(foto Pixabay)
Nella follia delle guerre che devastano il pianeta seminando distruzione e morte, anche l’economia soffre pesantemente. Nei paesi direttamente toccati dalla guerra, ma anche a casa nostra. Basti pensare ai rincari dei prodotti energetici o ai crolli di Borsa di questi giorni. C’è tuttavia un mercato che grazie alle guerre prospera come non mai: quello delle armi, che nel 2024 ha superato nel mondo i 2700 miliardi di dollari.
Tra protagonisti di questo mercato, ci sono l’Europa e l’Italia, che figura tra i primissimi esportatori mondiali di armi per un giro di affari di circa 8 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati sui flussi internazionali di armi pubblicati dallo Stochholm International Peace Research Institute, un istituto internazionale di ricerca che ha sede a Stoccolma.
Nel periodo 2021-2025, i Paesi europei, hanno più che triplicato le importazioni di armi rispetto ai cinque anni precedenti. Una parte consistente di questi acquisti è stata girata all’Ucraina invasa dalla Russia. Ma una gran quantità di armi va a rafforzare le capacità militari di ogni paese contro la minaccia percepita dalla Russia.
Di fatto, secondo l’Istituto, l’importazione di armi da parte dell’Europa è cresciuta del 210%, e per la prima volta dagli anni Sessanta l’Europa è diventata la prima regione mondiale per acquisizioni militari, con il 33% del totale mondiale.
La classifica dei maggiori importatori di armi negli ultimi cinque anni, è guidata dall’Ucraina, a cui è andato il 9,7% di tutti i trasferimenti mondiali, seguita da Polonia, e Regno Unito. I 29 Paesi europei che fanno parte della Nato hanno aumentato le importazioni del 143%.
La maggior parte degli armamenti sono forniti dagli USA, con il 58% . E per la prima volta in vent’anni, la destinazione principale dell’export americano non è più il Medio Oriente ma l’Europa, con un incremento pari a +217%.
L’Europa, a sua volta, è una grande produttrice di armi che esporta fuori dall’Europa. L’Italia nell’ultimo quinquennio è passata dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei fornitori di armi, con il 5,1% del totale. Le esportazioni italiane di armamenti sono cresciute del 157%. Più della metà destinate al Medio Oriente (59%), il 16% è andato in Asia e Oceania e il 13% in Europa.
“Non c’è autonomia strategica in un’Europa che finanzia con risorse pubbliche l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi – è l’accusa della Rete Italiana Pace e Disarmo –. Ciò che viene presentato come emancipazione è un trasferimento massiccio di denaro pubblico europeo verso il complesso militare-industriale-finanziario, in larga misura con base negli Stati Uniti”. E il dato sull’export italiano in aumento “smonta definitivamente la narrazione che il governo e gli ambienti legati all’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della Legge 185/90 (che fissa limiti e obblighi di trasparenza), secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi”. I dati dell’Istituto mostrano il contrario: “L’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della Legge. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello”.
Con l’avallo dello Stato, che deve autorizzare qualsiasi vendita, i produttori italiani di armi (Leonardo, Fincantieri e Beretta sono le tre grandi aziende del settore) stanno facendo grandi affari. E i divieti imposti dalla legge di vendere a paesi in guerra, che violano i diritti umani o sono sotto embargo internazionale, vengono aggirati con tanti stratagemmi, il più semplice è la triangolazione con paesi alleati che acquistano dalle imprese italiane e poi girano gli acquisti ad altri paesi.
Chi governa l’Italia chiude non uno ma tutti e due gli occhi. Assumendosi una enorme responsabilità politica e morale.
editoriale
(foto Pixabay)
Nella follia delle guerre che devastano il pianeta seminando distruzione e morte, anche l’economia soffre pesantemente. Nei paesi direttamente toccati dalla guerra, ma anche a casa nostra. Basti pensare ai rincari dei prodotti energetici o ai crolli di Borsa di questi giorni. C’è tuttavia un mercato che grazie alle guerre prospera come non mai: quello delle armi, che nel 2024 ha superato nel mondo i 2700 miliardi di dollari.
Tra protagonisti di questo mercato, ci sono l’Europa e l’Italia, che figura tra i primissimi esportatori mondiali di armi per un giro di affari di circa 8 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati sui flussi internazionali di armi pubblicati dallo Stochholm International Peace Research Institute, un istituto internazionale di ricerca che ha sede a Stoccolma.
Nel periodo 2021-2025, i Paesi europei, hanno più che triplicato le importazioni di armi rispetto ai cinque anni precedenti. Una parte consistente di questi acquisti è stata girata all’Ucraina invasa dalla Russia. Ma una gran quantità di armi va a rafforzare le capacità militari di ogni paese contro la minaccia percepita dalla Russia.
Di fatto, secondo l’Istituto, l’importazione di armi da parte dell’Europa è cresciuta del 210%, e per la prima volta dagli anni Sessanta l’Europa è diventata la prima regione mondiale per acquisizioni militari, con il 33% del totale mondiale.
La classifica dei maggiori importatori di armi negli ultimi cinque anni, è guidata dall’Ucraina, a cui è andato il 9,7% di tutti i trasferimenti mondiali, seguita da Polonia, e Regno Unito. I 29 Paesi europei che fanno parte della Nato hanno aumentato le importazioni del 143%.
La maggior parte degli armamenti sono forniti dagli USA, con il 58% . E per la prima volta in vent’anni, la destinazione principale dell’export americano non è più il Medio Oriente ma l’Europa, con un incremento pari a +217%.
