(Foto Agensir)
“Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Questa celebre frase evangelica ha guidato il viaggio apostolico di Papa Leone XIV nel principato di Monaco il 28 marzo scorso, di cui sono stato testimone. Un viaggio storico (Paolo III era passato nel 1538) ed intensissimo, di appena nove ore, avvenuto alla vigilia della Settimana Santa e che è stato annunciato solo qualche settimana prima. Un vero “flash” di luce, il quale, anziché semplicemente abbagliare, ha piuttosto scaldato il cuore e, perché no, anche la fede di tante persone.
All’inizio di febbraio ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla delegazione monegasca ricevuta in Vaticano per ipotizzare l’itinerario e i contenuti della visita. Pochi giorni prima il Principe Alberto II aveva visitato il Santo Padre per rivolgergli l’invito ufficiale. Subito la diocesi si è animata di gruppi e di iniziative e poi, piano piano, il viaggio si è delineato.
L’arrivo all’eliporto è avvenuto alle 9 del mattino e sono iniziate una serie di incontri istituzionali e popolari allo stesso tempo. Le persone si sono assiepate con gioia ed entusiasmo nelle vie del centro e sulla piazza del Palazzo del Principe. I sacerdoti, le religiose ed i rappresentanti dei vari gruppi impegnati nei movimenti e nelle parrocchie hanno invece atteso in cattedrale.
Personalmente mi hanno colpito la pacatezza e la pace che emanano dal volto di Papa Leone. Uno sguardo sereno e profondo che ha incontrato gli occhi di tantissime persone che, come me, gli hanno stretto o baciato la mano. Pochi istanti, certo, ma che hanno fatto riecheggiare un altro passo celeberrimo: “fissatolo lo amò” come descrive più volte il Vangelo l’incontro tra Gesù e le persone intorno a Lui.
L’interrogativo posto dai media è stato pressante: perché proprio un viaggio a Monaco, un piccolo territorio, paradiso di persone abbienti e di manifestazioni scintillanti? La risposta è semplice: il Vangelo non esorcizza la ricchezza ma piuttosto l’arroganza che spesso da essa deriva. Ogni ricchezza infatti (economica, intellettuale o fisica), spesso, anziché renderci più felici, altruisti e generosi rischia di chiuderci in un egoismo cieco, sordo e muto ad ogni necessità. Un forte richiamo dunque, tutt’altro che retorico, ad aprire non solo il cuore ma anche tutte le nostre capacità e possibilità per creare un mondo migliore ed una società più responsabile. Insomma, come ha riproposto più volte il pontefice nei suoi differenti interventi durante la giornata, il Vangelo ci provoca ad essere persone più libere e generose, proprio nella misura delle vere ricchezze che ciascuno possiede e rappresenta. Abbandonare i pregiudizi ed i banali luoghi comuni che oppongono la ricchezza alla povertà, possono far maturare delle coscienze nuove, grate per ciò che hanno ricevuto o costruito e pronte a condividere e a creare.
Forte è stato anche il richiamo alla salvaguardia del creato, come pure alla integrazione vicendevole tra le diverse componenti di una società pluri-culturale che il Principato rappresenta. Molto intenso è stato anche il “bagno di folla” tra i giovani e con i dieci giovani/adulti catecumeni che riceveranno il battesimo nella prossima Pasqua. Le loro testimonianze sono state intense e toccanti ed hanno lasciato trasparire i sintomi di una forte domanda di Fede e di sacralità delle nuove generazioni, cui spesso gli adulti, anche all’interno della Chiesa, non sanno ancora del tutto interpretare e rispondere.
