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Le strade degli acciugai, gli “anciuè”, ancora oggi portano a Celle Macra

21 giugno 2026

Cuneo

Celle Macra Quando penso alla montagna immagino pascoli, boschi, stalle e sentieri. Non certo uomini che per mesi lasciavano le proprie case per attraversare paesi e città con una gerla piena di acciughe sulle spalle. Eppure è proprio questa una delle storie che hanno segnato profondamente la vita di Celle Macra, piccolo comune della valle Maira che nei giorni scorsi ha celebrato a Dronero la tradizionale Fiera degli Acciugai. La fiera richiama ogni anno visitatori, curiosi e appassionati, ma dietro questa manifestazione c’è molto di più di una semplice tradizione gastronomica. C’è la storia di uomini che, per integrare i magri guadagni della montagna, partivano per lunghi periodi vendendo acciughe conservate sotto sale. Erano gli “anciuè”, figure che per generazioni hanno rappresentato una vera risorsa per molte famiglie della valle. Proprio pensando a loro mi è tornata in mente una visita fatta qualche tempo fa a Celle Macra. Un paese che oggi appare tranquillo e raccolto, ma che un tempo era molto più popolato e animato. Passeggiando tra le sue borgate si percepisce ancora il legame con quel passato fatto di lavoro, sacrifici e partenze. Una delle tappe più interessanti è senza dubbio il “Museo Sèles degli Acciugai e dei mestieri itineranti”. Quel giorno, per accompagnarmi nella visita, è stato chiamato Augusto, che da anni si occupa del museo e della sua apertura ai visitatori. Una guida perfetta. Di quelle persone che non si limitano a mostrare oggetti e fotografie, ma riescono a farli parlare. Attraverso i suoi racconti, quelle vecchie immagini appese alle pareti hanno smesso di essere semplici documenti e sono diventate storie di uomini, famiglie e sacrifici. Passeggiando tra le sale del museo ho avuto la sensazione di fare un piccolo viaggio nel tempo, in un’epoca in cui la montagna imponeva fatica, ma insegnava anche ingegno, resilienza e capacità di adattamento. Proprio nel museo ho scoperto che quella degli acciugai non era soltanto una professione, ma una vera strategia di sopravvivenza. L’agricoltura di montagna da sola non bastava a sostenere le famiglie e così, tra l’autunno e la primavera, molti uomini lasciavano il paese per percorrere le strade di Piemonte e Lombardia vendendo acciughe conservate sotto sale. Gli “anciuè” partivano con pesanti gerle sulle spalle e tornavano soltanto mesi dopo. Attraversavano paesi e città, vendevano porta a porta e affrontavano fatiche che oggi non potremmo nemmeno immaginare. Eppure grazie a quel lavoro molte famiglie riuscivano a vivere e a restare in montagna. Augusto mi ha raccontato aneddoti, curiosità e dettagli che difficilmente si trovano sui libri. È grazie a persone come lui che la memoria degli acciugai continua a essere tramandata alle nuove generazioni e ai visitatori che arrivano fin quassù per conoscere una parte importante della storia della valle. Museo degli Acciugai a Celle Macra Il Museo Sèles degli Acciugai a Celle Macra Cinzia Dutto con Augusto Cinzia Dutto con Augusto Del resto Celle Macra è da secoli una terra di passaggio. Un tempo rappresentava un importante collegamento tra la valle Maira e la valle Grana grazie alle antiche mulattiere che conducevano verso Narbona e Castelmagno. Ancora oggi una rete di sentieri collega borgate, pascoli e valloni laterali, raccontando una montagna che per generazioni è stata vissuta e lavorata ogni giorno. Tra le borgate si incontrano antiche case in pietra, forni comunitari, resti di mulini e testimonianze di una vita che qui ha lasciato segni profondi. Oggi molte case sono chiuse e la popolazione è diminuita rispetto al passato, ma il paese conserva ancora una forte identità, custodita nelle sue pietre e nei racconti di chi lo abita. Ma Celle Macra nasconde anche un altro tesoro, meno conosciuto ma altrettanto straordinario. Nella chiesa parrocchiale si trova infatti il celebre Trittico di Hans Clemer, realizzato alla fine del Quattrocento e