cuneo

Quell’orrore dei campi di concentramento, un viaggio sia nel passato che nel presente

28 aprile 2022

Cuneo

Mauthausen-Liceo Bianchi Virginio Cuneo Cuneo - Sono stati 59 gli studenti cuneesi di quinta superiore che da sabato 2 a mercoledì 6 aprile hanno partecipato al viaggio “Promemoria Mauthausen” organizzato dall’associazione Deina di Torino. Un viaggio indelebile per l’esperienza vissuta in cinque giorni, dicono i ragazzi delle quinte superiore del Liceo musicale di Cuneo. A Vienna hanno visitato la città, compreso il museo Belvedere, poi i campi di concentramento di Mauthausen e di Gusen in Austria. Momenti di aggregazione, dopo due anni di pandemia, e di riflessione e coinvolgimento per non dimenticare ciò che è successo a metà del Novecento. Sono stati accompagnati da tre tutor insieme a delle guide. A Gusen hanno potuto rivivere, attraverso i racconti, ciò che è accaduto in un sottocampo di concentramento che oggi è una città abitata. Queste sono le loro sensazioni tornati dal viaggio. Anna: Il viaggio mi ha fatto scoprire che, se mi guardo intorno, le persone belle si trovano ancora. Mi ha fatto aprire sempre di più gli occhi su un argomento di cui si parla ancora troppo poco. Mi ha insegnato che ogni sensazione e ogni stato d’animo è giusto così e va accolto, che da uno sguardo si possono capire tante cose e che le parole, i pensieri, i sorrisi, gli abbracci condivisi possono cambiare una giornata o anche una vita. Daria: Paradossalmente le mura esterne di Mauthausen hanno suscitato più avvilimento in me che una volta entrata effettivamente all’interno, poiché troppo difficile per la mia immaginazione ricreare ciò che è avvenuto solo ottant’anni fa sullo stesso terreno su cui stavo camminando. Accanto a me noto un forno crematorio con una piccola candela dentro, una lacrima scende e mi sento abbattuta da questa atroce visone. Emily: Le mani di uno sconosciuto che tremano a contatto con le mie, lo sguardo profondo di un amico, un “cin cin” gridato con gioia; piccoli e grandi attimi di vita vissuta con consapevolezza sono ciò che mi rimarranno di più in assoluto. C’erano dei fiori gialli nell’angolo di un pezzo di prato di Mauthausen, impressionante come in tutto quel grigio, in quella desolazione, c’era un barlume di colore, di vita, di speranza, forse. Alissa: Mauthausen è stato un foglio bianco, il quale ha scaturito in me una moltitudine di pensieri e sensazioni che sono andati man mano a riempirlo. È stato un viaggio in una magia tetra, ma allo stesso tempo sognatrice, che mi ha portata alla più dura delle imprese, cercare di comprendere la psiche umana ed immedesimarsi anche nell’idea più lontana di “vita”. Aurora: Il vento mi ha portato sia nel passato che nel presente, mi ha fatto mettere i piedi a terra e ho iniziato ad apprezzare ancora di più quello che mi stava attorno. Gli sguardi condivisi erano profondi, le immagini che scorrevano erano le stesse e tutti siamo tornati con occhi diversi. La consapevolezza di essere fortunati. Asia: Appena varcata la soglia del campo, una scarica di brividi ha attraversato il mio corpo nonostante in quel momento mi ritenessi piuttosto lontana da quelle sensazioni, perché a volte è più semplice cercare di recepire dall’esterno senza interiorizzare, per non dover affrontare un qualcosa che altrimenti troppo ci turberebbe. Denise: Per me questa esperienza ha significato molto, inizialmente sono arrivata in quella stazione a Cuneo travolta da volti sconosciuti, ora torno a casa con 2 valige, di cui una piena di amici, di sorrisi. Mauthausen mi ha insegnato a rispettare ed apprezzare di più ogni piccola cosa della vita, mi ha aiutato a calarmi nei panni di ragazzi della mia età, senza diritti e senza identità. Letizia: È stato un momento per staccare la spina dalla quotidianità, da questo periodo che ritengo monotono. Inoltre, il viaggio mi ha aiutata