Per tutti il Papa ha avuto, come dicevo, parole dirette e sguardi profondi ma anche lungimiranti. Infine allo stadio vi è stato l’incontro spirituale e gioioso della celebrazione dell’Eucaristia. I canti popolari e la musica raffinata delle varie orchestre hanno fatto da gioiosa cornice ad una Messa sobria e solenne dove ancora una volta la voce del Papa è risuonata pacata ma ferma a difesa della vita e della giustizia sociale. Insomma, oltre al necessario rispetto dei diversi protocolli istituzionali, si è percepito tutto il calore di tante differenti umanità spinte verso un unico centro: quello di Gesù, unica vera Via Verità e Vita.
Mi hanno particolarmente sorpreso la generosa competenza e disponibilità di tutto il seguito papale come pure l’entusiasmo dell’impegno organizzativo e del servizio di migliaia di credenti e non credenti. Anche l’incontro con i rappresentanti delle varie confessioni cristiane del territorio, presenze storiche e radicate in tutta la Costa Azzurra, ha sottolineato la portata universale della Fede. La partenza intorno alle 18 ha segnato il termine di questa giornata così unica e particolare.
Ogni partecipante all’incontro con il Papa si è sentito non solo parte di quel corpo visibile della Chiesa che il Santo Padre rappresenta ma anche e soprattutto di quel corpo mistico invisibile di Cristo di cui ciascuno di noi è membra viva. Grazie Papa Leone. Ti vogliamo bene e sappiamo che anche tu ci vuoi bene. Il Buon Dio ci e ti benedica.
editoriale
(Foto Agensir)
“Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Questa celebre frase evangelica ha guidato il viaggio apostolico di Papa Leone XIV nel principato di Monaco il 28 marzo scorso, di cui sono stato testimone. Un viaggio storico (Paolo III era passato nel 1538) ed intensissimo, di appena nove ore, avvenuto alla vigilia della Settimana Santa e che è stato annunciato solo qualche settimana prima. Un vero “flash” di luce, il quale, anziché semplicemente abbagliare, ha piuttosto scaldato il cuore e, perché no, anche la fede di tante persone.
All’inizio di febbraio ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla delegazione monegasca ricevuta in Vaticano per ipotizzare l’itinerario e i contenuti della visita. Pochi giorni prima il Principe Alberto II aveva visitato il Santo Padre per rivolgergli l’invito ufficiale. Subito la diocesi si è animata di gruppi e di iniziative e poi, piano piano, il viaggio si è delineato.
L’arrivo all’eliporto è avvenuto alle 9 del mattino e sono iniziate una serie di incontri istituzionali e popolari allo stesso tempo. Le persone si sono assiepate con gioia ed entusiasmo nelle vie del centro e sulla piazza del Palazzo del Principe. I sacerdoti, le religiose ed i rappresentanti dei vari gruppi impegnati nei movimenti e nelle parrocchie hanno invece atteso in cattedrale.
Personalmente mi hanno colpito la pacatezza e la pace che emanano dal volto di Papa Leone. Uno sguardo sereno e profondo che ha incontrato gli occhi di tantissime persone che, come me, gli hanno stretto o baciato la mano. Pochi istanti, certo, ma che hanno fatto riecheggiare un altro passo celeberrimo: “fissatolo lo amò” come descrive più volte il Vangelo l’incontro tra Gesù e le persone intorno a Lui.
L’interrogativo posto dai media è stato pressante: perché proprio un viaggio a Monaco, un piccolo territorio, paradiso di persone abbienti e di manifestazioni scintillanti? La risposta è semplice: il Vangelo non esorcizza la ricchezza ma piuttosto l’arroganza che spesso da essa deriva. Ogni ricchezza infatti (economica, intellettuale o fisica), spesso, anziché renderci più felici, altruisti e generosi rischia di chiuderci in un egoismo cieco, sordo e muto ad ogni necessità. Un forte richiamo dunque, tutt’altro che retorico, ad aprire non solo il cuore ma anche tutte le nostre capacità e possibilità per creare un mondo migliore ed una società più responsabile. Insomma, come ha riproposto più volte il pontefice nei suoi differenti interventi durante la giornata, il Vangelo ci provoca ad essere persone più libere e generose, proprio nella misura delle vere ricchezze che ciascuno possiede e rappresenta. Abbandonare i pregiudizi ed i banali luoghi comuni che oppongono la ricchezza alla povertà, possono far maturare delle coscienze nuove, grate per ciò che hanno ricevuto o costruito e pronte a condividere e a creare.
