In queste notti rivolgete lo sguardo verso sud-est: vi accorgerete che ci avviciniamo a grandi falcate verso l’estate. Le giornate si allungano, mentre il grano matura fra i campi. I grilli iniziano a cantare e un tripudio di uccelli in volo saluta il calare del Sole. Temporali all’orizzonte rinfrescano l’aria ormai afosa della campagna, con lampi e tuoni che rimbombano nel cielo. Le condizioni meteorologiche di fine maggio possono però cambiare da un’ora all’altra. Appena ritorna il sereno, guardate in alto: tutto è cambiato fra le stelle, mentre i passaggi notturni di Samantha rendono più eccitante l’attesa.
Il cielo dell’estate si sta ormai affacciando ad oriente, mentre il Sole ha raggiunto la costellazione del Toro. Le stelle di Deneb e Vega sono già sopra l’orizzonte, mentre attendono ancora la compagna Altair per annunciare l’arrivo del Triangolo estivo, che comunque compare nelle prime ore della notte. L’imbrunire termina ormai dopo le 22, con le stelle della Bilancia seguite dallo Scorpione e dal Sagittario, in cui questa sera dimora la Luna calante dopo lo spettacolo dell’eclisse di lunedì.
Gli amanti del cielo salutano con emozione la comparsa di queste ultime due costellazioni zodiacali: sta infatti tornando con esse la visione della parte più luminosa della Via Lattea, un evento sempre atteso con gioia che scandisce il trascorrere annuale del tempo. Essa appare come un arcobaleno basso sull’orizzonte orientale, attraversando in cielo il Sagittario e lo Scudo, i grandi uccelli dell’Aquila e del Cigno, per chiudere la curvatura a nord-est con la coppia regale di Cefeo e Cassiopea.
Una meraviglia ottica esaltata nelle prossime settimane, quando la Luna scomparirà dal cielo nella sua fase calante. Cercate dunque un luogo buio e lasciatevi incantare da questo arco stellare. Bisogna cogliere l’attimo, ma avremo ancora a disposizione tutto il mese di giugno per scattare foto suggestive.
Ritorna la Via Lattea, la scia di latte sgorgata dal seno di Giunone (Era per i greci) nell’atto di allattare un veemente Ercole (Eracle), il fanciullo divino di Giove (Zeus). Uno dei miti più importanti dell’antichità, in seguito al quale si scateneranno le famose dodici fatiche raccontate durante l’anno dalle costellazioni che compaiono fra le costellazioni in cielo a marcare il tempo.
Considerata da molti popoli come la scia delle anime dei morti che salgono in cielo, venne ammirata per la prima volta al cannocchiale da Galileo Galilei, svelandone la vera natura costituita da milioni di stelle, microscopici puntini luminosi che mescolandosi fra loro nel buio della notte ne offrono una visione lattescente. Col tempo maturò poi la convinzione che fosse lei la nostra casa nello spazio, delimitando i confini dell’Universo. Bisognerà attendere il 1923 per scoprire, grazie all’astronomo Edwin Hubble, che una nebulosa nota nei cataloghi celesti come M31 si trovasse in realtà ad una distanza molto superiore ad ogni altro oggetto contenuto all’interno della Via Lattea. Se quest’ultima infatti ha un diametro di 100 mila anni luce, quel corpo celeste si trovava a 2,5 milioni di anni luce.
Esisteva dunque un universo al di fuori del nostro, una notizia a dir poco straordinaria. Oggi lo conosciamo con il nome di Galassia di Andromeda, la più vicina a noi; rapidamente se ne aggiunsero moltissime, distanti decine di milioni di anni luce. Tutte caratterizzate dal presentarsi come grandi girandole che raggruppano al loro interno miliardi di stelle roteanti intorno ad una zona centrale molto luminosa.
Improvvisamente ci siamo ritrovati microscopici di fronte ad un universo maestoso di cui per noi è impossibile immaginare le dimensioni, attualmente stabilite in circa 13 miliardi di anni luce, costituito da almeno 200 miliardi di galassie, ognuna delle quali racchiude in media 400 miliardi di stelle. Chi sei dunque tu, piccolo uomo, rispetto alla vastità dello spazio cosmico che ti ospita? Quale ruolo credi di svolgere, insignificante microbo ospitato all’interno di una creatura molto più grande, vasta e perfetta?