recentemente restaurato. Clemer, conosciuto anche come il Maestro d’Elva, è uno degli artisti più importanti che operarono nel Marchesato di Saluzzo tra Quattro e Cinquecento. Pensare che una sua opera sia conservata in un piccolo paese di montagna sorprende ancora oggi. È uno di quei luoghi che ti ricordano come queste vallate, spesso considerate periferiche, siano state in realtà attraversate da arte, cultura e storia. Osservando da vicino il trittico restaurato è impossibile non chiedersi quante persone, nel corso di oltre cinquecento anni, abbiano alzato lo sguardo verso queste stesse figure. Generazioni di abitanti, viaggiatori, contadini, acciugai e bambini di queste montagne che hanno trovato qui un punto di riferimento per la propria comunità. Entrando nella chiesa si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che va oltre il valore religioso. È una testimonianza della storia, della cultura e dell’importanza che questi paesi hanno avuto nel corso dei secoli. Un patrimonio che il recente restauro ha restituito in tutta la sua bellezza. Trittico di Hans Clemer a Celle Macra Il Trittico di Hans Clemer Camminando per il paese si ha la sensazione che storia, arte e memoria convivano in perfetto equilibrio. Da una parte il racconto semplice e autentico degli acciugai, dall’altra un’opera d’arte che attraversa i secoli. Nel mezzo ci sono le persone che continuano a prendersi cura di questo patrimonio e a raccontarlo a chi arriva. Forse è proprio questo che rende speciale Celle Macra. Non soltanto la bellezza del paesaggio o la tranquillità delle sue borgate, ma la capacità di conservare e trasmettere storie. Storie di uomini partiti con una gerla sulle spalle, di famiglie che hanno costruito il proprio futuro tra queste montagne e di un paese che continua a ricordare da dove arriva. La Fiera degli Acciugai dura un fine settimana. La memoria di chi ha percorso quelle strade per una vita intera, invece, continua a vivere ogni giorno tra le vie di questo piccolo angolo di valle Maira. Un tempo da Celle Macra si partiva. Gli acciugai lasciavano il paese per mesi, percorrendo strade. Oggi, invece, c’è chi compie il viaggio opposto. Chi sceglie di lasciare la città e di venire a vivere qui, riportando vita e nuovi progetti tra queste borgate. È il caso di Marta e Stefano, una giovane coppia arrivata dall’albese che ha deciso di scommettere sul proprio futuro proprio qui. Lei con una lunga esperienza nella ristorazione, lui elettricista. Due lavori stabili, una vita già costruita e una passione comune per la montagna che, con il passare del tempo, è diventata qualcosa di più di una semplice passione. Per oltre un anno hanno cercato una strada diversa. Hanno valutato rifugi, studiato possibilità e immaginato un cambiamento capace di avvicinarli a quel modo di vivere che sentivano più vicino. Poi, quasi per caso, è comparso l’annuncio per la gestione della storica locanda di Celle Macra. Sono saliti in valle per vedere il posto e hanno capito che quella poteva essere la loro occasione. Da quel momento la Locanda è diventata il Ristorante Rifugio La Cüsino e, insieme alla nuova insegna, è iniziata una nuova vita. Una scelta coraggiosa che li ha portati a trasferirsi stabilmente a oltre 1200 metri, imparando giorno dopo giorno cosa significa vivere la montagna in tutte le stagioni. “Abbiamo lasciato due lavori a tempo indeterminato - racconta Marta -. È stato un salto nel buio, ma sentivamo il bisogno di cambiare. Amavamo la montagna da sempre e ogni giornata libera la trascorrevamo quassù. A un certo punto abbiamo capito che volevamo provare a farne la nostra vita”. Quando sono entrata nella locanda ho trovato un ambiente accogliente, luminoso e curato. Un posto che ha un’anima e che racchiude la voglia di due giovani di portare avanti una scelta consapevole. Accanto al rifugio c’è anche una piccola bottega con bar gestita da Francesca, mamma di tre figli che ha scelto di vivere e lavorare a Celle Macra. Un’altra storia che racconta come, nonostante le difficoltà della montagna, ci sia ancora chi decide