Forte è stato anche il richiamo alla salvaguardia del creato, come pure alla integrazione vicendevole tra le diverse componenti di una società pluri-culturale che il Principato rappresenta. Molto intenso è stato anche il “bagno di folla” tra i giovani e con i dieci giovani/adulti catecumeni che riceveranno il battesimo nella prossima Pasqua. Le loro testimonianze sono state intense e toccanti ed hanno lasciato trasparire i sintomi di una forte domanda di Fede e di sacralità delle nuove generazioni, cui spesso gli adulti, anche all’interno della Chiesa, non sanno ancora del tutto interpretare e rispondere.
Per tutti il Papa ha avuto, come dicevo, parole dirette e sguardi profondi ma anche lungimiranti. Infine allo stadio vi è stato l’incontro spirituale e gioioso della celebrazione dell’Eucaristia. I canti popolari e la musica raffinata delle varie orchestre hanno fatto da gioiosa cornice ad una Messa sobria e solenne dove ancora una volta la voce del Papa è risuonata pacata ma ferma a difesa della vita e della giustizia sociale. Insomma, oltre al necessario rispetto dei diversi protocolli istituzionali, si è percepito tutto il calore di tante differenti umanità spinte verso un unico centro: quello di Gesù, unica vera Via Verità e Vita.
Mi hanno particolarmente sorpreso la generosa competenza e disponibilità di tutto il seguito papale come pure l’entusiasmo dell’impegno organizzativo e del servizio di migliaia di credenti e non credenti. Anche l’incontro con i rappresentanti delle varie confessioni cristiane del territorio, presenze storiche e radicate in tutta la Costa Azzurra, ha sottolineato la portata universale della Fede. La partenza intorno alle 18 ha segnato il termine di questa giornata così unica e particolare.
Ogni partecipante all’incontro con il Papa si è sentito non solo parte di quel corpo visibile della Chiesa che il Santo Padre rappresenta ma anche e soprattutto di quel corpo mistico invisibile di Cristo di cui ciascuno di noi è membra viva. Grazie Papa Leone. Ti vogliamo bene e sappiamo che anche tu ci vuoi bene. Il Buon Dio ci e ti benedica.
Perché proprio a Monaco il viaggio di Papa Leone
06 aprile 2026
Cuneo
(Foto Agensir)
“Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Questa celebre frase evangelica ha guidato il viaggio apostolico di Papa Leone XIV nel principato di Monaco il 28 marzo scorso, di cui sono stato testimone. Un viaggio storico (Paolo III era passato nel 1538) ed intensissimo, di appena nove ore, avvenuto alla vigilia della Settimana Santa e che è stato annunciato solo qualche settimana prima. Un vero “flash” di luce, il quale, anziché semplicemente abbagliare, ha piuttosto scaldato il cuore e, perché no, anche la fede di tante persone.
All’inizio di febbraio ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla delegazione monegasca ricevuta in Vaticano per ipotizzare l’itinerario e i contenuti della visita. Pochi giorni prima il Principe Alberto II aveva visitato il Santo Padre per rivolgergli l’invito ufficiale. Subito la diocesi si è animata di gruppi e di iniziative e poi, piano piano, il viaggio si è delineato.
L’arrivo all’eliporto è avvenuto alle 9 del mattino e sono iniziate una serie di incontri istituzionali e popolari allo stesso tempo. Le persone si sono assiepate con gioia ed entusiasmo nelle vie del centro e sulla piazza del Palazzo del Principe. I sacerdoti, le religiose ed i rappresentanti dei vari gruppi impegnati nei movimenti e nelle parrocchie hanno invece atteso in cattedrale.
