Nato a San Rocco Bernezzo il 3 dicembre 1885 frequentò il Seminario e si plasmò alla scuola dello zio Aniano Lovera, arciprete di Montemale, parrocchia di montagna dove la vita era segnata dal duro lavoro a dalla miseria. Ordinato sacerdote il 13 giugno 1908 fu inviato come vicecurato a Vernante. Due anni dopo era nominato Cancelliere della Curia Vescovile e insegnante di Storia Ecclesiastica presso il Seminario.
Pochi anni ancora e l’Italia si sarebbe avviata a vivere mezzo secolo di sofferenze, anni che forgiarono don Oggerocome uomo e come prete. Sempre al servizio del Vangelo gli avvenimenti dolorosi interpellarono la sua coscienza e lo portarono a schierarsi in difesa delle persone, qualunque fosse il loro credo religioso.
Nel 1914 dava vita come co-fondatore al Circolo giovanile Excelsior che raccoglieva giovani di tutti i ceti popolari. Nel ‘16 era nominato cappellano presso le carceri di Cuneo; quando il 12 maggio 1931 diventerà parroco di Sant’Ambrogio troverà la Compagnia delle Lauretane, signore che si dedicavano all’assistenza delle donne detenute. Nell’archivio parrocchiale esistono documenti firmati da don Oggero di presentazione e garanzia per le signore visitatrici delle recluse.
Negli anni 1917-19 collaborava a Lo Stendardo, giornale cattolico cuneese, con articoli in cui difendeva i diritti e le libertà.
Gli anni del fascismo lo confermarono ulteriormente nelle scelte di vita. Nel 1923 pubblicamente affermava che i giovani cattolici, secondo lo Statuto delle loro Associazioni, non potevano partecipare a manifestazioni indette dai partiti politici. Evidente era il riferimento al Partito Nazionale Fascista che aveva convocato la gioventù per l’anniversario della marcia su Roma. Nell’ottobre del 1924 si opponeva a che il Console della Milizia Fascista fosse invitato ad una funzione religiosa. Il 7 luglio 1924 era delegato per Cuneo nel Consiglio di amministrazione del neonato giornale cattolico regionale Il Corriere con sede a Torino, fondato proprio quando le violenze contro la stampa cattolica si facevano più frequenti. Per sostenere la nuova testata don Oggero avviava pubblicamente in città una capillare propaganda.
Ormai la scelta era stata maturata e ciò gli procurò non poche sofferenze: “fu malmenato a Roma dai Carabinieri, a Mondovì dai Socialisti, a Bra dai Comunisti e a Cuneo dai fascisti” così di lui diceva don Stoppa. Tutto ciò senza che don Oggero fosse un sovversivo, semplicemente viveva nel suo tempo secondo il Vangelo.
Vennero poi la guerra e la Resistenza: anche in quegli avvenimenti don Antonio si tenne al di sopra delle parti, difensore coraggioso dei diritti, sempre solo guidato dalla carità. In proposito don Carlo Falco scriveva: “Il suo ricordo poi è legato al movimento della Resistenza, egli è una testimonianza fra le più valide di quanto il clero cuneese abbia operato in quel periodo nella prudenza e nel lavoro nascosto, la sua canonica fu una vera fucina di resistenza … Don Oggero salvò uomini e situazioni e ne fanno fede le testimonianze che gli furono date da uomini di tutte le correnti”.
Con la fine della guerra soprattutto nella Cuneo vecchia rimanevano ampie sacche di miseria. Molti sfollati avevano trovato casa nella ex caserma Leutrum e ad essi rivolse l’attenzione don Oggero. Il problema era particolarmente urgente per le famiglie con bambini sotto i tre anni; per questi don Antonio organizzò un regolare nido nella stessa caserma che affidò a personale laico regolarmente assunto. Con l’aiuto di persone volontarie trovava i finanziamenti coinvolgendo compagnie teatrali, banche, circoli cittadini, scuole della città, ditte locali. La frequenza era del tutto gratuita, l’asilo restava aperto tutto l’anno ed i frequentanti furono prestissimo una ventina, il massimo della capienza. Il nido funzionò fino al 1955 quando passò come sezione speciale all’asilo Bono, conservando la gratuità per le famiglie più povere.
