editoriale

La Festa della donna sia celebrare la collaborazione piuttosto che il contrasto

08 marzo 2026

Cuneo

Mimosa (foto Pixabay) (foto Pixabay) Festeggiare noi donne significa festeggiare una parte significativa dell’esperienza umana: creatività, accoglienza, contatto viscerale e immediato con l’humus emozionale e significa festeggiare il potere generativo insito in ogni essere umano. Donna o uomo, adulto o bambino, giovane o anziano. Per troppo tempo siamo stati ergastolani di una cultura asfittica che creava divisioni, barriere, stereotipie e schemi rigidi.E credo che l’energia che i nostri giovani e la generazione Z ha messo nel promuovere visioni fluide dell’orientamento sessuale e del genere possa anche essere letta come contrasto e spinta evolutiva per superare queste rigidità ancronistiche. È vero che tra uomo e donna ci sono predisposizioni differenti di attitudini, gusti, desideri, propensioni. La neuropsichiatra Louann Brizendine nel noto saggio ‘Il cervello delle donne’ ha ben documentato come gli ormoni femminili, progesterone ed estrogeni, abbiano un impatto notevole nel plasmare e modificare durante le fasi di vita il cervello femminile caratterizzandolo appunto verso la cura, la spinta relazionale e la sensibilità emotiva. Ma questa differenza non esclude che in entrambi i sessi ci siano predisposizioni universali e comuni, che la cultura ha teso ad enfatizzare e irrigidire opponendo ciò che potrebbe essere, ed auspichiamo diventi, complementare. In tutte le sfere di vita, private e pubbliche, affettive e lavorative. L’enfasi sul modello maschile nel mondo professionale ha portato a premiare esclusivamente la logica della prestazione e del rigore, creando spesso ambienti asettici e competitivi dove è premiante mostrarsi come pura ragione e logica escludendo le emozioni e dove viene richiesta una dedizione totale e assoluta al lavoro a scapito di altre sfere di vita, come le relazioni, la generosità e la cura del proprio benessere. La centratura esclusiva sul fare e sul raggiungere più obiettivi possibili nel minor tempo sclerotizza un modello mentale lineare, burocratico e analitico che penalizza creatività, originalità nel trovare nuove soluzioni e ostacola un clima collaborativo e di fiducia reciproca. Ridare spazio al pensiero femminile e alla ‘dimensione donna’ può essere la strada per favorire il recupero delle motivazioni profonde per cui si lavora, ovvero contribuire ed essere utili alla propria comunità, diventare generativi grazie alle proprie abilità e attitudini e per far nascere nuovi equilibri tra i vari spazi di vita: personali, familiari e sociali. Dietro lo slogan diffuso nel pensiero comune, che attribuisce la capacità di multi tasking prevalentemente alle donne, si nasconde un insegnamento saggio: valorizzare e dare spazio al femminile, presente in ogni essere umano, come affermava lo psicoanalista Carl Jung, vuol dire favorire l’accoglienza delle diversità e avviare un percorso di integrazione fra parti. Jung ricordava che l’apice della maturità e del benessere individuale e collettivo, che coincide con il sé, si raggiunge grazie all’integrazione fra tutte le dimensioni che ci appartengono e tra queste l’integrazione tra maschile e femminile è essenziale.  Per  l’uomo è fonte di equilibrio riconoscere e integrare la sua parte femminile, denominata Anima, come lo è per la donna assimilare la sua dimensione maschile, definito Animus. Ricorrendo al pensiero platonico e alla visione orientale possiamo affermare che il benessere nasce dal riconoscimento e dall’integrazione degli opposti. Che la festa della donna sia per ognuna e ognuno di noi la celebrazione della collaborazione piuttosto che del contrasto, della generatività al posto della sterilità e dello stare al mondo in modo aperto, generoso emozionale. E autentico.
Collaborazione Maschile Festa della donna Femminile Integrazione Massucco Costruzioni

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