta e scatena reazioni di difesa che portano a vedere chi ci ha ferito come “nemico” colpevole di averci fatto del male. Elena suggerisce di riflettere sulla natura del legame prima di ogni scelta drastica e di provare a guardare quanto è accaduto da una prospettiva in cui non poniamo noi stessi al centro.
Il secondo paragrafo si intitola “Tra-dire” e incomincia così: “Credo sia un’idea fiabesca e infantile pensare di capirsi senza dover comunicare, anche in presenza di un’ottima intesa. Siamo individui in costante movimento che si mettono in relazione con individui che fanno altrettanto.” Il rischio dell’incomprensione e del fraintendimento è sempre dietro l’angolo, nonostante le nostre migliori intenzioni. E continua: “Da tra-dire a tradire: quante volte un tradimento è stato un semplice trattino mancato! Un’incomprensione, una difficoltà a capire l’importanza del segreto sono stati il risultato di una comunicazione mancata che prescinde tuttavia dall’affetto delle due perone coinvolte”.
In “Strumenti e misure” Elena ci invita a riflettere sul fatto che abbiamo tutti concezioni di amore, affetto e relazione diverse tra loro. “Perché ci ostiniamo a voler misurare l’amore di un’altra persona con i nostri personali strumenti? Quante volte ciò che è stato tradito era solo una nostra aspettativa, un’immagine mentale che ci eravamo costruiti?”. E allora che si fa?
Possiamo scegliere di “Essere mare”, come propone il titolo del quarto paragrafo. Non si pretende di negare il dolore scaturito dal tradimento, che è uno strappo nella rete sottile della fiducia, né l’errore dell’altro. La proposta è quella di riconoscere la complessità delle relazioni e delle persone, la loro imprevedibilità. “Non siamo esseri facili da amare e l’errore è l’esperienza umana più comune, come il perdono la più coraggiosa. Per accogliere un fiume torbido senza sporcarci dobbiamo essere mare, dice Friedrich Nietzsche, ed è esattamente ciò che bisogna diventare per poter perdonare.”
editoriale
Oltre la ferita
È il titolo dell’ultimo tema di un’allieva di quinta, Elena, che contiene qualcosa di prezioso e inatteso. La traccia traeva spunto dal saggio di Gabriella Turnaturi “Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane” (Feltrinelli 2014) e invitava a riflettere in particolare sul “tradimento del segreto”, sul mancato rispetto della “confidenza”.
“Non per forza nemico” è il titolo del primo paragrafo: il disvelamento del segreto suscita delusione, è speranza infranta e scatena reazioni di difesa che portano a vedere chi ci ha ferito come “nemico” colpevole di averci fatto del male. Elena suggerisce di riflettere sulla natura del legame prima di ogni scelta drastica e di provare a guardare quanto è accaduto da una prospettiva in cui non poniamo noi stessi al centro.
Il secondo paragrafo si intitola “Tra-dire” e incomincia così: “Credo sia un’idea fiabesca e infantile pensare di capirsi senza dover comunicare, anche in presenza di un’ottima intesa. Siamo individui in costante movimento che si mettono in relazione con individui che fanno altrettanto.” Il rischio dell’incomprensione e del fraintendimento è sempre dietro l’angolo, nonostante le nostre migliori intenzioni. E continua: “Da tra-dire a tradire: quante volte un tradimento è stato un semplice trattino mancato! Un’incomprensione, una difficoltà a capire l’importanza del segreto sono stati il risultato di una comunicazione mancata che prescinde tuttavia dall’affetto delle due perone coinvolte”.
In “Strumenti e misure” Elena ci invita a riflettere sul fatto che abbiamo tutti concezioni di amore, affetto e relazione diverse tra loro. “Perché ci ostiniamo a voler misurare l’amore di un’altra persona con i nostri personali strumenti? Quante volte ciò che è stato tradito era solo una nostra aspettativa, un’immagine mentale che ci eravamo costruiti?”. E allora che si fa?
Possiamo scegliere di “Essere mare”, come propone il titolo del quarto paragrafo. Non si pretende di negare il dolore scaturito dal tradimento, che è uno strappo nella rete sottile della fiducia, né l’errore dell’altro. La proposta è quella di riconoscere la complessità delle relazioni e delle persone, la loro imprevedibilità. “Non siamo esseri facili da amare e l’errore è l’esperienza umana più comune, come il perdono la più coraggiosa. Per accogliere un fiume torbido senza sporcarci dobbiamo essere mare, dice Friedrich Nietzsche, ed è esattamente ciò che bisogna diventare per poter perdonare.”
Oltre la ferita
16 giugno 2022
Cuneo
Oltre la ferita
È il titolo dell’ultimo tema di un’allieva di quinta, Elena, che contiene qualcosa di prezioso e inatteso. La traccia traeva spunto dal saggio di Gabriella Turnaturi “Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane” (Feltrinelli 2014) e invitava a riflettere in particolare sul “tradimento del segreto”, sul mancato rispetto della “confidenza”.
“Non per forza nemico” è il titolo del primo paragrafo: il disvelamento del segreto suscita delusione, è speranza infranta e scatena reazioni di difesa che portano a vedere chi ci ha ferito come “nemico” colpevole di averci fatto del male. Elena suggerisce di riflettere sulla natura del legame prima di ogni scelta drastica e di provare a guardare quanto è accaduto da una prospettiva in cui non poniamo noi stessi al centro.
Il secondo paragrafo si intitola “Tra-dire” e incomincia così: “Credo sia un’idea fiabesca e infantile pensare di capirsi senza dover comunicare, anche in presenza di un’ottima intesa. Siamo individui in costante movimento che si mettono in relazione con individui che fanno altrettanto.” Il rischio dell’incomprensione e del fraintendimento è sempre dietro l’angolo, nonostante le nostre migliori intenzioni. E continua: “Da tra-dire a tradire: quante volte un tradimento è stato un semplice trattino mancato! Un’incomprensione, una difficoltà a capire l’importanza del segreto sono stati il risultato di una comunicazione mancata che prescinde tuttavia dall’affetto delle due perone coinvolte”.
In “Strumenti e misure” Elena ci invita a riflettere sul fatto che abbiamo tutti concezioni di amore, affetto e relazione diverse tra loro. “Perché ci ostiniamo a voler misurare l’amore di un’altra persona con i nostri personali strumenti? Quante volte ciò che è stato tradito era solo una nostra aspettativa, un’immagine mentale che ci eravamo costruiti?”. E allora che si fa?
Possiamo scegliere di “Essere mare”, come propone il titolo del quarto paragrafo. Non si pretende di negare il dolore scaturito dal tradimento, che è uno strappo nella rete sottile della fiducia, né l’errore dell’altro. La proposta è quella di riconoscere la complessità delle relazioni e delle persone, la loro imprevedibilità. “Non siamo esseri facili da amare e l’errore è l’esperienza umana più comune, come il perdono la più coraggiosa. Per accogliere un fiume torbido senza sporcarci dobbiamo essere mare, dice Friedrich Nietzsche, ed è esattamente ciò che bisogna diventare per poter perdonare.”