editoriale

La responsabilità adulta di non tenersi lontani dal mondo dei giovani

17 maggio 2026

Cuneo

Adolescence - serie tv Nel 2025 è uscita su Netflix una miniserie in quattro puntate intitolata Adolescence. In una cittadina britannica il tredicenne Jamie viene accusato dell’omicidio della coetanea Katie, e la serie esplora quattro momenti della vicenda (l’arresto, l’indagine nella scuola dei ragazzi, la perizia psichiatrica, le conseguenze sulla famiglia). Si tratta di uno dei migliori prodotti televisivi contemporanei:il regista Philip Barantini ha girato ogni puntata di circa un’ora in un unico piano sequenza (cioè con una sola ripresa continuativa, senza montaggio di scene girate separatamente); gli attori sono tutti molto bravi, in particolare Owen Cooper (15 anni) che interpreta Jamie, e Stephen Graham che interpreta il padre Eddie e che è anche ideatore e sceneggiatore della serie; la qualità di scrittura è di alto livello, con dialoghi asciutti, veloci, incisivi e un’articolazione della narrazione originale ed efficace, in cui ogni puntata racconta un momento e un luogo focalizzandosi su personaggi differenti e restituendo la complessità della vicenda. È una storia attuale, che indaga sulla sottocultura in cui affondano le radici i comportamenti di mascolinità tossica e misoginia che sfociano nel femminicidio. Uno degli aspetti più interessanti che Adolescence mette in evidenza è però la rottura del piano di relazione tra mondo adulto e adolescenza, mettendo in scena l’incapacità di comunicazione tra i due mondi. Nella seconda puntata, ambientata nella scuola frequentata da Jemie e Katie, gli agenti di polizia interrogano amici e coetanei dei ragazzi coinvolti con l’obiettivo di trovare l’arma del delitto (elemento chiave per supportare l’incriminazione). La puntata si apre con l’ispettore Bascom che manda un vocale al figlio: “Adam, sono davanti alla tua scuola. Forse dovrò entrare nella tua classe, va bene? Non ti darò fastidio”. È da subito evidente il malessere che gli adulti hanno nell’immergersi nel modo dei giovani, che vedono come un pianeta alieno e incomprensibile, di cui l’ambiente scuola rappresenta la quintessenza (la vice dell’ispettore dirà poco dopo “Perché nelle scuole c’è sempre questa puzza?”). La tecnica di ripresa che segue con ritmo incalzante i movimenti dei poliziotti tra aule, corridoi, campi da gioco, restituisce la sensazione di muoversi in un labirinto caotico, governato da una tensione latente che esplode in pochi, significativi momenti di confronto tra giovani e adulti (come nella scena dell’inseguimento di uno degli amici di Jamie, che fugge dalla finestra della classe). La narrazione evidenzia con molta efficacia che il mondo adulto non capisce quello dei giovani fondamentalmente perché non lo conosce e non si pone neanche il problema di conoscerlo. Ci pensa Adam, il figlio dell’ispettore Bascom, a svelare questa verità, nel momento in cui gli dice che la sua indagine si muove su un binario sbagliato: “Papà sei fuori strada, non stai capendo”. E, spiegandogli il significato nascosto dietro le frasi e le emoticon che si scambiavano Jamie e Katie su Instagram, gli svela i codici interpretativi di una realtà fatta di bullismo e di misoginia, che né il padre poliziotto, né gli insegnati o i genitori conoscono. Con genuina tenerezza Adam dice al papà “Credevo fosse giusto dirtelo, era così imbarazzante vederti in difficoltà” e compie lui il primo gesto concreto di comunicazione, aprendo il suo mondo alla comprensione del padre. Adolescence è una serie impegnativa da guardare, soprattutto per gli adulti con figli adolescenti, ma può essere un utile strumento di riflessione sulla responsabilità che abbiamo come educatori di non tenerci lontani dal mondo dei nostri giovani. Di esercitare la capacità di stare nella relazione, anche nel disagio di fronte a comportamenti fastidiosi, che fatichiamo a capire, siano essi linguaggi, modi di vestire, gesti, espressioni verbali. Forse il principale compito che abbiamo come adulti non è tanto di trasmettere alle nuove generazioni il nostro passato, ma quello di cercare di comprendere come si sta costruendo il loro futuro, per sostenerli nel presente di crescita che stanno affrontando.  
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