editoriale

Il costo delle parole

26 maggio 2022

Cuneo

Lettere dell'alfabeto C’è un paese dove le persone parlano poco, perché in questo paese per poter pronunciare le parole bisogna prima comprarle e poi inghiottirle. Le parole più importanti costano molto: bisogna guadagnarsele, non sono date in dotazione. Bisogna andarle a cercare, riconoscerne il valore, dare qualcosa in cambio per averle. Succede che chi ha molto denaro può ottenere parole importanti con facilità e dunque averne tante a disposizione. Tuttavia averle a disposizione non significa saperle usare in modo appropriato, perché per usarle in modo appropriato serve l’anima, e dunque una voce con l’anima dentro. È questo il senso di un bellissimo libro illustrato per bambini “La grande fabbrica delle parole” (Terre di mezzo 2009) di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, che ha molto da dire anche a noi adulti: nel paese della fabbrica vive Phileas, che è povero e ha catturato tre parole per Cybelle, di cui è molto innamorato. Ma Oscar, che è ricchissimo, ha tante parole importanti da offrire a Cybelle, parole per cui ha speso un patrimonio. Ma le parole di Phileas hanno qualcosa dentro… che parla “al cuore” di Cybelle, qualcosa che invita, che suggerisce un “E poi?” Sono così le parole che dicono qualcosa in cui ti riconosci, parole che promettono una storia in cui c’è posto per te e per la tua. Non sono come le parole di una sceneggiatura scritta da un altro in cui, ben che ti vada, ti viene offerto il posto da guest star, ma con le tue battute già definite. Le parole costano? Sì, in termini di risorse personali energetiche che, chi ci crede, investe nella loro ricerca, perché siano “oneste” e aperte a creare uno spazio. Le parole così sono frutto della metamorfosi dell’energia che hai utilizzato per trovarle e dunque usarle equivale davvero a spenderle: un gesto irreversibile - quando le hai spese le hai spese - da compiere con oculatezza. Perché è con quelle parole, cercate con pazienza e fatica, che racconti la tua storia, nella speranza di consegnarla a qualcuno che sappia ascoltarla, riconoscerla, entrarci e diventarne parte.
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