L’Europa, a sua volta, è una grande produttrice di armi che esporta fuori dall’Europa. L’Italia nell’ultimo quinquennio è passata dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei fornitori di armi, con il 5,1% del totale. Le esportazioni italiane di armamenti sono cresciute del 157%. Più della metà destinate al Medio Oriente (59%), il 16% è andato in Asia e Oceania e il 13% in Europa.
“Non c’è autonomia strategica in un’Europa che finanzia con risorse pubbliche l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi – è l’accusa della Rete Italiana Pace e Disarmo –. Ciò che viene presentato come emancipazione è un trasferimento massiccio di denaro pubblico europeo verso il complesso militare-industriale-finanziario, in larga misura con base negli Stati Uniti”. E il dato sull’export italiano in aumento “smonta definitivamente la narrazione che il governo e gli ambienti legati all’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della Legge 185/90 (che fissa limiti e obblighi di trasparenza), secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi”. I dati dell’Istituto mostrano il contrario: “L’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della Legge. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello”.
Con l’avallo dello Stato, che deve autorizzare qualsiasi vendita, i produttori italiani di armi (Leonardo, Fincantieri e Beretta sono le tre grandi aziende del settore) stanno facendo grandi affari. E i divieti imposti dalla legge di vendere a paesi in guerra, che violano i diritti umani o sono sotto embargo internazionale, vengono aggirati con tanti stratagemmi, il più semplice è la triangolazione con paesi alleati che acquistano dalle imprese italiane e poi girano gli acquisti ad altri paesi.
Chi governa l’Italia chiude non uno ma tutti e due gli occhi. Assumendosi una enorme responsabilità politica e morale.
Le armi devastano e uccidono ma sono un grande affare
15 marzo 2026
Cuneo
(foto Pixabay)
Nella follia delle guerre che devastano il pianeta seminando distruzione e morte, anche l’economia soffre pesantemente. Nei paesi direttamente toccati dalla guerra, ma anche a casa nostra. Basti pensare ai rincari dei prodotti energetici o ai crolli di Borsa di questi giorni. C’è tuttavia un mercato che grazie alle guerre prospera come non mai: quello delle armi, che nel 2024 ha superato nel mondo i 2700 miliardi di dollari.
Tra protagonisti di questo mercato, ci sono l’Europa e l’Italia, che figura tra i primissimi esportatori mondiali di armi per un giro di affari di circa 8 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati sui flussi internazionali di armi pubblicati dallo Stochholm International Peace Research Institute, un istituto internazionale di ricerca che ha sede a Stoccolma.
Nel periodo 2021-2025, i Paesi europei, hanno più che triplicato le importazioni di armi rispetto ai cinque anni precedenti. Una parte consistente di questi acquisti è stata girata all’Ucraina invasa dalla Russia. Ma una gran quantità di armi va a rafforzare le capacità militari di ogni paese contro la minaccia percepita dalla Russia.
Di fatto, secondo l’Istituto, l’importazione di armi da parte dell’Europa è cresciuta del 210%, e per la prima volta dagli anni Sessanta l’Europa è diventata la prima regione mondiale per acquisizioni militari, con il 33% del totale mondiale.
La classifica dei maggiori importatori di armi negli ultimi cinque anni, è guidata dall’Ucraina, a cui è andato il 9,7% di tutti i trasferimenti mondiali, seguita da Polonia, e Regno Unito. I 29 Paesi europei che fanno parte della Nato hanno aumentato le importazioni del 143%.
La maggior parte degli armamenti sono forniti dagli USA, con il 58% . E per la prima volta in vent’anni, la destinazione principale dell’export americano non è più il Medio Oriente ma l’Europa, con un incremento pari a +217%.
L’Europa, a sua volta, è una grande produttrice di armi che esporta fuori dall’Europa. L’Italia nell’ultimo quinquennio è passata dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei fornitori di armi, con il 5,1% del totale. Le esportazioni italiane di armamenti sono cresciute del 157%. Più della metà destinate al Medio Oriente (59%), il 16% è andato in Asia e Oceania e il 13% in Europa.
“Non c’è autonomia strategica in un’Europa che finanzia con risorse pubbliche l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi – è l’accusa della Rete Italiana Pace e Disarmo –. Ciò che viene presentato come emancipazione è un trasferimento massiccio di denaro pubblico europeo verso il complesso militare-industriale-finanziario, in larga misura con base negli Stati Uniti”. E il dato sull’export italiano in aumento “smonta definitivamente la narrazione che il governo e gli ambienti legati all’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della Legge 185/90 (che fissa limiti e obblighi di trasparenza), secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi”. I dati dell’Istituto mostrano il contrario: “L’industria militare italiana ha più che raddoppiato il proprio export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della Legge. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello”.
Con l’avallo dello Stato, che deve autorizzare qualsiasi vendita, i produttori italiani di armi (Leonardo, Fincantieri e Beretta sono le tre grandi aziende del settore) stanno facendo grandi affari. E i divieti imposti dalla legge di vendere a paesi in guerra, che violano i diritti umani o sono sotto embargo internazionale, vengono aggirati con tanti stratagemmi, il più semplice è la triangolazione con paesi alleati che acquistano dalle imprese italiane e poi girano gli acquisti ad altri paesi.
Chi governa l’Italia chiude non uno ma tutti e due gli occhi. Assumendosi una enorme responsabilità politica e morale.