Personalmente mi hanno colpito la pacatezza e la pace che emanano dal volto di Papa Leone. Uno sguardo sereno e profondo che ha incontrato gli occhi di tantissime persone che, come me, gli hanno stretto o baciato la mano. Pochi istanti, certo, ma che hanno fatto riecheggiare un altro passo celeberrimo: “fissatolo lo amò” come descrive più volte il Vangelo l’incontro tra Gesù e le persone intorno a Lui.
L’interrogativo posto dai media è stato pressante: perché proprio un viaggio a Monaco, un piccolo territorio, paradiso di persone abbienti e di manifestazioni scintillanti? La risposta è semplice: il Vangelo non esorcizza la ricchezza ma piuttosto l’arroganza che spesso da essa deriva. Ogni ricchezza infatti (economica, intellettuale o fisica), spesso, anziché renderci più felici, altruisti e generosi rischia di chiuderci in un egoismo cieco, sordo e muto ad ogni necessità. Un forte richiamo dunque, tutt’altro che retorico, ad aprire non solo il cuore ma anche tutte le nostre capacità e possibilità per creare un mondo migliore ed una società più responsabile. Insomma, come ha riproposto più volte il pontefice nei suoi differenti interventi durante la giornata, il Vangelo ci provoca ad essere persone più libere e generose, proprio nella misura delle vere ricchezze che ciascuno possiede e rappresenta. Abbandonare i pregiudizi ed i banali luoghi comuni che oppongono la ricchezza alla povertà, possono far maturare delle coscienze nuove, grate per ciò che hanno ricevuto o costruito e pronte a condividere e a creare.
Forte è stato anche il richiamo alla salvaguardia del creato, come pure alla integrazione vicendevole tra le diverse componenti di una società pluri-culturale che il Principato rappresenta. Molto intenso è stato anche il “bagno di folla” tra i giovani e con i dieci giovani/adulti catecumeni che riceveranno il battesimo nella prossima Pasqua. Le loro testimonianze sono state intense e toccanti ed hanno lasciato trasparire i sintomi di una forte domanda di Fede e di sacralità delle nuove generazioni, cui spesso gli adulti, anche all’interno della Chiesa, non sanno ancora del tutto interpretare e rispondere.
Per tutti il Papa ha avuto, come dicevo, parole dirette e sguardi profondi ma anche lungimiranti. Infine allo stadio vi è stato l’incontro spirituale e gioioso della celebrazione dell’Eucaristia. I canti popolari e la musica raffinata delle varie orchestre hanno fatto da gioiosa cornice ad una Messa sobria e solenne dove ancora una volta la voce del Papa è risuonata pacata ma ferma a difesa della vita e della giustizia sociale. Insomma, oltre al necessario rispetto dei diversi protocolli istituzionali, si è percepito tutto il calore di tante differenti umanità spinte verso un unico centro: quello di Gesù, unica vera Via Verità e Vita.
Mi hanno particolarmente sorpreso la generosa competenza e disponibilità di tutto il seguito papale come pure l’entusiasmo dell’impegno organizzativo e del servizio di migliaia di credenti e non credenti. Anche l’incontro con i rappresentanti delle varie confessioni cristiane del territorio, presenze storiche e radicate in tutta la Costa Azzurra, ha sottolineato la portata universale della Fede. La partenza intorno alle 18 ha segnato il termine di questa giornata così unica e particolare.
Ogni partecipante all’incontro con il Papa si è sentito non solo parte di quel corpo visibile della Chiesa che il Santo Padre rappresenta ma anche e soprattutto di quel corpo mistico invisibile di Cristo di cui ciascuno di noi è membra viva. Grazie Papa Leone. Ti vogliamo bene e sappiamo che anche tu ci vuoi bene. Il Buon Dio ci e ti benedica.