Le immagini che arrivano dall’Ucraina mi sconvolgono. “Non c’è niente di nuovo”, dice qualcuno, “le stesse cose sono avvenute decine di volte: pensa all’Iraq, alla Iugoslavia, all’Afganistan, alla Siria…”. È vero. Ma era diverso.
Intanto per un fatto banale ma psicologicamente comprensibile: quelle erano guerre lontane… «Davvero? Belgrado è molto più vicino di Kiev…». È vero. Ma c’è comunque una differenza profondissima. Quelle guerre non ci hanno mai coinvolto direttamente, non ci hanno mai fatto sentire direttamente in pericolo.
Questa volta ci siamo dentro, volenti o nolenti. Noi qui a Cuneo non ci frega niente dei condizionatori ma pensiamo al prossimo ottobre quando comincerà a fare freddo e se ci taglieranno il gas saranno dolori… Un po’ ci vergogniamo di un pensiero così egoista davanti alle storie d’Ucraina ma anche ci chiediamo che senso ha tutto questo carico di sofferenze, dalle più grandi, enormi, mostruose, alle più piccole ma comunque difficili da sopportare.
Poi c’è la questione più difficile da accettare. Questa non è una guerra come le altre. Questa è già una guerra mondiale. E come le prime due ci sta facendo lentamente scivolare dentro una voragine di orrore e di orrori, mette fine a un periodo fantastico della Storia: settantasette anni di pace in Europa, la fine del colonialismo (almeno di quello ”ufficiale”), una rivoluzione verde che ha consentito di sfamare miliardi di persone, un Gorbaciov che riesce a chiudere senza sparare un colpo una guerra “fredda” ma pur sempre guerra…
Le conquiste degli ultimi 70 anni
Ma soprattutto settanta anni durante i quali la specie umana ha saputo conquistare terreno contro il suo pur invincibile nemico: la Morte.
Non ce ne siamo resi conto, ma in questo periodo la durata media della vita nel mondo è praticamente raddoppiata. Ci sono state enormi differenze tra un Paese e l’altro ma la tendenza complessiva è stata quella.
L’elemento decisivo per questo aumento è stato il calo drastico della mortalità infantile. Tendiamo a dimenticarci di questo dato e preferiamo puntare la nostra attenzione sul (presunto?) peggioramento delle condizioni di vita e sulle giuste preoccupazioni per i cambiamenti climatici. Preferiamo pensare che l’umanità sia collettivamente colpevole di aver prodotto condizioni di vita sempre peggiori.
Le cose non stanno affatto così. Guardiamoci intorno, consideriamo quello che è successo nella nostra città. Stimolati anche dagli effetti nefasti del Covid abbiamo esaminato i dati elaborati dai servizi demografici, cercando una risposta alla domanda: La vita è migliorata negli ultimi decenni?. La domanda posta così non può avere risposte chiare, per cui ci siamo limitati a una variante più semplice: La vita si è allungata negli ultimi quaranta anni?.
Per rispondere abbiamo consultato le tabelle annuali dei decessi, puntualmente registrati insieme alle età dei deceduti. Ne è emerso il grafico che riportiamo in pagina. Riporta per ciascun anno l’età media dei decessi, dal 1982 (il primo anno disponibile nei registri) al 2021. Si percepisce subito che il grafico indica una crescita quasi ininterrotta. Nel primo decennio considerato (gli anni Ottanta) l’età media delle morti era compresa tra i 70 e i 73 anni. Poi ha cominciato a salire con una progressione quasi costante, ha superato gli 82 anni e non è più scesa neppure negli anni del Covid.
Quanto ha pesato il Covid
Il numero dei decessi nell’ultimo quarantennio ha oscillato tra un minimo di 515 nel 1989 e un massimo di 798 nel 2020, nel pieno della pandemia. Quanto ha pesato il Covid in termini di morti? Confrontiamo i dati del 2020 e del 2021 con quelli medi del quinquennio precedente: troviamo un “eccesso” di 164 morti nel 2020 e uno di 35 nel 2021. In termini percentuali +25,9% e +5,5%. Un bilancio pesante ma meno tragico di quanto avremmo potuto pensare.
