editoriale

Una scuola quasi normale

10 giugno 2022

Cuneo

Così ce la siamo lasciata alle spalle ieri, studenti e insegnanti. Non ancora “smascherati” in aula e nei corridoi, ma a viso scoperto nei cortili e davanti ai portoni. La DAD, vista dal qui e ora, sembra lontana: laboratori creativi, musica dal vivo, cene di fine anno, feste in discoteca. La leggerezza dell’estate alle porte svolazza negli abiti leggeri e nei sorrisi scambiati con generosità. Tanta voglia di normalità: questo si respira nell’aria. Si è concluso il primo anno scolastico vissuto interamente in presenza dai tempi dell’inizio della pandemia nel marzo 2020. Siamo arrivati fino in fondo. La stanchezza c’è tutta, perché le situazioni di emergenza protratta lasciano il segno anche a emergenza finita. Ma lasciano anche un rinnovato senso di gratitudine per gesti ritrovati, ora compiuti - forse - con diversa consapevolezza. Per questo riporto qui di seguito alcune citazioni dal tema sulla scuola di uno studente di quinta. “In un mondo segnato dalla velocità del cambiamento, dove tutto il passato finisce nel dimenticatoio, i giovani (ma anche gli adulti) devono attraversare una fase di ‘crisi dei fondamenti’. Come Cartesio nel ‘600, l’uomo vaga alla ricerca delle evidenze, di qualcosa che rimanga stabile e su cui sia possibile fare affidamento. Interfacciandosi a questo senso di spaesamento, l’àncora di salvezza è la scuola. Attraverso lo studio del passato gli studenti vengono rincuorati: scoprono che in molte epoche l’uomo si è trovato di fronte al crollo di ogni certezza e ne è uscito più forte di prima. La scuola può quindi essere, in tempi difficili, porto sicuro in cui rifugiarsi, trovare dei riferimenti e da cui uscire migliorati. Per questo il diritto allo studio è fondamentale. La scuola è utile a tutti, a prescindere dal lavoro che si vorrà svolgere in futuro: è un lungo viaggio di formazione in cui gli alunni imparano dagli errori e dalle vittorie personali a forgiare la propria libertà di scelta”. E perché sia così come Alessandro scrive, abbiamo bisogno di ricordare le parole dell’“Emilio” di Rousseau e la responsabilità cui richiamano: “Per insegnare il latino a Giovannino, non basta conoscere il latino, bisogna conoscere Giovannino”.
Scuola Pandemia Fabio Ciciliano