editoriale

Stabilicum: la proposta di legge che modificherà le regole del voto

29 marzo 2026

Cuneo

elezioni - urna e scheda “Stabilicum”: questa è la denominazione attribuita al progetto di nuova legge elettorale dai parlamentari che lo hanno formulato, con cui vorrebbero evidenziare (in un latino maccheronico) la stabilità di governo quale principale effetto delle nuove norme. Un effetto che già le precedenti quattro riforme elettorali (quelle del 1993, 2005, 2015 e 2017) si sono sforzate di perseguire senza riuscirci (infatti, in 4 delle 8 elezioni politiche svoltesi tra il 1994 ed il 2022 non è uscita dalle urne una maggioranza parlamentare ben definita). E che neppure questa nuova legge garantisce di ottenere. Le tre ipotesi della nuova legge La proposta prevede 3 ipotesi: 1) se nessuna coalizione di liste (o lista singola non coalizzata con altre) raggiunge il 35% dei voti (come avvenne nel 2013), tutti i seggi vengono ripartiti con regole proporzionali; 2) se almeno una coalizione ottiene una percentuale di voti compresa tra il 35% ed il 40% (come avvenne nel 2018), si svolge il ballottaggio tra le due coalizioni più votate; 3) se una coalizione ottiene più del 40% dei voti (come avvenne nel 2022), le spetta per legge la maggioranza assoluta dei seggi (anche qualora la coalizione seconda classificata abbia a sua volta ottenuto più del 40% dei voti). Quindi: nella prima ipotesi, la legge rinuncia a perseguire lo scopo dichiarato di garantire la stabilità di governo e/o della maggioranza parlamentare, perché prevede una ripartizione dei seggi puramente proporzionale; nelle altre due ipotesi prevede invece l’assegnazione di un premio di maggioranza alla coalizione più votata (al secondo o al primo turno). Più precisamente, essa prevede l’assegnazione di un bonus, di 70 seggi alla coalizione vincitrice alla Camera e di 35 seggi a quella vincitrice al Senato, grazie al quale tale coalizione potrebbe arrivare ad ottenere anche più il 60% dei seggi in ciascuna Camera (per la precisione, le spetterebbe il 60% dei seggi in palio nelle 18 Regioni in cui si voterebbe con sistema proporzionale; cui vanno aggiunti gli ulteriori seggi da essa ottenuti tra quelli in palio in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Circoscrizione Estero). Questo meccanismo non predetermina quindi un numero fisso di seggi da assegnare alla maggioranza, ma tendenzialmente esso dovrebbe attestarsi tra il 57,5% ed il 60% dei seggi; ponendosi così in conflitto con alcune delle prescrizioni dettate dalla sentenza 35/2017 della Corte Costituzionale, la quale aveva escluso la legittimità del ballottaggio tra le due coalizioni più votate alle elezioni politiche ed aveva altresì previsto che solo una coalizione che superi il 40% dei voti possa avere diritto ad un premio, che le assegni però il 55% dei seggi (soglia che, come detto, nella nuova proposta di legge verrebbe ad essere largamente superata). Inoltre, sotto il profilo “microelettorale (designazione degli eletti), la proposta di legge confligge anche con le previsioni della sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale, che ha imposto l’utilizzo delle preferenze nelle elezioni per Camera e Senato (possibilità per l’elettore di indicare quale sia il candidato da cui preferisce essere rappresentato), salva un’eccezione che già l’attuale “rosatellum” ha impropriamente fatto diventare la regola. Le liste bloccate e una casta immutabile La prima considerazione da fare è che la previsione di “liste bloccate” tende a perpetuare all’infinito l’incarico dei parlamentari attuali, con un meccanismo che predetermina il nome degli eletti (= quelli che si trovano ai primi posti di ciascuna lista) anziché farlo scegliere degli elettori. Siccome questa situazione perdura ormai da vent’anni, c’è il rischio concreto di dare vita ad una casta immutabile di parlamentari. Una crescente instabilità normativa La seconda considerazione è che l’accresciuta stabilità dei Governi, intervenuta dal 1996 in poi per effetto di leggi elettorali che hanno puntato a creare artificiosamente delle maggioranze, ha paradossalmente generato una crescente instabilità normativa. Infatti, ciascun Governo ha erroneamente ritenuto di poter scrivere nuove leggi, su qualsiasi argomento, senza