editoriale

Referendum, guerre e Trump: cambierà l’azione di governo?

12 aprile 2026

Cuneo

Guido Crosetto Guido Crosetto Alla Camera dei deputati sono giorni di “informative”. Finalizzate a chiarire il senso di atti di chi governa, ma che aiutano a capire in quale direzione si muove l’azione di governo. Giovedì 9 aprile, a “informare” è chiamato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Martedì 6 è toccato al Ministro della Difesa Guido Crosetto. L’intervento di Crosetto verteva sull’uso delle basi americane in Italia in relazione alla guerra contro l’Iran. Nel nostro Paese sono presenti 7 basi statunitensi principali, supportate da oltre 120 installazioni minori (tra depositi, radar e stazioni radio) e circa 13.000 militari americani. Le basi sono: Aviano (Friuli-Venezia Giulia), Vicenza (Veneto), Camp Darby (Toscana), Sigonella (Sicilia), Napoli (Campania), Gaeta (Lazio - base navale), Ghedi (Lombardia - base aeronautica con armi nucleari). L’agire del governo, ha spiegato Crosetto, è stato improntato al rispetto degli accordi internazionali con la NATO e dei bilaterali con gli USA. Come tutti i governi precedenti. “Non ci sono Trump o Biden o Obama da una parte, Meloni, Draghi o Conte dall’altra. Ci sono gli Stati Uniti e l’Italia amici e alleati da 75 anni. Qualunque sia il colore politico di presidenti e governi che si alternano alla guida del paese”. “Rispettare gli accordi sulle basi USA in Italia non significa essere coinvolti in una guerra, ma adempiere con responsabilità a impegni previsti dalla legge. L’Italia non è in guerra, non siamo in guerra con l’Iran o altri stati, ma è parte della NATO e agisce nel pieno rispetto della Costituzione e dei trattati internazionali. L’utilizzo delle basi militari si inserisce in una linea di continuità seguita da tutti i governi, che negli anni hanno sempre applicato questi accordi senza mai metterli in discussione”. E gli accordi prevedono regole che noi applichiamo: quando l’uso delle basi avviene nel rispetto della legge li autorizziamo, quando sono fuori dagli accordi diciamo di no. “Non bisogna essere coraggiosi per dire di no agli USA se ci fanno una richiesta che non è possibile accettare. Noi non siamo difesi dal nostro coraggio, siamo difesi dal rispetto delle istituzioni, della legge e della nostra Costituzione.” “Nessun governo ha mai proposto una revisione di questi accordi”. E non è certo questo il momento per farlo. “In uno scenario internazionale sempre più teso e incerto, segnato da nuove minacce e da una crescente corsa agli armamenti, l’Italia deve mantenere equilibrio, responsabilità. In un momento così delicato, c’è bisogno di unità”. Ed è in questo appello che qualche osservatore vede un indicatore di cambiamento e di apertura del governo, almeno nei toni più cauti e rispettosi al di là delle contrapposizioni politiche. Se questo è, lo capiremo dalla Meloni nella sua “informativa sull’azione del governo”. L’esito del referendum, le ambiguità di un asservimento a Trump, del silenzio sul genocidio di Gaza e della guerra all’Iran, hanno completamente cambiato il clima politico nel Paese, spazzando via quell’aura di invincibilità che circondava la Meloni per evidenziarne fragilità ed errori. Riconoscere la sconfitta al referendum, senza atteggiarsi o minimizzarne il significato, sarebbe un buon segnale. Non lo sarebbe rifugiarsi nel solito “gli italiani non hanno capito”, o additare i responsabili nella squadra di governo che lei ha scelto e difeso anche quando era indifendibile. La novità per Meloni sarebbe riconoscere che qualcosa si è inceppato nel rapporto tra il governo e la maggioranza del Paese. E non per incomprensioni linguistiche, ma perché i temi prioritari del governo (separazione delle carriere, legge elettorale, decreti sicurezza) non sono prioritari per i cittadini. Le risposte che il governo ha dato ai problemi quotidiani (sanità, scuola, salari, potere di acquisto) in cui si dibattono gli italiani non sono quelle che essi si aspettavano. Alla Meloni i cittadini non chiedono la spiegazione della sua sconfitta, ma di capire le loro esigenze concrete e cambiare l’azione di governo per rispondere a queste esigenze.
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