editoriale

Ad oggi sforzi insufficienti per salvaguardare mulattiere e sentieri

11 giugno 2022

Cuneo

sentiero di montagna Se coloro che in passato abitavano le nostre montagne consideravano la rete viaria che connetteva tra loro le borgate e queste ultime coi centri di fondovalle un autentico patrimonio da salvaguardare, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso la situazione venne mutando radicalmente. Il rapido spopolamento della montagna non solo svuotò gradualmente le borgate, ma anche ridusse sensibilmente la popolazione degli stessi paesi ai quali esse facevano capo. A determinarsi fu dunque un cambiamento profondo della percezione del territorio, che finì paradossalmente col trasformare gli stessi paesi montani precedentemente citati nelle “borgate” stesse dei centri maggiori collocati all’origine delle valli: Dronero, Caraglio, Borgo San Dalmazzo, per limitarsi ad alcuni esempi, videro così in quegli anni consolidarsi il loro ruolo di capoluoghi sociali e commerciali dei piccoli centri che costellavano le loro relative valli, mentre molti di questi ultimi venivano perdendo di importanza, assistendo impotenti prima allo svuotarsi e poi al cadere in rovina di non poche loro storiche borgate. Certo, mentre i giovani furono i primi ad abbandonarle per scendere a valle e rendere meno disagevoli le proprie condizioni di vita, gli anziani resistettero un po’ più a lungo. Tuttavia, a partire dai nuclei abitativi raggiungibili esclusivamente attraverso sentieri e mulattiere, il fenomeno dello spopolamento non tardò a farsi sentire con un’intensità inaspettata. Basti pensare al riguardo che una borgata come Narbona, che nel Comune di Castelmagno oltre che da quest’ultimo era raggiungibile sia da Campomolino che dal Colletto, nel 1960 si vide abbandonata anche dall’ultimo dei suoi abitanti. E non è affatto strano il suo essere divenuta una sorta di simbolo dello spopolamento delle borgate delle valli alpine cuneesi, visto che in precedenza aveva avuto fino a 150 abitanti, potendo contare anche su una scuola e su una chiesa, rispettivamente seguite da maestri e cappellani. Per poi invece  trasformarsi in una borgata che, per non poco tempo, risultò tutt’altro che facile da raggiungere.   Trascurando il fenomeno diffuso e capillare dei furti e dei saccheggi di proprietà private e collettive determinate da questo abbandono, quello che va invece qui rimarcato è il fatto che al letterale cadere in rovina di molte di queste borgate corrispose anche un parallelo deteriorarsi della rete viaria che consentiva ad esse collegamenti e commerci con altri centri abitati posti in loro prossimità. Va riconosciuto che non mancarono tra gli anni Settanta e Ottanta alcuni sforzi, messi a punto sia dalle istituzioni che dell’editoria locale, volti a evitare che perlomeno la memoria di questa rete viaria minore del territorio cuneese andasse del tutto perduta. Ovviamente l’impegno di questi sforzi, legati alla pubblicazione di alcune guide e cartine inerenti una serie di itinerari percorribili lungo queste mulattiere e sentieri, non riuscì di certo a contrastare gli effetti dell’abbandono dei territori in questione. Nemmeno le istituzioni del resto – e forse si trattava davvero di una missione impossibile – ebbero il coraggio e la lungimiranza di impegnarsi a tutelare in qualche modo questo patrimonio di borgate, consentendo così che esse, dopo aver perso la loro funzione sociale, si avviassero ad assistere al disgregarsi stesso della fisionomia a loro impressa dalla storia sia su un piano architettonico che su un piano più globalmente culturale. E fu proprio questa disgregazione a trascinare nel suo stesso processo dissolutorio anche mulattiere e sentieri che, abbandonati a sé stessi a causa della loro diminuita frequentazione e dell’assenza praticamente totale di un’adeguata manutenzione, sarebbero ben presto divenuti preda di una natura rigogliosa e pronta a reimpossessarsi degli spazi che nei secoli gli uomini le avevano sottratto, rendendoli funzionali ai bisogni legati alla propria vita sociale e alle proprie attività. L’inadeguatezza di questi sforzi, nel loro pur apprezzabile tentativo di salvaguardare in qualche modo mulattiere e sentieri, è ben visibile sia in quanto sarebbe successo nei decenni successivi sia in quanto, oggi, è davanti agli occhi di tutti. Il deterioramento di questa rete viaria minore si sarebbe infatti fin da subito materializzato. Certo all’inizio essa avrebbe continuato ad essere perlomeno saltuariamente frequentata da chi, dopo aver dovuto abbandonare le “terre alte” in cui era nato, continuava a raggiungerle nei mesi estivi per coltivare l’orto o in autunno per la raccolta delle castagne. E tuttavia ben presto la regolarità di queste pratiche sarebbe venuta meno e, insieme alle borgate, anche il sistema viario ad esse legato avrebbe cominciato a divenire oggetto di un decadimento ad un tempo graduale e inesorabile. E se molte mulattiere, grazie alla loro maggiore solidità e alle protezioni di cui nel corso dei secoli erano state dotate, avrebbero visto la loro fisionomia alterarsi significativamente senza tuttavia venire compromessa del tutto, verso un destino decisamente diverso si sarebbero avviati invece molti sentieri. La loro maggior fragilità, in non pochi casi, ne avrebbe infatti determinato il rapido trasformarsi in sempre più labili “tracce”, prima o forse ultima tappa verso la loro completa sparizione.  Di quest’ultima è ampiamente possibile rendersi conto anche oggi, in una fase nella quale un certo lavoro di recupero di queste arterie decisive per le borgate alpine cuneesi è stato comunque messo in atto. Non di rado, nel seguirne passo passo l’intrecciarsi, ci si trova infatti di fronte a bivi dai quali si divaricano sentieri che, se in qualche caso appaiono percorribili e portano alla meta prevista, in altri si perdono invece tra foglie e rami, attestando in questo modo il loro essersi ormai trasformati in meri “sentieri interrotti”, il cui perdersi nella vegetazione costringe inevitabilmente chi li ha intrapresi a tornare sui propri passi.
Montagna Patrimonio Sentieri Certificati Serena salom Società di San Vincenzo de’ Paoli di Cuneo