L’attività di don Oggero in favore della povera gente continuò fino alla morte avvenuta a 90 anni il 23 marzo 1976 dopo aver condiviso la vita con i suoi parrocchiani per 44 anni.
editoriale
Nato a San Rocco Bernezzo il 3 dicembre 1885 frequentò il Seminario e si plasmò alla scuola dello zio Aniano Lovera, arciprete di Montemale, parrocchia di montagna dove la vita era segnata dal duro lavoro a dalla miseria. Ordinato sacerdote il 13 giugno 1908 fu inviato come vicecurato a Vernante. Due anni dopo era nominato Cancelliere della Curia Vescovile e insegnante di Storia Ecclesiastica presso il Seminario.
Pochi anni ancora e l’Italia si sarebbe avviata a vivere mezzo secolo di sofferenze, anni che forgiarono don Oggerocome uomo e come prete. Sempre al servizio del Vangelo gli avvenimenti dolorosi interpellarono la sua coscienza e lo portarono a schierarsi in difesa delle persone, qualunque fosse il loro credo religioso.
Nel 1914 dava vita come co-fondatore al Circolo giovanile Excelsior che raccoglieva giovani di tutti i ceti popolari. Nel ‘16 era nominato cappellano presso le carceri di Cuneo; quando il 12 maggio 1931 diventerà parroco di Sant’Ambrogio troverà la Compagnia delle Lauretane, signore che si dedicavano all’assistenza delle donne detenute. Nell’archivio parrocchiale esistono documenti firmati da don Oggero di presentazione e garanzia per le signore visitatrici delle recluse.
Negli anni 1917-19 collaborava a Lo Stendardo, giornale cattolico cuneese, con articoli in cui difendeva i diritti e le libertà.
Gli anni del fascismo lo confermarono ulteriormente nelle scelte di vita. Nel 1923 pubblicamente affermava che i giovani cattolici, secondo lo Statuto delle loro Associazioni, non potevano partecipare a manifestazioni indette dai partiti politici. Evidente era il riferimento al Partito Nazionale Fascista che aveva convocato la gioventù per l’anniversario della marcia su Roma. Nell’ottobre del 1924 si opponeva a che il Console della Milizia Fascista fosse invitato ad una funzione religiosa. Il 7 luglio 1924 era delegato per Cuneo nel Consiglio di amministrazione del neonato giornale cattolico regionale Il Corriere con sede a Torino, fondato proprio quando le violenze contro la stampa cattolica si facevano più frequenti. Per sostenere la nuova testata don Oggero avviava pubblicamente in città una capillare propaganda.
Ormai la scelta era stata maturata e ciò gli procurò non poche sofferenze: “fu malmenato a Roma dai Carabinieri, a Mondovì dai Socialisti, a Bra dai Comunisti e a Cuneo dai fascisti” così di lui diceva don Stoppa. Tutto ciò senza che don Oggero fosse un sovversivo, semplicemente viveva nel suo tempo secondo il Vangelo.
Vennero poi la guerra e la Resistenza: anche in quegli avvenimenti don Antonio si tenne al di sopra delle parti, difensore coraggioso dei diritti, sempre solo guidato dalla carità. In proposito don Carlo Falco scriveva: “Il suo ricordo poi è legato al movimento della Resistenza, egli è una testimonianza fra le più valide di quanto il clero cuneese abbia operato in quel periodo nella prudenza e nel lavoro nascosto, la sua canonica fu una vera fucina di resistenza … Don Oggero salvò uomini e situazioni e ne fanno fede le testimonianze che gli furono date da uomini di tutte le correnti”.
