(foto Pixabay)
Per chi è cresciuto in tempi nei quali il massimo della aggressività diplomatica erano i laconici comunicati dai quali si apprendeva che “il confronto tra le delegazioni è stato franco e schietto”, le volgarità e le contumelie di questi mesi sono ancora più stupefacenti. Fortunatamente, non tutti si sono allineati. Il Presidente Mattarella e Papa Leone, ognuno nel proprio ambito, sono tra coloro che continuano a rimanere dei riferimenti anche in fatto di rigore istituzionale e dignità.
Recenti sguaiate uscite di alcuni “grandi” alimentano le domande su come sia stato possibile che certe persone siano riuscite a raggiungere i vertici del potere e, forse in modo ancora più pressante, su come sia possibile che le democrazie, prima fra tutte gli Stati Uniti, non abbiano meccanismi sufficientemente efficaci per contenere i deragliamenti di chi ricopre ruoli di governo. Purtroppo, i problemi non sono limitati alla mancanza di buona educazione perché, come ha efficacemente detto Papa Leone: “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni”.
Che certi regimi illiberali producano autocrati non è una sorpresa come lo è per alcune velleità autoritarie in sistemi democratici. Per quanto la cosa possa disturbare, Trump e Netanyahu guidano delle democrazie; Israele e gli Stati Uniti, evidentemente, non hanno sviluppato sistemi di contenimento di quelle che, a tutti gli effetti, se anche non possono essere propriamente definite svolte autoritarie, sono, divenute sistematiche forzature dei processi democratici. Negli Stati Uniti, la Corte Suprema e il sistema giudiziario stanno facendo il possibile, ma stupisce l’impotenza del Congresso, nei fatti umiliato nelle sue prerogative.
La difficile fase che stiamo attraversando ha qualcosa da insegnare anche al vecchio continente e, in particolar modo, all’Italia. Con una certa regolarità nel nostro Paese qualcuno si lamenta che chi è al Governo non può governare perché la sua azione sarebbe limitata da non meglio precisati vincoli. Così, si propongono riforme istituzionali in ottica presidenziale che assumono vari connotati e nomi come avviene, oggi, per il “Premierato”. Senza voler entrare nel merito della proposta di riforma, vale la pena premettere che, andando in questa direzione, verrebbero indeboliti (o compromessi) quei meccanismi di equilibrio costruiti principalmente su due organi costituzionali, vale a dire il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Nel rispetto delle opinioni di ognuno, verrebbe da chiedersi se sia proprio il caso e se sia il momento storico adatto per mettere mano a un sistema che, pur con tutti i limiti che ogni struttura conosce, ha garantito alla nostra Repubblica l’equilibrio. C’è chi dice che è un po’ come se la nostra Costituzione fosse stata scritta da sobri per evitare di andare fuori strada nel caso in cui il volante finisse in mano a qualcuno che sobrio non è. Si tratta di una provocazione, come nessuno dubita, oggi, del senso dello Stato di chi ricopre ruoli istituzionali. Le incertezze, però, stanno tutte nel futuro. Solo pochi anni fa, anche durante la prima presidenza Trump, nessuno, negli Stati Uniti, avrebbe immaginato un Presidente che brutalizza, nello Studio Ovale, un omologo alla guida di uno Stato invaso, o che minaccia l’occupazione della Groenlandia, o del Canada, o che evoca l’utilizzo di armi nucleari per chiudere una guerra senza senso da lui stesso intrapresa o che, sul fronte interno, invia una milizia privata che uccide impunemente cittadini americani inermi, o che rastrella e imprigiona bambini figli di immigrati asseritamente illegali.
È improbabile che qualcosa di simile possa accadere in Italia, non solo per il nostro sistema costituzionale, ma anche per una cultura civile e politica ben diversa da quella che ha prodotto l’attuale amministrazione americana. È indubbio che chi propone o sostiene il premierato non ha in mente di allinearsi sulle posizioni trumpiane più estreme e che non esiste alcun automatismo tra premierato e autoritarismi, guerre e detenzione di bambini. Tuttavia, una cosa è certa: se negli Stati Uniti avessero avuto la nostra Costituzione e il nostro sistema di contrappesi, molto di quello che si è verificato non sarebbe potuto accadere.
editoriale
(foto Pixabay)
Per chi è cresciuto in tempi nei quali il massimo della aggressività diplomatica erano i laconici comunicati dai quali si apprendeva che “il confronto tra le delegazioni è stato franco e schietto”, le volgarità e le contumelie di questi mesi sono ancora più stupefacenti. Fortunatamente, non tutti si sono allineati. Il Presidente Mattarella e Papa Leone, ognuno nel proprio ambito, sono tra coloro che continuano a rimanere dei riferimenti anche in fatto di rigore istituzionale e dignità.
