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Il centallese Michele Biglione alle Paralimpiadi di Pechino

25 febbraio 2022

Cuneo

Centallo - Michele Biglione, 29 anni, di Centallo, atleta della Nazionale paralimpica di sci nordico, parteciperà ai XIII Giochi paralimpici invernali di Pechino 2022. Dopo uno stop imposto dalla scoperta della positività al Covid, ieri (giovedì 24 febbraio) è partito ufficialmente per la Cina insieme alla squadra mentre le prime gare si terranno il 5 marzo. Come ti senti a rappresentare l’Italia alle Paralimpiadi? Sicuramente è un’emozione unica, perché l’olimpiade è l’evento sportivo più ambito da ogni atleta, quindi rappresentare la propria nazione è sicuramente emozionante. Oltre all’Italia però sono contento di rappresentare anche il mio territorio, la Granda, perché la vicinanza la senti di più dalla gente che hai attorno. Anche il fatto di riuscire ad allenarsi nelle proprie terre è positivo: incontri gente che ti trasmette veramente il suo calore umano. Da poco, tra l’altro, sono stato scelto come testimonial dell’Atl di Cuneo e questo per me è un onore che mi permette di avvicinarmi ancora di più alla mia provincia. Sono poi tesserato in due società sportive di Cuneo: la DiscesaLiberi per lo sci e poi la Passo per l’handbike, la mia seconda passione, con la quale mi alleno nella stagione estiva.   Come ti sei avvicinato alla Nazionale paralimpica di sci nordico?  L’incontro con l’allenatore della Nazionale Duilio Friz è stato abbastanza casuale: io stavo facendo Servizio Civile alle Acli di Cuneo e in un ufficio c’era l’allenatore che faceva una pratica con mia cugina. Mi ha visto e ha chiesto chi fossi. Poi mi ha chiamato e mi ha proposto di andare a provare lo Sci nordico. Essendo in estate avevo iniziato sugli skiroll. Poi con la prima neve ho raggiunto la Nazionale allo Stelvio. Il Covid ha rallentato il tutto, poi a gennaio 2021 ho ripreso ufficialmente gli allenamenti con la Nazionale, pur non essendone parte ma seguendoli in tutti i raduni seguenti.  La procedura di selezione è stata dura? Quanto ti sei allenato? Ho iniziato ad allenarmi per i Giochi a gennaio 2021, affiancato alla Nazionale. Poi in Slovenia a marzo ho fatto le prime gare di Coppa del Mondo ma non ero riuscito a fare punti sufficienti per entrare in Nazionale, così ho continuato ad allenarmi fino alle prime gare di questa stagione, che sono state a dicembre in Canada, e lì sono riuscito a fare i punti per prendere la maglia azzurra. Questo però non bastava per andare alle Olimpiadi, come squadra hanno richiesto una wild card al Comitato paralimpico internazionale. Il 15 febbraio, pochi giorni fa, mi è stata ufficialmente rilasciata la wild card.  Sai già quando gareggerai?   Il 5 marzo ho la prima gara, la 18 km. Poi il 9 marzo avrò la sprint e il 10 marzo la middle. E infine avrò la staffetta a squadre.  Sei preoccupato?  Sinceramente mi preoccupa la prima gara, la 18 km, perché non ho mai gareggiato su una distanza così lunga. Avrei dovuto farla in Norvegia ai Mondiali, però appunto non sono andato e non ho potuto provare quella distanza. Solitamente nelle gare che faccio in Coppa del Mondo ci sono la 5km, la 10km e la sprint. La lunga non è prevista nelle gare di Coppa del Mondo. Sono però sicuro di me perché so di aver lavorato bene, di ore ne abbiamo fatte parecchie e già dalle gare di dicembre mi sono reso conto di essere cambiato in meglio rispetto alle gare precedenti. Cosa ti aspetti dalle Paralimpiadi? Hai progetti per il futuro? Questa Olimpiade qui è un premio da vivere come esperienza. Non posso pretendere di puntare a un podio adesso come adesso, perché c’è gente che si allena da anni per raggiungerlo. Il mio obiettivo sicuramente saranno invece le Paralimpiadi invernali di Milano Cortina, nel 2026, in casa. C’è il tempo per costruirmi e per poter provare a raggiungere il podio.  Che consigli daresti ai ragazzi che vorrebbero intraprendere la tua carriera?  Io credo che la cosa più importante sia fissarsi degli obiettivi chiari e graduali. Solo così si avrà uno stimolo molto forte a raggiungerli. Io ho fatto proprio così: ho iniziato a darmi obiettivi più vicini e raggiungibili, perché è giusto sognare in grande ma può essere controproducente se uno non riesce poi a migliorarsi e costruirsi giorno per giorno”. 
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