tenere conto delle osservazioni delle opposizioni; che le hanno riscritte quasi per intero non appena ne hanno avuta la possibilità, creando un caos normativo senza precedenti. Avere un Governo più stabile non significa, quindi, automaticamente avere leggi migliori; la maggioranza dovrebbe sempre dialogare in Parlamento con la minoranza, soprattutto quando (come già accade nel momento attuale) la maggioranza parlamentare è espressione una minoranza degli elettori, sicché dovrebbe tenere conto anche dell’opinione del rimanente 56,5% di elettori che non l’hanno votata. Con le nuove norme si istituzionalizzerebbe quindi questo rapporto invertito, per cui spetterebbe il 60% dei seggi a chi ha ottenuto circa il 43% dei voti ed il 40% dei seggi a chi invece ha ottenuto circa il 57% dei voti. Solo un “nuovo” rosatellum La terza considerazione è che questa nuova proposta di legge elettorale non è altro che la parziale riscrittura della pessima legge elettorale attualmente vigente (il c.d. “rosatellum”, in vigore dal 2017), della quale corregge solo alcuni difetti, lasciandone inalterati altri. In particolare, l’attuale meccanismo di ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni è così farraginoso che ancora a luglio 2025 (quindi, a quasi 3 anni di distanza dalle elezioni di settembre 2022!) è stato riassegnato un seggio delle Puglia. Ciò in quanto prevede un procedimento inverso a quello che sarebbe opportuno: anziché ripartire per primi i seggi spettanti al partito che ne ha ottenuti di meno, per poi passare al penultimo e arrivando solo alla fine ad assegnare quelli del partito più votato (che sono i più semplici da gestire), fa invece l’esatto contrario (cioè parte dal primo partito), generando un complicato rebus che neppure le applicazioni informatiche sono in grado di risolvere. Quest’ultima assurdità rende evidente che anzitutto quando si scrive una legge elettorale bisognerebbe anche fare dei test di prova per vedere se in concreto i meccanismi da essa previsti funzionino; e che inoltre questi meccanismi dovrebbero essere il più semplici e lineari possibile, sia per rendere concretamente applicabili i conteggi previsti, sia per renderli verificabili per chiunque (partiti, elettori, istituzioni) abbia interesse a controllarne la correttezza. In definitiva, c’è poco da sperare nella capacità dei giocatori di sapersi scrivere delle “regole del gioco” che tengano conto dei diritti di tutti, in particolare di quelli del cittadino-elettore, al quale dovrebbe giustamente competere il ruolo di arbitro, chiamato sia a scegliere i nominativi di chi viene eletto, sia a decidere da quale forza politica vuole essere rappresentato. Le altre proposte di legge “Voto Libeguale” Nel corso degli anni sono quindi nate delle associazioni di elettori che cercano di rendere evidente la necessità che la legge elettorale rispetti il ruolo centrale assegnato dalla Costituzione all’elettore; ma faticano a diffondere il loro messaggio, anche per l’evidente ostilità degli eletti. Al riguardo, va segnalato che è ancora in corso la raccolta-firme per le tre proposte di legge depositate dall’associazione “Voto Libeguale”, che si propongono di correggere quantomeno i principali difetti della legge attualmente vigente; correzione che sarebbe auspicabile se nel 2027 si andrà ancora a votare con questa legge, nel caso in cui l’attuale proposta di riforma – qui sopra descritta – cadesse nel nulla. Le si può consultare sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia, oppure su quello dell’associazione (www.votolibeguale.it). Esse mirano a: ripristinare il controllo degli elettori sugli eletti, attraverso l’introduzione del voto di preferenza (o, in alternativa, di elezioni “primarie” obbligatorie per ogni lista) e l’abolizione della possibilità di pluricandidature della stessa persona in più collegi; attribuire all’elettore il “voto disgiunto” per la parte maggioritaria e la parte proporzionale dell’attuale legge; ridurre il numero di firme necessarie per la presentazione di una lista e abolire le “soglie di sbarramento” che attualmente escludono le piccole liste dalla ripartizione dei seggi.
Scuola primaria di boves stabilicum riforma elettorale

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