
Si terrà
venerdì 26 giugno l'ormai tradizionale appuntamento che il
progetto SAI, insieme alle amministrazioni aderenti alla rete, organizza sui territori provinciali per celebrare la
Giornata mondiale del rifugiato (che ricorre il 20 giugno).
Dopo le proiezioni cinematografiche a tema migratorio già tenutesi in quattro diversi centri del cuneese, quest'edizione di
Con occhi diversi prosegue nel capoluogo mettendo al centro della riflessione la recente entrata in vigore del nuovo
Patto europeo migrazione e asilo, di cui già si è scritto su queste pagine.
Il 26 giugno, presso lo
Spazio Varco di via Pascal, si svolgerà il
talk dal titolo
Frontiere d'Europa. Prospettive e conseguenze con l'entrata in vigore del Patto europeo migrazione e asilo, che comincerà alle 9.30 e finirà alle 16. Fitto il programma dell'iniziativa, con esperte ed esperti che dialogheranno con il pubblico intorno al nuovo assetto normativo adottato dai Paesi europei e, soprattutto, a ciò che questo significherà per la vita delle persone in migrazione. Presenti al tavolo, moderato da
Teresa Menchetti (sociologa, Forum per cambiare l'ordine delle cose), ci saranno:
Chiara Cirillo (avvocata, consulente in materia di tratta e sfruttamento lavorativo),
Maurizio Veglio (avvocato, socio ASGI),
Devisri Nambiar (antropologa culturale, operatrice socio-legale),
Giovanna Cavallo (storica, esperta di protezione internazionale del Forum per cambiare l'ordine delle cose) e
Carla Ferrari Aggradi (psichiatra e psicoterapeuta, Forum nazionale salute mentale e Associazione Marco Cavallo di Brescia). È previsto un
pranzo offerto presso l'
Open Baladin. La partecipazione al talk è libera e gratuita ma è necessario compilare il modulo con il QR Code qui sotto.

L'evento celebrativo proseguirà anche dopo la conclusione del convegno. A partire dalle 17, infatti, il progetto SAI e il Comune di Cuneo daranno appuntamento alla cittadinanza in
piazza Galimberti per partecipare a un
corteo - che terminerà al Parco della Resistenza - guidato dall'iconica figura azzurra in legno e cartapesta di Marco Cavallo, la cui incredibile storia comincia negli anni Settanta del '900 durante quella vera e propria 'rivoluzione' avviata in ambito psichiatrico da Franco Basaglia e dal suo staff. La statua, realizzata nel 1973 nel Padiglione P dell'ospedale triestino durante un laboratorio con i ricoverati, risultò però troppo alta per poter essere trasportata fuori dallo stabile. Fu così che i pazienti, i medici e gli artisti decisero di sfondare l'architrave e il muro del padiglione. Si trattò di un gesto profondamente emblematico: per far uscire i sogni dei malati, scritti su biglietti custoditi nella pancia cava del cavallo, bisognava letteralmente distruggere le mura del manicomio. Da quel momento
Marco Cavallo comincerà a incarnare un simbolo universale dei diritti umani, della libertà e della lotta contro ogni forma di esclusione e isolamento. Da qui il suo successivo legame anche con i Centri di permanenza per il rimpatrio delle persone migranti davanti ai quali è spesso presente, frutto di un'iniziativa di denuncia sociale promossa dal Forum nazionale salute mentale e da altre realtà della Penisola. Nel 1973 Marco Cavallo servì per far udire la voce dei 'matti' fuori dalle mura manicomiali; allo stesso modo oggi la sua sagoma in continuo viaggio nelle piazze d'Italia vuole incarnare la lotta contro la segregazione imposta all'umanità marginalizzata e sofferente, sia essa quella dei malati psichiatrici o quella delle persone con background migratorio spesso rese invisibili.
Per tutte queste ragioni, Marco Cavallo arriverà a Cuneo il 26 giugno grazie all'invito del SAI all'associazione bresciana. La sua presenza tra le vie cittadine, accompagnata dalla performance artistica di
Dispari Teatro e dalla musica di
Bandaradan, sarà un modo concreto per affermare la necessità di costruire un continente aperto e inclusivo, ben diverso da quello che il Patto rischia di delineare per il futuro.
Tutte le informazioni e il programma della giornata su www.saicuneo.it.