Recenti sguaiate uscite di alcuni “grandi” alimentano le domande su come sia stato possibile che certe persone siano riuscite a raggiungere i vertici del potere e, forse in modo ancora più pressante, su come sia possibile che le democrazie, prima fra tutte gli Stati Uniti, non abbiano meccanismi sufficientemente efficaci per contenere i deragliamenti di chi ricopre ruoli di governo. Purtroppo, i problemi non sono limitati alla mancanza di buona educazione perché, come ha efficacemente detto Papa Leone: “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni”.
Che certi regimi illiberali producano autocrati non è una sorpresa come lo è per alcune velleità autoritarie in sistemi democratici. Per quanto la cosa possa disturbare, Trump e Netanyahu guidano delle democrazie; Israele e gli Stati Uniti, evidentemente, non hanno sviluppato sistemi di contenimento di quelle che, a tutti gli effetti, se anche non possono essere propriamente definite svolte autoritarie, sono, divenute sistematiche forzature dei processi democratici. Negli Stati Uniti, la Corte Suprema e il sistema giudiziario stanno facendo il possibile, ma stupisce l’impotenza del Congresso, nei fatti umiliato nelle sue prerogative.
La difficile fase che stiamo attraversando ha qualcosa da insegnare anche al vecchio continente e, in particolar modo, all’Italia. Con una certa regolarità nel nostro Paese qualcuno si lamenta che chi è al Governo non può governare perché la sua azione sarebbe limitata da non meglio precisati vincoli. Così, si propongono riforme istituzionali in ottica presidenziale che assumono vari connotati e nomi come avviene, oggi, per il “Premierato”. Senza voler entrare nel merito della proposta di riforma, vale la pena premettere che, andando in questa direzione, verrebbero indeboliti (o compromessi) quei meccanismi di equilibrio costruiti principalmente su due organi costituzionali, vale a dire il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Nel rispetto delle opinioni di ognuno, verrebbe da chiedersi se sia proprio il caso e se sia il momento storico adatto per mettere mano a un sistema che, pur con tutti i limiti che ogni struttura conosce, ha garantito alla nostra Repubblica l’equilibrio. C’è chi dice che è un po’ come se la nostra Costituzione fosse stata scritta da sobri per evitare di andare fuori strada nel caso in cui il volante finisse in mano a qualcuno che sobrio non è. Si tratta di una provocazione, come nessuno dubita, oggi, del senso dello Stato di chi ricopre ruoli istituzionali. Le incertezze, però, stanno tutte nel futuro. Solo pochi anni fa, anche durante la prima presidenza Trump, nessuno, negli Stati Uniti, avrebbe immaginato un Presidente che brutalizza, nello Studio Ovale, un omologo alla guida di uno Stato invaso, o che minaccia l’occupazione della Groenlandia, o del Canada, o che evoca l’utilizzo di armi nucleari per chiudere una guerra senza senso da lui stesso intrapresa o che, sul fronte interno, invia una milizia privata che uccide impunemente cittadini americani inermi, o che rastrella e imprigiona bambini figli di immigrati asseritamente illegali.
È improbabile che qualcosa di simile possa accadere in Italia, non solo per il nostro sistema costituzionale, ma anche per una cultura civile e politica ben diversa da quella che ha prodotto l’attuale amministrazione americana. È indubbio che chi propone o sostiene il premierato non ha in mente di allinearsi sulle posizioni trumpiane più estreme e che non esiste alcun automatismo tra premierato e autoritarismi, guerre e detenzione di bambini. Tuttavia, una cosa è certa: se negli Stati Uniti avessero avuto la nostra Costituzione e il nostro sistema di contrappesi, molto di quello che si è verificato non sarebbe potuto accadere.
