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Mario, il professore del vino di borgata Roccia di Sampeyre
17 aprile 2022
Cuneo
L’insegnante di ‘Alba Accademia Alberghiera’ Mario Deltetto è nato il 9 luglio 1981 ad Alba, città in cui vive. Ama il contatto ravvicinato più possibile con la Natura.
I suoi genitori?
I miei genitori, Piergiuseppe Deltetto e Angela Panero, rappresentano senza ombra di dubbio dei punti fermi della mia vita: sono un esempio oltre che un reale supporto e senza di loro non sarei mai riuscito a fare quello che ho ottenuto. Rappresentano il modo di vivere e pensare delle generazione passate, un sistema che oggi (nel bene e nel male) è quasi scomparso.
Le scuole?
Oggi vivo ad Alba, ma i miei genitori sono di Castagnito (piccolo borgo sulle colline, a circa 10 chilometri dalla città) dove ho fatto le elementari, in un contesto completamente differente rispetto a quelli contemporanei. Alle elementari avevamo due aule: in una c’erano le classi prima, seconda e terza, nell’altra c’erano le classi quarta e quinta. Se non ricordo male, c’erano due maestre e una quindicina di alunni. Le superiori le ho fatte alla Scuola Enologica di Alba: e in quel contesto ho forgiato la mia ‘albesità’. Ero uno studente curioso e discontinuo, eccellente in ciò che mi piaceva, pessimo in quello che non mi andava giù!
Che ricordi ha di suo nonno Mario?
Mio nonno Mario ha fatto il partigiano e rappresentava un mondo che non c’è più: un mondo fatto di terra, sacrifici, miseria e condivisione. Ascoltando i suoi racconti, da piccolo, ho avuto un chiaro spaccato della “Malora” delle Langhe! Più tardi, durante l’adolescenza, leggendo i romanzi di Fenoglio ho capito che i suoi racconti non erano delle favole raccontate a un bambino, ma una realtà vissuta da intere comunità.
Che carattere aveva suo nonno, dal quale lei ha preso il nome?
La sua vita è stata all’insegna della condivisione: ricordo ancora che la domenica quando andavamo nella cascina di Altavilla (piccola località, proprio sopra Alba) alla sua tavola c’era sempre qualcuno... a volte persone conosciute, a volte no! Sovente ospitava immigrati provenienti dall’Africa, la cascina era grande e poteva permetterselo. Il medesimo approccio lo aveva con i fedeli della parrocchia di ‘Madonna degli Angeli’. Amava animare la comunità e a qualche anno dalla sua morte gli abitanti di Altavilla gli hanno intitolato una targa commemorativa, sulla piazzetta di fronte alla chiesa.
La guerra partigiana: che lezioni ci lascia?
Sovente mio nonno mi ha raccontato della guerra partigiana e del duro inverno del 1944. I partigiani ci insegnano che, per quanto possano sembrare perse, le battaglie giuste vanno sempre combattute! Da un punto di vista strategico non erano sicuramente un tassello importante, ma sono stati un simbolo ed un segnale. Un simbolo in grado di dimostrare che i giovani e la popolazione dell’epoca erano stufi di una dittatura violenta e senza amore verso il proprio popolo.
La guerra in Ucraina di oggi?
La guerra in Ucraina è la plastica rappresentazione dell’abominio a cui può portare il desiderio di potere. Le superpotenze giocano a Risiko versando il sangue di un popolo già dilaniato da anni di conflitti. Aveva ragione Fabrizio De Andrè: non si riesce più a capire che non esistono poteri buoni.
I giovani di oggi che incontra a scuola?
Hanno una vitalità che dona energia e una immediatezza che da adulti perdiamo. Li vedo però più soli rispetto a quando ero giovane io: le famiglie sovente sono disgregate, strutture come la parrocchia o i gruppi giovanili sono sempre più deboli. In tutto questo il digitale assume un’importanza sempre maggiore e i ragazzi sovente sono in balìa di un mondo virtuale e di forze capaci di influenzare i loro pensieri e plasmarne i comportamenti.
Perché lei è legato alla Valle Varaita?
Abbiamo comprato una casa in borgata Roccia più di 20 anni fa: una baita completamente da ristrutturare, con tanti lavori che abbiamo portato avanti quasi da soli (con un impegno enorme dei miei genitori!). La prima estate dopo il diploma l’ho passata a portare via letame e pietre, per poter cominciare la ristrutturazione. È stata dura!
Ogni volta che andavamo via mi immaginavo come quella casa poteva trasformarsi. Quando oggi la osservo, sono felice!
Il progetto del vino Solaris: perché?
Abbiamo cominciato per scherzo, dopo la prima ondata di Covid. Era un’idea che avevo in mente da un po’ e nella primavera del 2020 (grazie al supporto operativo di Piero e Angela) abbiamo piantato i primi filari a borgata Roccia. La borgata e Sampeyre hanno reagito in maniera molto positiva e inaspettata! Sono rimasto anche colpito dall’amministrazione comunale di Sampeyre, che ha colto questa occasione per dare origine a nuovi progetti ambiziosi. Spero che il Solaris possa offrire delle nuove prospettive al futuro della Valle Varaita, creando opportunità per attirare nuove tipologie di turismo.
La sua famiglia?
Vivo con Stefania (che mi sopporta e supporta da ormai quasi 14 anni), abbiamo fatto un bel pezzo di strada insieme: e spero che questo percorso possa ancora essere lungo e sereno!
Cosa è importante per lei?
Vivere il più possibile a contatto con la Natura ed essere circondato da persone che mi vogliono bene.
Quando si sveglia di mattina, quale è il suo primo suo pensiero?
In quale aula devo andare ad insegnare?
Alberto Burzio
(Barba Bertu)