Ben presto la scienza si è domandata, nella ciclopica ricerca delle verità celesti, cosa tenesse insieme tutte quelle stelle nella girandola di una galassia. Bisognava penetrare all’interno del bagliore centrale, scoprire cosa si nascondesse di così potente da riuscire a impedire che le stelle si disperdessero nello spazio, così come fa il grande Sole che trattiene vicino a sé pianeti, asteroidi e comete.
La forza di gravità di chi si nasconde al centro delle galassie doveva essere enorme; come spesso avviene nel campo dell’astronomia, le ipotesi sulla loro esistenza si sono susseguite ben prima dell’osservazione diretta. Teorizzati già a fine 1700 come possibilità di oggetti scuri dotati di una massa tale da impedire addirittura la fuoriuscita della luce, fu con la teoria della relatività di Einstein del 1915 che si aprirono le porte per approfondirne il comportamento fisico, compreso l’orizzonte degli eventi entro il quale ogni oggetto vi cada all’interno, attratto dal suo enorme campo gravitazionale, non sarà più di tornare indietro. Neppure la luce.
Nel 1967 venne coniato il termine di “buco nero”, reso famoso da romanzi e film di fantascienza, descritto come un mostro spaziale da cui è bene tenersi alla larga se non si vuole venire risucchiati, divorati e stritolati, o meglio stirati come degli spaghetti allungati fino ad essere spezzati.
Si comprese infine che il miglior luogo in cui si potevano nascondere i buchi neri supermassicci, dotati di una massa tale da trattenere miliardi di stelle sotto la propria influenza gravitazionale, tutta concentrata in un volume più piccolo di un sistema solare. La loro esistenza venne poi confermata indirettamente dal moto vorticoso delle stelle che si avvicinavano in modo pericoloso alla zona centrale della galassia.
Fotografare un buco nero è ovviamente impossibile, ma si possono analizzare le sue interazioni gravitazionali e le intense energie che si generano nelle sue prossimità. Nel 2006 è iniziato il progetto Event Horizon Telescope per unire fisicamente le osservazioni di vari radiotelescopi sparsi in tutto il mondo e concentrare le indagini sul comportamento delle zone centrali delle galassie. Il più vicino a noi si trova a Grenoble, sul versante francese delle Alpi.
Era il 10 aprile 2019 quando venne rilasciata per la prima volta l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero all’interno della galassia M87 nella costellazione della Vergine, a una distanza di 52 milioni di anni luce.
Lo scorso 12 maggio 2022 è arrivato un altro annuncio storico: gli astronomi hanno svelato la prima immagine del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Decenni di studi vengono confermati da una prova scientifica diretta, mostrandoci l’anello incandescente di luce piegata dalla potente gravità del buco nero.
Cercatelo di notte nella freccia della costellazione del Sagittario, da cui prende il nome Sagittarius A*. Provate ad immaginare un corpo come il nostro Sole, ma con una massa 4 milioni di volte più grande. Lui è lì, nella zona più luminosa della Via Lattea, a soli 27 mila anni luce da noi. Da oggi ne abbiamo la certezza.
editoriale
In queste notti rivolgete lo sguardo verso sud-est: vi accorgerete che ci avviciniamo a grandi falcate verso l’estate. Le giornate si allungano, mentre il grano matura fra i campi. I grilli iniziano a cantare e un tripudio di uccelli in volo saluta il calare del Sole. Temporali all’orizzonte rinfrescano l’aria ormai afosa della campagna, con lampi e tuoni che rimbombano nel cielo. Le condizioni meteorologiche di fine maggio possono però cambiare da un’ora all’altra. Appena ritorna il sereno, guardate in alto: tutto è cambiato fra le stelle, mentre i passaggi notturni di Samantha rendono più eccitante l’attesa.
Il cielo dell’estate si sta ormai affacciando ad oriente, mentre il Sole ha raggiunto la costellazione del Toro. Le stelle di Deneb e Vega sono già sopra l’orizzonte, mentre attendono ancora la compagna Altair per annunciare l’arrivo del Triangolo estivo, che comunque compare nelle prime ore della notte. L’imbrunire termina ormai dopo le 22, con le stelle della Bilancia seguite dallo Scorpione e dal Sagittario, in cui questa sera dimora la Luna calante dopo lo spettacolo dell’eclisse di lunedì.
Gli amanti del cielo salutano con emozione la comparsa di queste ultime due costellazioni zodiacali: sta infatti tornando con esse la visione della parte più luminosa della Via Lattea, un evento sempre atteso con gioia che scandisce il trascorrere annuale del tempo. Essa appare come un arcobaleno basso sull’orizzonte orientale, attraversando in cielo il Sagittario e lo Scudo, i grandi uccelli dell’Aquila e del Cigno, per chiudere la curvatura a nord-est con la coppia regale di Cefeo e Cassiopea.