Se gli Usa avessero il nostro sistema di contrappesi e la nostra Costituzione
26 aprile 2026
Cuneo
(foto Pixabay)
Per chi è cresciuto in tempi nei quali il massimo della aggressività diplomatica erano i laconici comunicati dai quali si apprendeva che “il confronto tra le delegazioni è stato franco e schietto”, le volgarità e le contumelie di questi mesi sono ancora più stupefacenti. Fortunatamente, non tutti si sono allineati. Il Presidente Mattarella e Papa Leone, ognuno nel proprio ambito, sono tra coloro che continuano a rimanere dei riferimenti anche in fatto di rigore istituzionale e dignità.
Recenti sguaiate uscite di alcuni “grandi” alimentano le domande su come sia stato possibile che certe persone siano riuscite a raggiungere i vertici del potere e, forse in modo ancora più pressante, su come sia possibile che le democrazie, prima fra tutte gli Stati Uniti, non abbiano meccanismi sufficientemente efficaci per contenere i deragliamenti di chi ricopre ruoli di governo. Purtroppo, i problemi non sono limitati alla mancanza di buona educazione perché, come ha efficacemente detto Papa Leone: “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni”.
Che certi regimi illiberali producano autocrati non è una sorpresa come lo è per alcune velleità autoritarie in sistemi democratici. Per quanto la cosa possa disturbare, Trump e Netanyahu guidano delle democrazie; Israele e gli Stati Uniti, evidentemente, non hanno sviluppato sistemi di contenimento di quelle che, a tutti gli effetti, se anche non possono essere propriamente definite svolte autoritarie, sono, divenute sistematiche forzature dei processi democratici. Negli Stati Uniti, la Corte Suprema e il sistema giudiziario stanno facendo il possibile, ma stupisce l’impotenza del Congresso, nei fatti umiliato nelle sue prerogative.
La difficile fase che stiamo attraversando ha qualcosa da insegnare anche al vecchio continente e, in particolar modo, all’Italia. Con una certa regolarità nel nostro Paese qualcuno si lamenta che chi è al Governo non può governare perché la sua azione sarebbe limitata da non meglio precisati vincoli. Così, si propongono riforme istituzionali in ottica presidenziale che assumono vari connotati e nomi come avviene, oggi, per il “Premierato”. Senza voler entrare nel merito della proposta di riforma, vale la pena premettere che, andando in questa direzione, verrebbero indeboliti (o compromessi) quei meccanismi di equilibrio costruiti principalmente su due organi costituzionali, vale a dire il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale. Nel rispetto delle opinioni di ognuno, verrebbe da chiedersi se sia proprio il caso e se sia il momento storico adatto per mettere mano a un sistema che, pur con tutti i limiti che ogni struttura conosce, ha garantito alla nostra Repubblica l’equilibrio. C’è chi dice che è un po’ come se la nostra Costituzione fosse stata scritta da sobri per evitare di andare fuori strada nel caso in cui il volante finisse in mano a qualcuno che sobrio non è. Si tratta di una provocazione, come nessuno dubita, oggi, del senso dello Stato di chi ricopre ruoli istituzionali. Le incertezze, però, stanno tutte nel futuro. Solo pochi anni fa, anche durante la prima presidenza Trump, nessuno, negli Stati Uniti, avrebbe immaginato un Presidente che brutalizza, nello Studio Ovale, un omologo alla guida di uno Stato invaso, o che minaccia l’occupazione della Groenlandia, o del Canada, o che evoca l’utilizzo di armi nucleari per chiudere una guerra senza senso da lui stesso intrapresa o che, sul fronte interno, invia una milizia privata che uccide impunemente cittadini americani inermi, o che rastrella e imprigiona bambini figli di immigrati asseritamente illegali.
È improbabile che qualcosa di simile possa accadere in Italia, non solo per il nostro sistema costituzionale, ma anche per una cultura civile e politica ben diversa da quella che ha prodotto l’attuale amministrazione americana. È indubbio che chi propone o sostiene il premierato non ha in mente di allinearsi sulle posizioni trumpiane più estreme e che non esiste alcun automatismo tra premierato e autoritarismi, guerre e detenzione di bambini. Tuttavia, una cosa è certa: se negli Stati Uniti avessero avuto la nostra Costituzione e il nostro sistema di contrappesi, molto di quello che si è verificato non sarebbe potuto accadere.