Il Covid soprattutto non è riuscito a invertire una tendenza che si è invece confermata: la morte sta diventando sempre di più un affare che riguarda le persone anziane e tocca sempre meno i più giovani. Le morti non sono tutte uguali: quelle dei giovani, e dei bambini in particolare, ci colpiscono come un’ingiustizia che vorremmo combattere. Osservando questi numeri possiamo dire che ancora non ce l’abbiamo fatta del tutto, però abbiamo raggiunto risultati di cui possiamo essere contenti. La mortalità infantile è un fenomeno che ha accompagnato l’umanità fino a pochi decenni orsono. Mezzo secolo fa il 3% dei bambini non superava i dieci anni di età e il 10% delle persone moriva prima dei 50 anni.
A Cuneo nel 1981 erano morti 11 bambini sotto i dieci anni; nell’ultimo quinquennio ne è morto uno all’anno… Sempre quarant’anni fa i decessi prima dei cinquant’anni di età erano più del 10%; oggi si sono ridotti di un terzo. All’opposto sale il numero dei morti ultra settantenni che passano dal 64% all’87% del totale.
cuneo
Le immagini che arrivano dall’Ucraina mi sconvolgono. “Non c’è niente di nuovo”, dice qualcuno, “le stesse cose sono avvenute decine di volte: pensa all’Iraq, alla Iugoslavia, all’Afganistan, alla Siria…”. È vero. Ma era diverso.
Intanto per un fatto banale ma psicologicamente comprensibile: quelle erano guerre lontane… «Davvero? Belgrado è molto più vicino di Kiev…». È vero. Ma c’è comunque una differenza profondissima. Quelle guerre non ci hanno mai coinvolto direttamente, non ci hanno mai fatto sentire direttamente in pericolo.
Questa volta ci siamo dentro, volenti o nolenti. Noi qui a Cuneo non ci frega niente dei condizionatori ma pensiamo al prossimo ottobre quando comincerà a fare freddo e se ci taglieranno il gas saranno dolori… Un po’ ci vergogniamo di un pensiero così egoista davanti alle storie d’Ucraina ma anche ci chiediamo che senso ha tutto questo carico di sofferenze, dalle più grandi, enormi, mostruose, alle più piccole ma comunque difficili da sopportare.
Poi c’è la questione più difficile da accettare. Questa non è una guerra come le altre. Questa è già una guerra mondiale. E come le prime due ci sta facendo lentamente scivolare dentro una voragine di orrore e di orrori, mette fine a un periodo fantastico della Storia: settantasette anni di pace in Europa, la fine del colonialismo (almeno di quello ”ufficiale”), una rivoluzione verde che ha consentito di sfamare miliardi di persone, un Gorbaciov che riesce a chiudere senza sparare un colpo una guerra “fredda” ma pur sempre guerra…
Le conquiste degli ultimi 70 anni
Ma soprattutto settanta anni durante i quali la specie umana ha saputo conquistare terreno contro il suo pur invincibile nemico: la Morte.
Non ce ne siamo resi conto, ma in questo periodo la durata media della vita nel mondo è praticamente raddoppiata. Ci sono state enormi differenze tra un Paese e l’altro ma la tendenza complessiva è stata quella.
L’elemento decisivo per questo aumento è stato il calo drastico della mortalità infantile. Tendiamo a dimenticarci di questo dato e preferiamo puntare la nostra attenzione sul (presunto?) peggioramento delle condizioni di vita e sulle giuste preoccupazioni per i cambiamenti climatici. Preferiamo pensare che l’umanità sia collettivamente colpevole di aver prodotto condizioni di vita sempre peggiori.