Una meraviglia ottica esaltata nelle prossime settimane, quando la Luna scomparirà dal cielo nella sua fase calante. Cercate dunque un luogo buio e lasciatevi incantare da questo arco stellare. Bisogna cogliere l’attimo, ma avremo ancora a disposizione tutto il mese di giugno per scattare foto suggestive.
Ritorna la Via Lattea, la scia di latte sgorgata dal seno di Giunone (Era per i greci) nell’atto di allattare un veemente Ercole (Eracle), il fanciullo divino di Giove (Zeus). Uno dei miti più importanti dell’antichità, in seguito al quale si scateneranno le famose dodici fatiche raccontate durante l’anno dalle costellazioni che compaiono fra le costellazioni in cielo a marcare il tempo.
Considerata da molti popoli come la scia delle anime dei morti che salgono in cielo, venne ammirata per la prima volta al cannocchiale da Galileo Galilei, svelandone la vera natura costituita da milioni di stelle, microscopici puntini luminosi che mescolandosi fra loro nel buio della notte ne offrono una visione lattescente. Col tempo maturò poi la convinzione che fosse lei la nostra casa nello spazio, delimitando i confini dell’Universo. Bisognerà attendere il 1923 per scoprire, grazie all’astronomo Edwin Hubble, che una nebulosa nota nei cataloghi celesti come M31 si trovasse in realtà ad una distanza molto superiore ad ogni altro oggetto contenuto all’interno della Via Lattea. Se quest’ultima infatti ha un diametro di 100 mila anni luce, quel corpo celeste si trovava a 2,5 milioni di anni luce.
Esisteva dunque un universo al di fuori del nostro, una notizia a dir poco straordinaria. Oggi lo conosciamo con il nome di Galassia di Andromeda, la più vicina a noi; rapidamente se ne aggiunsero moltissime, distanti decine di milioni di anni luce. Tutte caratterizzate dal presentarsi come grandi girandole che raggruppano al loro interno miliardi di stelle roteanti intorno ad una zona centrale molto luminosa.
Improvvisamente ci siamo ritrovati microscopici di fronte ad un universo maestoso di cui per noi è impossibile immaginare le dimensioni, attualmente stabilite in circa 13 miliardi di anni luce, costituito da almeno 200 miliardi di galassie, ognuna delle quali racchiude in media 400 miliardi di stelle. Chi sei dunque tu, piccolo uomo, rispetto alla vastità dello spazio cosmico che ti ospita? Quale ruolo credi di svolgere, insignificante microbo ospitato all’interno di una creatura molto più grande, vasta e perfetta?
Ben presto la scienza si è domandata, nella ciclopica ricerca delle verità celesti, cosa tenesse insieme tutte quelle stelle nella girandola di una galassia. Bisognava penetrare all’interno del bagliore centrale, scoprire cosa si nascondesse di così potente da riuscire a impedire che le stelle si disperdessero nello spazio, così come fa il grande Sole che trattiene vicino a sé pianeti, asteroidi e comete.
La forza di gravità di chi si nasconde al centro delle galassie doveva essere enorme; come spesso avviene nel campo dell’astronomia, le ipotesi sulla loro esistenza si sono susseguite ben prima dell’osservazione diretta. Teorizzati già a fine 1700 come possibilità di oggetti scuri dotati di una massa tale da impedire addirittura la fuoriuscita della luce, fu con la teoria della relatività di Einstein del 1915 che si aprirono le porte per approfondirne il comportamento fisico, compreso l’orizzonte degli eventi entro il quale ogni oggetto vi cada all’interno, attratto dal suo enorme campo gravitazionale, non sarà più di tornare indietro. Neppure la luce.
Nel 1967 venne coniato il termine di “buco nero”, reso famoso da romanzi e film di fantascienza, descritto come un mostro spaziale da cui è bene tenersi alla larga se non si vuole venire risucchiati, divorati e stritolati, o meglio stirati come degli spaghetti allungati fino ad essere spezzati.
Si comprese infine che il miglior luogo in cui si potevano nascondere i buchi neri supermassicci, dotati di una massa tale da trattenere miliardi di stelle sotto la propria influenza gravitazionale, tutta concentrata in un volume più piccolo di un sistema solare. La loro esistenza venne poi confermata indirettamente dal moto vorticoso delle stelle che si avvicinavano in modo pericoloso alla zona centrale della galassia.