a guardare le cose senza indifferenza, ad avere sempre uno sguardo attento nei confronti degli avvenimenti della vita. Lara: Il viaggio è stato una casa per 5 giorni. Mi sono ritrovata catapultata in un gruppo di 60 persone di cui ne conoscevo meno della metà con cui ho vissuto e condiviso momenti bellissimi e spensierati, ma anche molto forti e pesanti che porterò per sempre nel mio cuore. Grazie a quest’esperienza sono riuscita a capire ed entrare in empatia con altri miei coetanei, sembra un qualcosa di molto scontato, ma in questo ultimo periodo storico è veramente complicato parlare e confrontarsi con qualcuno per poter esprimere le proprie sensazioni ed emozioni. Francesca: Il viaggio è stato molto significativo, vedere immagini di persone sfinite dal lavoro o vedere il dirupo dove spesso per puro divertimento le SS buttavano giù i prigionieri, fa venire i brividi, ma grazie alle persone che erano con noi siamo riusciti a elaborare tutto ciò che abbiamo provato. Mattia: Promemoria Mauthausen è stato un grande sforzo contro l’apatia, uno sforzo per ravvivare la consapevolezza nei confronti di un qualcosa che, essendo già stato raccontato infinite volte, rischia di svalutarsi. Il viaggio è stato d’altro lato una riscoperta, uno stacco da una quotidianità e da una superficialità sempre più opprimenti, soffocanti e depersonalizzanti. Andej: Pensare al paese di Gusen come un ex-lager è strano. Entrando in questo paese si vede un paese vivo e moderno, costruito su un luogo di morte. Ma forse è bello vedere diventare un luogo di morte un luogo di vita, Gusen è progresso. Gabriele: Quando siamo arrivati a Gusen abbiamo visto che del campo è rimasto solo il forno crematorio, intorno sono state costruite delle case. È stato strano immaginare e vedere come poteva essere il campo adesso che è tutto costruito e la gente ci vive. Emanuele: A Mauthausen abbiamo visto e ripercorso gli stessi luoghi teatro di ingiustizie e sofferenze vedendo ancora i segni di quelle violenze. La visita a Gusen mi ha colpito: dove le baracche naziste sono state riabitate tentando di cancellare la loro storia. Maria: La parte più interessante del viaggio è stata la visita ai campi di Mauthausen e Gusen. Mi aspettavo di provare tristezza o angoscia, ma l’unica cosa che sono riuscita a sentire è il senso di vuoto e un grande silenzio. Anna: Il viaggio è stato tutto quello che non mi aspettavo. Vedere e pensare che lì, sotto i miei piedi, tra quei muri, qualche anno prima morivano ogni giorno migliaia di persone, sotto assurde violenze inumane, ha fatto riaffiorare in me problemi personali passati e presenti, reazione che mai avrei immaginato, facendomi pensare di essere stata egoista e non essere riuscita a dare spazio a quelle atrocità. Il viaggio ha smosso in me qualcosa di profondo che sto metabolizzato ancora adesso. Emanuele: Deluso da Mauthausen, troppo anonimo per l’importanza che ha avuto. Di Gusen mi ha colpito il tentativo di non lasciare tracce. Michele: Il viaggio è stato un alternarsi di momenti divertenti e momenti toccanti. Coinvolgimento di tutto il gruppo. Mi aspettavo che l’esperienza di Mauthausen fosse più toccante. Elton: Essendo uno che non ha mai viaggiato, l’esperienza fatta a Vienna, mi ha aperto gli occhi su come fossero così diverse le tradizioni e i costumi. Stefano: Durante la visita a Gusen ho provato angoscia, sconforto e ribrezzo. Greta: Le sensazioni provate nell’ascoltare le testimonianze e trovarsi in prima persona in questi posti sono molto forti. Tanti hanno sentito questo vuoto dentro di sé, camminando in mezzo a queste strutture dove una volta venivano torturati e uccisi milioni di persone. Comunità, è stata una parte molto significativa, immergerci in un viaggio con troppe emozioni, da soli non era fattibile. Studenti in visita a Mauthausen  
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