Giorgia Meloni (foto: www.giorgiameloni.it)
Il 2 maggio, il governo Meloni ha raggiunto i 1.289 giorni di durata diventando il secondo più longevo nella storia della Repubblica. Se arriverà a settembre 2026 od oltre, salirà al primo posto. Superando anche il Berlusconi II durato 1.412 giorni, tra il 2001 e il 2005.
Se governare fosse una gara di resistenza, Meloni la spunterebbe su tutti.
La stabilità di governo, per un Paese abituato a continui ribaltoni politici, è certo un valore aggiunto. Riconosciuto dalle agenzie di rating che hanno migliorato la valutazione sull’affidabilità dell’Italia nonostante il suo enorme debito pubblico. Riconosciuto anche dagli italiani che hanno comprato a mani basse i titoli di stato, e oggi ne detengono per ben 300 miliardi di euro.
Ma credibilità e stabilità dell’Italia hanno almeno altri due grandi protagonisti: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’Unione Europea.
Mattarella, che è al Quirinale dal 3 febbraio 2015 e vi resterà fino al 3 febbraio 2029, è percepito all’estero come il punto di riferimento ultimo della stabilità democratica italiana, pronto sempre a ribadire l’impegno dell’Italia nel diritto internazionale e nei valori europei. Rappresenta l’unità nazionale, è garante della Costituzione e dell’equilibrio e del rispetto tra i poteri dello Stato. Incombenze che ha esercitato con determinazione anche nei confronti di un governo tentato da forzature su questioni delicate come sicurezza, diritti, magistratura. E prima nelle crisi di governo e nella formazione di esecutivi di varia natura politica, come i governi 5Stelle+Lega, 5Stelle+Pd, o il governo tecnico a guida Draghi.
L’Unione Europea e l’Euro, entro i quali l’Italia “esiste”, è il vero, quasi unico riparo dalle tempeste geopolitiche che devastano il pianeta, dalle guerre militari a quelle commerciali.
La stabilità italiana, non regge solo su un governo che dura. Anche se questa è condizione necessaria per un’azione di governo efficace. Infatti, pur disponendo di una maggioranza bulgara in Parlamento, il governo Meloni è riuscito a concretizzare solo in parte il suo programma. Per difficoltà esterne in alcuni casi, ma il più delle volte perché non sostenuta da un’intesa forte e solidale tra i partiti che lo sostengono. Troppo contraddittorie le posizioni su Europa, politiche sociali e migratorie, rapporti con Putin e Trump. Uniti solo su alcune battaglie per riforme istituzionali, dalla separazione delle carriere dei giudici al premierato, naufragate perché lontane dalle più concrete priorità dei cittadini che riguardano sanità, pensioni, costo della vita, salari. A far da corona l’aumento della pressione fiscale salita dal 41,7 del 2022 al 43,1 del 2025 e l’aumento debito pubblico che dal 2022 ad oggi è salito da 2270 a 3140 miliardi di euro.
Ben venga l’impegno di Meloni “a completare il percorso avviato”. Non c’è ragione per dubitare delle buone intenzioni, ma un certo calo della fiducia tra gli italiani, le guerre, la crisi energetica, il progressivo abbandono della protezione militare americana e la guerra dei dazi, la rissosità della maggioranza, le gaffe di ministri dicono che sarà un percorso lastricato di trappole e di ostacoli.
editoriale
Giorgia Meloni (foto: www.giorgiameloni.it)
Il 2 maggio, il governo Meloni ha raggiunto i 1.289 giorni di durata diventando il secondo più longevo nella storia della Repubblica. Se arriverà a settembre 2026 od oltre, salirà al primo posto. Superando anche il Berlusconi II durato 1.412 giorni, tra il 2001 e il 2005.
Se governare fosse una gara di resistenza, Meloni la spunterebbe su tutti.
La stabilità di governo, per un Paese abituato a continui ribaltoni politici, è certo un valore aggiunto. Riconosciuto dalle agenzie di rating che hanno migliorato la valutazione sull’affidabilità dell’Italia nonostante il suo enorme debito pubblico. Riconosciuto anche dagli italiani che hanno comprato a mani basse i titoli di stato, e oggi ne detengono per ben 300 miliardi di euro.
Ma credibilità e stabilità dell’Italia hanno almeno altri due grandi protagonisti: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’Unione Europea.
Mattarella, che è al Quirinale dal 3 febbraio 2015 e vi resterà fino al 3 febbraio 2029, è percepito all’estero come il punto di riferimento ultimo della stabilità democratica italiana, pronto sempre a ribadire l’impegno dell’Italia nel diritto internazionale e nei valori europei. Rappresenta l’unità nazionale, è garante della Costituzione e dell’equilibrio e del rispetto tra i poteri dello Stato. Incombenze che ha esercitato con determinazione anche nei confronti di un governo tentato da forzature su questioni delicate come sicurezza, diritti, magistratura. E prima nelle crisi di governo e nella formazione di esecutivi di varia natura politica, come i governi 5Stelle+Lega, 5Stelle+Pd, o il governo tecnico a guida Draghi.