Fotografare un buco nero è ovviamente impossibile, ma si possono analizzare le sue interazioni gravitazionali e le intense energie che si generano nelle sue prossimità. Nel 2006 è iniziato il progetto Event Horizon Telescope per unire fisicamente le osservazioni di vari radiotelescopi sparsi in tutto il mondo e concentrare le indagini sul comportamento delle zone centrali delle galassie. Il più vicino a noi si trova a Grenoble, sul versante francese delle Alpi.
Era il 10 aprile 2019 quando venne rilasciata per la prima volta l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero all’interno della galassia M87 nella costellazione della Vergine, a una distanza di 52 milioni di anni luce.
Lo scorso 12 maggio 2022 è arrivato un altro annuncio storico: gli astronomi hanno svelato la prima immagine del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Decenni di studi vengono confermati da una prova scientifica diretta, mostrandoci l’anello incandescente di luce piegata dalla potente gravità del buco nero.
Cercatelo di notte nella freccia della costellazione del Sagittario, da cui prende il nome Sagittarius A*. Provate ad immaginare un corpo come il nostro Sole, ma con una massa 4 milioni di volte più grande. Lui è lì, nella zona più luminosa della Via Lattea, a soli 27 mila anni luce da noi. Da oggi ne abbiamo la certezza.
Sagittarius A*: il centro della nostra galassia
22 maggio 2022
Cuneo
In queste notti rivolgete lo sguardo verso sud-est: vi accorgerete che ci avviciniamo a grandi falcate verso l’estate. Le giornate si allungano, mentre il grano matura fra i campi. I grilli iniziano a cantare e un tripudio di uccelli in volo saluta il calare del Sole. Temporali all’orizzonte rinfrescano l’aria ormai afosa della campagna, con lampi e tuoni che rimbombano nel cielo. Le condizioni meteorologiche di fine maggio possono però cambiare da un’ora all’altra. Appena ritorna il sereno, guardate in alto: tutto è cambiato fra le stelle, mentre i passaggi notturni di Samantha rendono più eccitante l’attesa.
Il cielo dell’estate si sta ormai affacciando ad oriente, mentre il Sole ha raggiunto la costellazione del Toro. Le stelle di Deneb e Vega sono già sopra l’orizzonte, mentre attendono ancora la compagna Altair per annunciare l’arrivo del Triangolo estivo, che comunque compare nelle prime ore della notte. L’imbrunire termina ormai dopo le 22, con le stelle della Bilancia seguite dallo Scorpione e dal Sagittario, in cui questa sera dimora la Luna calante dopo lo spettacolo dell’eclisse di lunedì.
Gli amanti del cielo salutano con emozione la comparsa di queste ultime due costellazioni zodiacali: sta infatti tornando con esse la visione della parte più luminosa della Via Lattea, un evento sempre atteso con gioia che scandisce il trascorrere annuale del tempo. Essa appare come un arcobaleno basso sull’orizzonte orientale, attraversando in cielo il Sagittario e lo Scudo, i grandi uccelli dell’Aquila e del Cigno, per chiudere la curvatura a nord-est con la coppia regale di Cefeo e Cassiopea.
Una meraviglia ottica esaltata nelle prossime settimane, quando la Luna scomparirà dal cielo nella sua fase calante. Cercate dunque un luogo buio e lasciatevi incantare da questo arco stellare. Bisogna cogliere l’attimo, ma avremo ancora a disposizione tutto il mese di giugno per scattare foto suggestive.
Ritorna la Via Lattea, la scia di latte sgorgata dal seno di Giunone (Era per i greci) nell’atto di allattare un veemente Ercole (Eracle), il fanciullo divino di Giove (Zeus). Uno dei miti più importanti dell’antichità, in seguito al quale si scateneranno le famose dodici fatiche raccontate durante l’anno dalle costellazioni che compaiono fra le costellazioni in cielo a marcare il tempo.
Considerata da molti popoli come la scia delle anime dei morti che salgono in cielo, venne ammirata per la prima volta al cannocchiale da Galileo Galilei, svelandone la vera natura costituita da milioni di stelle, microscopici puntini luminosi che mescolandosi fra loro nel buio della notte ne offrono una visione lattescente. Col tempo maturò poi la convinzione che fosse lei la nostra casa nello spazio, delimitando i confini dell’Universo. Bisognerà attendere il 1923 per scoprire, grazie all’astronomo Edwin Hubble, che una nebulosa nota nei cataloghi celesti come M31 si trovasse in realtà ad una distanza molto superiore ad ogni altro oggetto contenuto all’interno della Via Lattea. Se quest’ultima infatti ha un diametro di 100 mila anni luce, quel corpo celeste si trovava a 2,5 milioni di anni luce.