di investire il proprio futuro in questi piccoli paesi. La bottega è diventata un punto di riferimento per residenti e visitatori. Un luogo semplice dove fermarsi per un caffè, acquistare qualche prodotto o semplicemente scambiare due parole. Osservandola mi è sembrato di ritrovare qualcosa che in molti paesi si sta perdendo: quei piccoli spazi che non sono solo attività commerciali, ma luoghi di incontro e di comunità. Marta e Stefano parlano della valle Maira con entusiasmo. Credono in un turismo lento, fatto di camminate, cultura, arte e scoperta del territorio. Un turismo che trova nel Museo degli Acciugai e nel prezioso Trittico di Hans Clemer due tappe quasi obbligate per chi desidera conoscere davvero l’anima di Celle Macra. Oggi il museo è in ristrutturazione, una notizia che fa capire quanto sia importante credere in un luogo e renderlo sempre migliore. Riaprirà a metà luglio. Parlando con loro ho capito che il loro obiettivo non è semplicemente gestire un ristorante. Vogliono creare un luogo armonioso, semplice ed essenziale, dove chi arriva possa rallentare e sentirsi accolto. La loro cucina nasce da un’attenta ricerca di prodotti del territorio e di materie prime di qualità, reperite tra la valle Maira e le zone circostanti. Nei piatti convivono tradizione piemontese e montanara, e la voglia di proporre qualcosa di nuovo senza perdere il legame con le radici della valle: valorizzare prodotti naturali e creare abbinamenti particolari, mantenendo sempre al centro il benessere di chi si siede a tavola. Ci sono molti progetti nel loro futuro: eventi culturali, escursioni guidate, collaborazioni con il territorio e idee che stanno lentamente prendendo forma. Li ascolto parlare e penso che, in fondo, ogni epoca ha i suoi viaggiatori. Marta e Stefano del ristorante rifugio La Cusino Marta e Stefano del ristorante rifugio La Cüsino La visita al museo mi ha fatto capire anche un’altra cosa: per chi viveva in queste montagne l’inverno non era soltanto una stagione. Era una prova da superare. La neve copriva campi e sentieri per mesi, il lavoro agricolo si fermava e trovare nuove fonti di sostentamento diventava una necessità. Fu proprio da questa capacità di adattamento che nacquero molti mestieri itineranti. Gli acciugai sono certamente i più conosciuti, ma non furono gli unici. In queste vallate uomini e ragazzi impararono a reinventarsi, partendo per lunghi periodi e affrontando viaggi faticosi pur di garantire un futuro alle proprie famiglie. La montagna insegnava presto che nulla poteva essere dato per scontato. Augusto mi ha raccontato che molti di questi uomini raggiungevano a piedi i porti di Genova, Savona e Nizza. Qui acquistavano le acciughe, provenienti spesso dalla Sicilia, dalla Spagna o dal Portogallo, le caricavano sui loro carretti e iniziavano lunghi viaggi attraverso il Nord Italia. Camminavano per intere giornate, vendevano porta a porta e spesso ottenevano ospitalità in cambio di qualche acciuga. Una vita dura, fatta di sacrifici, che oggi sembra appartenere a un mondo lontanissimo ma che, in realtà, ha contribuito a costruire l’identità di questi paesi. Anche Celle Macra porta addosso le tracce di quel passato. Il paese compare nei documenti già nel Duecento e per secoli fu parte delle comunità che si amministravano secondo le antiche consuetudini della valle Maira. Un tempo gli acciugai partivano da queste montagne per cercare un futuro altrove. Oggi Marta e Stefano hanno scelto di percorrere la strada opposta. Hanno lasciato la pianura per costruire il proprio futuro qui, tra queste montagne. forse è proprio questa la lezione che questo piccolo paese continua a insegnare. Le montagne cambiano, i tempi cambiano, le professioni cambiano. Cambiano persino le direzioni dei viaggi. Ma resta immutato il coraggio di chi sceglie di costruire il proprio futuro tra queste vallate. Un tempo con una gerla sulle spalle, oggi dietro il bancone di un rifugio. Sempre con lo stesso desiderio: trovare il proprio posto nel mondo. Celle Macra
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