Ventinove passi alpini già conquistati, centinaia di chilometri percorsi e un obiettivo che va ben oltre la sfida sportiva. Prosegue "Pedalando tra le aquile, sulle tracce di Walter Bonatti", il viaggio con cui Giovanni Panzera sta ripercorrendo, in sella alla sua gravel, la grande traversata compiuta dal celebre alpinista settant'anni fa. Tra salite impegnative, sterrati, violenti temporali e il caldo record di questa estate, ogni tappa diventa un'occasione per riscoprire la montagna più autentica e riflettere sul profondo legame tra uomo e natura. Ad accompagnarlo c'è il fratello Teresio, che segue l'impresa a piedi per documentarla e trasformarla in un racconto per immagini destinato al grande schermo.
“La montagna ha il valore dell’uomo che vi si misura, altrimenti, di per se, essa non sarebbe che un grosso muccio di pietre”. Giovanni racconta: “Mai parole furono più giuste di quelle di Bonatti, ed è quello che sto vivendo in questo periodo ripercorrendo le sue tracce nella grande traversata che fece 70 anni fa. Per me in bicicletta non è solo pedalare su strade famose e conosciute da tutti come il Passo dello Stelvio (una delle più belle e spettacolari per la sua arditezza) ma è lo scoprire nuovi angoli delle nostre Alpi, luoghi nascosti, fuori dalle rotte turistiche, difficili e impegnativi da raggiungere specie in bicicletta dove ho pedalato molti km su piste sterrate per condividere e raggiungere quei luoghi che videro il passaggio di Bonatti e dei uoi compagni.
E una volta raggiunti ecco che l’immaginazione me li fa vedere innevati e quasi vedo Bonatti e i suoi uomini scendere da quei colli per risalirne altri alla ricerca del passaggio perfetto. Tutto ciò mi dà una grande soddisfazione anche se per raggiungerli mi costa molta fatica perché le pendenze sono sempre a doppia cifra ma con la mia gravel CBT fino ad ora non ho avuto particolari problemi.”
“Scoprendo i numerosi luoghi del passaggio di Bonatti intuisco la capacità che ebbe nel cercare i luoghi più logici e meno pericolosi per passare con gli sci - continua Teresio. A distanza di 70 anni molto è cambiato, la montagna, seppur nel rispetto più totale è stata antropizzata dall’uomo, alcune strade sono state asfaltate, altre no, sono rimaste strette e difficoltose però sicuramente furono di riferimento per Bonatti per scendere a valle e rifornirsi di cibo ecc. Per Giovanni è una grande sfida perché essendo percorsi secondari sovente ci sono poche indicazioni, poi molto dipende dalle condizioni meteo e quindi del terreno dove deve pedalare”.
“Tutti i luoghi e i Passi scalati mi hanno lasciato ricordi indelebili come il Passo di Vizze al confine con l’Austria, la Malga Melago, la Capanna Cadagno, dove per raggiungerli ho dovuto affrontare diversi km di sterrato in completa solitudine, quella solitudine di cui tanto Bonatti ha parlato, una solitudine che non significa paura dell’essere solo ma di entrare in pieno contatto con la natura e fare parte di essa”.
“Una salita curiosa mi ha portato al villaggio di Juf a 2126 metri che assieme all’abitato di Trepalle si contende il primato di villaggio abitato tutto l’anno più alto d’Europa. Teresio continua “Per quanto mi riguarda, questi itinerari li ho affrontati a piedi cercando sentieri e scorciatoie per anticipare Giovanni e filmarlo durante la sue ascesa. Impegno non indifferente perché ho dovuto sostenere ritmi di marcia non comuni, ma come per lui, le nostre montagne di casa sono state un buon terreno di allenamento per affrontare queste prove e portare a casa le immagini che poi tutti potranno vedere sui maxischermi dei cinema”.
E’ Giovanni ora a raccontare: “Purtroppo dopo i primi giorni di bel tempo, tutto è cambiato e per una settimana, tutti i giorni si sono scatenati forti e violenti temporali da cui ho dovuto stare molto attento. Certamente non ho paura di prendere acqua, ma in quota (2000 m.) i fulmini cadono dove vogliono e quindi il pericolo è altro. Oggi però sono aiutato molto più che dalle previsioni dalle applicazioni radar dove posso capire in anticipo come si muovono i fronti temporaleschi e agire di conseguenza e devo dire che fino ad ora tra applicazioni, intuito ed esperienza tutto è andato bene e ho preso solo tanta acqua”.
“Sicuramente è una estate anomala – precisa Teresio -, parlando con molta gente, mi è stato detto che mai si sono registrate temperature così alte in questo periodo e anche temporali così violenti non si vedevano, La cosa che più mi ha rattristato è il vedere i ghiacciai ridotti in condizioni pietose, niente neve, solo il ghiaccio vecchio, quello antico e poi grandi cascate d’acqua scaturire da essi…”
“Si sa che in estate fa caldo – continua Giovanni – ma temperature così alte (ho raggiunto i 36° e nemmeno in pianura!!) mi hanno creato difficoltà non da poco soprattutto in salita e dovevo cercare costantemente fontane per riempire le borracce e continuare a versarmi acqua sulla testa per cercare di abbassare la temperatura corporea e non rischiare colpi di calore. Non vi dico in quelle giornate i litri di acqua che ho bevuto perché verrebbe da sorridere ma i 7 litri li ho superati più di una volta. Le salite in queste condizioni si sono fatte davvero impegnative, quando si devono affrontare pendenze del 10-15% con un caldo così opprimente la fatica si moltiplica. Mi rendo conto che stiamo vivendo in un clima equatoriale: di giorno ho superato spesso i 30° e di notte la temperatura è scesa a 14° e un mattino anche a 6°…”
"Nelle avventure ci sono sempre degli imprevisti e in questo viaggio così impegnativo mi è comparso un forte mal di schiena che mi sta creando non poche difficoltà specie quando le salite si fanno ripide. Ma la tenacia e la grande passione mi spingono a non mollare mai…".
Il viaggio continua, dopo 29 passi scalati: Giovanni con “Pedalando tra le aquile, sulle tracce di Walter Bonatti” non si ferma difronte alle difficoltà, alle pendenze, alla fatica, al caldo o ai temporali. In fondo questa è un po’ la rappresentazione dell’avventura umana che durante il suo tempo deve affrontare ogni avversità, ma come ama ripetere Giovanni “Quando la strada sale io non mi nascondo” ed allora avanti con decisione e coraggio.
"Durante le lunghe ore di pedalate penso a coloro che con impegno ed entusiasmo ci sostengono e rendono possibile questa avventura: la famiglia Merlo, l’ATL del Cuneese, La Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, la Thor di Busca, la CBT Italia e tutti gli amici che mi sostengono moralmente sui social".