Esisteva dunque un universo al di fuori del nostro, una notizia a dir poco straordinaria. Oggi lo conosciamo con il nome di Galassia di Andromeda, la più vicina a noi; rapidamente se ne aggiunsero moltissime, distanti decine di milioni di anni luce. Tutte caratterizzate dal presentarsi come grandi girandole che raggruppano al loro interno miliardi di stelle roteanti intorno ad una zona centrale molto luminosa.
Improvvisamente ci siamo ritrovati microscopici di fronte ad un universo maestoso di cui per noi è impossibile immaginare le dimensioni, attualmente stabilite in circa 13 miliardi di anni luce, costituito da almeno 200 miliardi di galassie, ognuna delle quali racchiude in media 400 miliardi di stelle. Chi sei dunque tu, piccolo uomo, rispetto alla vastità dello spazio cosmico che ti ospita? Quale ruolo credi di svolgere, insignificante microbo ospitato all’interno di una creatura molto più grande, vasta e perfetta?
Ben presto la scienza si è domandata, nella ciclopica ricerca delle verità celesti, cosa tenesse insieme tutte quelle stelle nella girandola di una galassia. Bisognava penetrare all’interno del bagliore centrale, scoprire cosa si nascondesse di così potente da riuscire a impedire che le stelle si disperdessero nello spazio, così come fa il grande Sole che trattiene vicino a sé pianeti, asteroidi e comete.
La forza di gravità di chi si nasconde al centro delle galassie doveva essere enorme; come spesso avviene nel campo dell’astronomia, le ipotesi sulla loro esistenza si sono susseguite ben prima dell’osservazione diretta. Teorizzati già a fine 1700 come possibilità di oggetti scuri dotati di una massa tale da impedire addirittura la fuoriuscita della luce, fu con la teoria della relatività di Einstein del 1915 che si aprirono le porte per approfondirne il comportamento fisico, compreso l’orizzonte degli eventi entro il quale ogni oggetto vi cada all’interno, attratto dal suo enorme campo gravitazionale, non sarà più di tornare indietro. Neppure la luce.
Nel 1967 venne coniato il termine di “buco nero”, reso famoso da romanzi e film di fantascienza, descritto come un mostro spaziale da cui è bene tenersi alla larga se non si vuole venire risucchiati, divorati e stritolati, o meglio stirati come degli spaghetti allungati fino ad essere spezzati.
Si comprese infine che il miglior luogo in cui si potevano nascondere i buchi neri supermassicci, dotati di una massa tale da trattenere miliardi di stelle sotto la propria influenza gravitazionale, tutta concentrata in un volume più piccolo di un sistema solare. La loro esistenza venne poi confermata indirettamente dal moto vorticoso delle stelle che si avvicinavano in modo pericoloso alla zona centrale della galassia.
Fotografare un buco nero è ovviamente impossibile, ma si possono analizzare le sue interazioni gravitazionali e le intense energie che si generano nelle sue prossimità. Nel 2006 è iniziato il progetto Event Horizon Telescope per unire fisicamente le osservazioni di vari radiotelescopi sparsi in tutto il mondo e concentrare le indagini sul comportamento delle zone centrali delle galassie. Il più vicino a noi si trova a Grenoble, sul versante francese delle Alpi.
Era il 10 aprile 2019 quando venne rilasciata per la prima volta l’immagine dell’orizzonte degli eventi del buco nero all’interno della galassia M87 nella costellazione della Vergine, a una distanza di 52 milioni di anni luce.
Lo scorso 12 maggio 2022 è arrivato un altro annuncio storico: gli astronomi hanno svelato la prima immagine del buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Decenni di studi vengono confermati da una prova scientifica diretta, mostrandoci l’anello incandescente di luce piegata dalla potente gravità del buco nero.
Cercatelo di notte nella freccia della costellazione del Sagittario, da cui prende il nome Sagittarius A*. Provate ad immaginare un corpo come il nostro Sole, ma con una massa 4 milioni di volte più grande. Lui è lì, nella zona più luminosa della Via Lattea, a soli 27 mila anni luce da noi. Da oggi ne abbiamo la certezza.