cronaca

Condanna a 9 mesi per detenzione di droga ai fini di spaccio a un giovane della “gang dei treni”

28 maggio 2026

Cuneo

Si è concluso con una condanna a 9 mesi e mille euro di multa il processo per detenzione di droga a fini di spaccio a carico di S.R. il 23enne membro della “gang dei treni”, il gruppo di ragazzi che circolava sulla tratta Mondovì-Ceva e che per due anni aveva creato non pochi disagi alla regolarità della circolazione ostacolando il lavoro dei controllori che furono anche minacciati in alcune circostanze e danneggiando strumenti e arredi delle stazioni.

Ora il giovane si trova in carcere dove sconta una pena fino al 2028 per reati contro il patrimonio. A dicembre del 2023 i militari della guardia di finanza lo avevano posto sotto osservazione nell’ambito di un’operazione di contrasto allo spaccio di droga. In particolare i finanzieri stavano controllando un magazzino in disuso presso la stazione di Lesegno dove il 16 dicembre S.R. e il fratello all’epoca minorenne ( rinviato a giudizio davanti al tribunale dei minori), furono visti avvicinarsi. In particolare il fratello rimase fuori ad aspettare S.R. che invece entrò dentro.

Quando il fratello di guardia si accorse che i militari si stavano avvicinando lanciò un urlo di avvertimento a fratello che uscì subito dopo e che vedendo le forze dell’ordine gettò sul tetto del capannone un bilancino elettronico, giustificandosi dicendo che il pacchetto di 70 grammi di hashish ritrovato all’interno del capannone da un cane antidroga era della fratello e che il bilancino gli serviva per prelevare la sua parte di quello che era stato un acquisto di gruppo tra amici e che voleva portare a Torino da consumare alla festa dove era stato invitato.

Per il pubblico ministero però con quel pacchetto di droga era possibile confezionare otto dosi e che l’essersi liberato del bilancino gettandolo via, aveva dimostrato l’intento illecito di quella detenzione e per questo ne aveva chiesto la condanna ad 1 anno di reclusione e 1600 euro di multa. Per la difesa invece il fatto che il ragazzo non avesse bustine per la confezione delle dosi e che sul suo cellulare non fossero state trovate chat incriminanti era la dimostrazione che effettivamente quello era stato un acquisto collettivo e che i ragazzo stava solo prelevando la propria parte. Per la giudice il reato invece era stato provato, ma derubricando l’imputazione per la modica quantità di sostanza stupefacente ritrovata, ha condannato l’imputato a 9 mesi e 1000 era di multa concedendo la possibilità di accedere a pene sostitutive.

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