L’Unione Europea e l’Euro, entro i quali l’Italia “esiste”, è il vero, quasi unico riparo dalle tempeste geopolitiche che devastano il pianeta, dalle guerre militari a quelle commerciali.
La stabilità italiana, non regge solo su un governo che dura. Anche se questa è condizione necessaria per un’azione di governo efficace. Infatti, pur disponendo di una maggioranza bulgara in Parlamento, il governo Meloni è riuscito a concretizzare solo in parte il suo programma. Per difficoltà esterne in alcuni casi, ma il più delle volte perché non sostenuta da un’intesa forte e solidale tra i partiti che lo sostengono. Troppo contraddittorie le posizioni su Europa, politiche sociali e migratorie, rapporti con Putin e Trump. Uniti solo su alcune battaglie per riforme istituzionali, dalla separazione delle carriere dei giudici al premierato, naufragate perché lontane dalle più concrete priorità dei cittadini che riguardano sanità, pensioni, costo della vita, salari. A far da corona l’aumento della pressione fiscale salita dal 41,7 del 2022 al 43,1 del 2025 e l’aumento debito pubblico che dal 2022 ad oggi è salito da 2270 a 3140 miliardi di euro.
Ben venga l’impegno di Meloni “a completare il percorso avviato”. Non c’è ragione per dubitare delle buone intenzioni, ma un certo calo della fiducia tra gli italiani, le guerre, la crisi energetica, il progressivo abbandono della protezione militare americana e la guerra dei dazi, la rissosità della maggioranza, le gaffe di ministri dicono che sarà un percorso lastricato di trappole e di ostacoli.
Se governare fosse una gara di resistenza, Meloni vincerebbe
10 maggio 2026
Cuneo
Giorgia Meloni (foto: www.giorgiameloni.it)
Il 2 maggio, il governo Meloni ha raggiunto i 1.289 giorni di durata diventando il secondo più longevo nella storia della Repubblica. Se arriverà a settembre 2026 od oltre, salirà al primo posto. Superando anche il Berlusconi II durato 1.412 giorni, tra il 2001 e il 2005.
Se governare fosse una gara di resistenza, Meloni la spunterebbe su tutti.
La stabilità di governo, per un Paese abituato a continui ribaltoni politici, è certo un valore aggiunto. Riconosciuto dalle agenzie di rating che hanno migliorato la valutazione sull’affidabilità dell’Italia nonostante il suo enorme debito pubblico. Riconosciuto anche dagli italiani che hanno comprato a mani basse i titoli di stato, e oggi ne detengono per ben 300 miliardi di euro.
Ma credibilità e stabilità dell’Italia hanno almeno altri due grandi protagonisti: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’Unione Europea.
Mattarella, che è al Quirinale dal 3 febbraio 2015 e vi resterà fino al 3 febbraio 2029, è percepito all’estero come il punto di riferimento ultimo della stabilità democratica italiana, pronto sempre a ribadire l’impegno dell’Italia nel diritto internazionale e nei valori europei. Rappresenta l’unità nazionale, è garante della Costituzione e dell’equilibrio e del rispetto tra i poteri dello Stato. Incombenze che ha esercitato con determinazione anche nei confronti di un governo tentato da forzature su questioni delicate come sicurezza, diritti, magistratura. E prima nelle crisi di governo e nella formazione di esecutivi di varia natura politica, come i governi 5Stelle+Lega, 5Stelle+Pd, o il governo tecnico a guida Draghi.
L’Unione Europea e l’Euro, entro i quali l’Italia “esiste”, è il vero, quasi unico riparo dalle tempeste geopolitiche che devastano il pianeta, dalle guerre militari a quelle commerciali.
La stabilità italiana, non regge solo su un governo che dura. Anche se questa è condizione necessaria per un’azione di governo efficace. Infatti, pur disponendo di una maggioranza bulgara in Parlamento, il governo Meloni è riuscito a concretizzare solo in parte il suo programma. Per difficoltà esterne in alcuni casi, ma il più delle volte perché non sostenuta da un’intesa forte e solidale tra i partiti che lo sostengono. Troppo contraddittorie le posizioni su Europa, politiche sociali e migratorie, rapporti con Putin e Trump. Uniti solo su alcune battaglie per riforme istituzionali, dalla separazione delle carriere dei giudici al premierato, naufragate perché lontane dalle più concrete priorità dei cittadini che riguardano sanità, pensioni, costo della vita, salari. A far da corona l’aumento della pressione fiscale salita dal 41,7 del 2022 al 43,1 del 2025 e l’aumento debito pubblico che dal 2022 ad oggi è salito da 2270 a 3140 miliardi di euro.
Ben venga l’impegno di Meloni “a completare il percorso avviato”. Non c’è ragione per dubitare delle buone intenzioni, ma un certo calo della fiducia tra gli italiani, le guerre, la crisi energetica, il progressivo abbandono della protezione militare americana e la guerra dei dazi, la rissosità della maggioranza, le gaffe di ministri dicono che sarà un percorso lastricato di trappole e di ostacoli.