Le cose non stanno affatto così. Guardiamoci intorno, consideriamo quello che è successo nella nostra città. Stimolati anche dagli effetti nefasti del Covid abbiamo esaminato i dati elaborati dai servizi demografici, cercando una risposta alla domanda: La vita è migliorata negli ultimi decenni?. La domanda posta così non può avere risposte chiare, per cui ci siamo limitati a una variante più semplice: La vita si è allungata negli ultimi quaranta anni?.
Per rispondere abbiamo consultato le tabelle annuali dei decessi, puntualmente registrati insieme alle età dei deceduti. Ne è emerso il grafico che riportiamo in pagina. Riporta per ciascun anno l’età media dei decessi, dal 1982 (il primo anno disponibile nei registri) al 2021. Si percepisce subito che il grafico indica una crescita quasi ininterrotta. Nel primo decennio considerato (gli anni Ottanta) l’età media delle morti era compresa tra i 70 e i 73 anni. Poi ha cominciato a salire con una progressione quasi costante, ha superato gli 82 anni e non è più scesa neppure negli anni del Covid.
Quanto ha pesato il Covid
Il numero dei decessi nell’ultimo quarantennio ha oscillato tra un minimo di 515 nel 1989 e un massimo di 798 nel 2020, nel pieno della pandemia. Quanto ha pesato il Covid in termini di morti? Confrontiamo i dati del 2020 e del 2021 con quelli medi del quinquennio precedente: troviamo un “eccesso” di 164 morti nel 2020 e uno di 35 nel 2021. In termini percentuali +25,9% e +5,5%. Un bilancio pesante ma meno tragico di quanto avremmo potuto pensare.
Il Covid soprattutto non è riuscito a invertire una tendenza che si è invece confermata: la morte sta diventando sempre di più un affare che riguarda le persone anziane e tocca sempre meno i più giovani. Le morti non sono tutte uguali: quelle dei giovani, e dei bambini in particolare, ci colpiscono come un’ingiustizia che vorremmo combattere. Osservando questi numeri possiamo dire che ancora non ce l’abbiamo fatta del tutto, però abbiamo raggiunto risultati di cui possiamo essere contenti. La mortalità infantile è un fenomeno che ha accompagnato l’umanità fino a pochi decenni orsono. Mezzo secolo fa il 3% dei bambini non superava i dieci anni di età e il 10% delle persone moriva prima dei 50 anni.
A Cuneo nel 1981 erano morti 11 bambini sotto i dieci anni; nell’ultimo quinquennio ne è morto uno all’anno… Sempre quarant’anni fa i decessi prima dei cinquant’anni di età erano più del 10%; oggi si sono ridotti di un terzo. All’opposto sale il numero dei morti ultra settantenni che passano dal 64% all’87% del totale.
Da quarant’anni la morte se la prende più comoda…
14 maggio 2022
Cuneo
Le immagini che arrivano dall’Ucraina mi sconvolgono. “Non c’è niente di nuovo”, dice qualcuno, “le stesse cose sono avvenute decine di volte: pensa all’Iraq, alla Iugoslavia, all’Afganistan, alla Siria…”. È vero. Ma era diverso.
Intanto per un fatto banale ma psicologicamente comprensibile: quelle erano guerre lontane… «Davvero? Belgrado è molto più vicino di Kiev…». È vero. Ma c’è comunque una differenza profondissima. Quelle guerre non ci hanno mai coinvolto direttamente, non ci hanno mai fatto sentire direttamente in pericolo.
Questa volta ci siamo dentro, volenti o nolenti. Noi qui a Cuneo non ci frega niente dei condizionatori ma pensiamo al prossimo ottobre quando comincerà a fare freddo e se ci taglieranno il gas saranno dolori… Un po’ ci vergogniamo di un pensiero così egoista davanti alle storie d’Ucraina ma anche ci chiediamo che senso ha tutto questo carico di sofferenze, dalle più grandi, enormi, mostruose, alle più piccole ma comunque difficili da sopportare.
Poi c’è la questione più difficile da accettare. Questa non è una guerra come le altre. Questa è già una guerra mondiale. E come le prime due ci sta facendo lentamente scivolare dentro una voragine di orrore e di orrori, mette fine a un periodo fantastico della Storia: settantasette anni di pace in Europa, la fine del colonialismo (almeno di quello ”ufficiale”), una rivoluzione verde che ha consentito di sfamare miliardi di persone, un Gorbaciov che riesce a chiudere senza sparare un colpo una guerra “fredda” ma pur sempre guerra…
Le conquiste degli ultimi 70 anni
Ma soprattutto settanta anni durante i quali la specie umana ha saputo conquistare terreno contro il suo pur invincibile nemico: la Morte.
Non ce ne siamo resi conto, ma in questo periodo la durata media della vita nel mondo è praticamente raddoppiata. Ci sono state enormi differenze tra un Paese e l’altro ma la tendenza complessiva è stata quella.
L’elemento decisivo per questo aumento è stato il calo drastico della mortalità infantile. Tendiamo a dimenticarci di questo dato e preferiamo puntare la nostra attenzione sul (presunto?) peggioramento delle condizioni di vita e sulle giuste preoccupazioni per i cambiamenti climatici. Preferiamo pensare che l’umanità sia collettivamente colpevole di aver prodotto condizioni di vita sempre peggiori.
Le cose non stanno affatto così. Guardiamoci intorno, consideriamo quello che è successo nella nostra città. Stimolati anche dagli effetti nefasti del Covid abbiamo esaminato i dati elaborati dai servizi demografici, cercando una risposta alla domanda: La vita è migliorata negli ultimi decenni?. La domanda posta così non può avere risposte chiare, per cui ci siamo limitati a una variante più semplice: La vita si è allungata negli ultimi quaranta anni?.
Per rispondere abbiamo consultato le tabelle annuali dei decessi, puntualmente registrati insieme alle età dei deceduti. Ne è emerso il grafico che riportiamo in pagina. Riporta per ciascun anno l’età media dei decessi, dal 1982 (il primo anno disponibile nei registri) al 2021. Si percepisce subito che il grafico indica una crescita quasi ininterrotta. Nel primo decennio considerato (gli anni Ottanta) l’età media delle morti era compresa tra i 70 e i 73 anni. Poi ha cominciato a salire con una progressione quasi costante, ha superato gli 82 anni e non è più scesa neppure negli anni del Covid.
Quanto ha pesato il Covid
Il numero dei decessi nell’ultimo quarantennio ha oscillato tra un minimo di 515 nel 1989 e un massimo di 798 nel 2020, nel pieno della pandemia. Quanto ha pesato il Covid in termini di morti? Confrontiamo i dati del 2020 e del 2021 con quelli medi del quinquennio precedente: troviamo un “eccesso” di 164 morti nel 2020 e uno di 35 nel 2021. In termini percentuali +25,9% e +5,5%. Un bilancio pesante ma meno tragico di quanto avremmo potuto pensare.
Il Covid soprattutto non è riuscito a invertire una tendenza che si è invece confermata: la morte sta diventando sempre di più un affare che riguarda le persone anziane e tocca sempre meno i più giovani. Le morti non sono tutte uguali: quelle dei giovani, e dei bambini in particolare, ci colpiscono come un’ingiustizia che vorremmo combattere. Osservando questi numeri possiamo dire che ancora non ce l’abbiamo fatta del tutto, però abbiamo raggiunto risultati di cui possiamo essere contenti. La mortalità infantile è un fenomeno che ha accompagnato l’umanità fino a pochi decenni orsono. Mezzo secolo fa il 3% dei bambini non superava i dieci anni di età e il 10% delle persone moriva prima dei 50 anni.
A Cuneo nel 1981 erano morti 11 bambini sotto i dieci anni; nell’ultimo quinquennio ne è morto uno all’anno… Sempre quarant’anni fa i decessi prima dei cinquant’anni di età erano più del 10%; oggi si sono ridotti di un terzo. All’opposto sale il numero dei morti ultra settantenni che passano dal 64% all’87% del totale.