Con la fine della guerra soprattutto nella Cuneo vecchia rimanevano ampie sacche di miseria. Molti sfollati avevano trovato casa nella ex caserma Leutrum e ad essi rivolse l’attenzione don Oggero. Il problema era particolarmente urgente per le famiglie con bambini sotto i tre anni; per questi don Antonio organizzò un regolare nido nella stessa caserma che affidò a personale laico regolarmente assunto. Con l’aiuto di persone volontarie trovava i finanziamenti coinvolgendo compagnie teatrali, banche, circoli cittadini, scuole della città, ditte locali. La frequenza era del tutto gratuita, l’asilo restava aperto tutto l’anno ed i frequentanti furono prestissimo una ventina, il massimo della capienza. Il nido funzionò fino al 1955 quando passò come sezione speciale all’asilo Bono, conservando la gratuità per le famiglie più povere.
L’attività di don Oggero in favore della povera gente continuò fino alla morte avvenuta a 90 anni il 23 marzo 1976 dopo aver condiviso la vita con i suoi parrocchiani per 44 anni.
Gli anni difficili di Monsignor Antonio Oggero, sempre dalla parte dei diritti e della libertà
01 marzo 2026
Cuneo
Nato a San Rocco Bernezzo il 3 dicembre 1885 frequentò il Seminario e si plasmò alla scuola dello zio Aniano Lovera, arciprete di Montemale, parrocchia di montagna dove la vita era segnata dal duro lavoro a dalla miseria. Ordinato sacerdote il 13 giugno 1908 fu inviato come vicecurato a Vernante. Due anni dopo era nominato Cancelliere della Curia Vescovile e insegnante di Storia Ecclesiastica presso il Seminario.
Pochi anni ancora e l’Italia si sarebbe avviata a vivere mezzo secolo di sofferenze, anni che forgiarono don Oggerocome uomo e come prete. Sempre al servizio del Vangelo gli avvenimenti dolorosi interpellarono la sua coscienza e lo portarono a schierarsi in difesa delle persone, qualunque fosse il loro credo religioso.
Nel 1914 dava vita come co-fondatore al Circolo giovanile Excelsior che raccoglieva giovani di tutti i ceti popolari. Nel ‘16 era nominato cappellano presso le carceri di Cuneo; quando il 12 maggio 1931 diventerà parroco di Sant’Ambrogio troverà la Compagnia delle Lauretane, signore che si dedicavano all’assistenza delle donne detenute. Nell’archivio parrocchiale esistono documenti firmati da don Oggero di presentazione e garanzia per le signore visitatrici delle recluse.
Negli anni 1917-19 collaborava a Lo Stendardo, giornale cattolico cuneese, con articoli in cui difendeva i diritti e le libertà.
Gli anni del fascismo lo confermarono ulteriormente nelle scelte di vita. Nel 1923 pubblicamente affermava che i giovani cattolici, secondo lo Statuto delle loro Associazioni, non potevano partecipare a manifestazioni indette dai partiti politici. Evidente era il riferimento al Partito Nazionale Fascista che aveva convocato la gioventù per l’anniversario della marcia su Roma. Nell’ottobre del 1924 si opponeva a che il Console della Milizia Fascista fosse invitato ad una funzione religiosa. Il 7 luglio 1924 era delegato per Cuneo nel Consiglio di amministrazione del neonato giornale cattolico regionale Il Corriere con sede a Torino, fondato proprio quando le violenze contro la stampa cattolica si facevano più frequenti. Per sostenere la nuova testata don Oggero avviava pubblicamente in città una capillare propaganda.
Ormai la scelta era stata maturata e ciò gli procurò non poche sofferenze: “fu malmenato a Roma dai Carabinieri, a Mondovì dai Socialisti, a Bra dai Comunisti e a Cuneo dai fascisti” così di lui diceva don Stoppa. Tutto ciò senza che don Oggero fosse un sovversivo, semplicemente viveva nel suo tempo secondo il Vangelo.
Vennero poi la guerra e la Resistenza: anche in quegli avvenimenti don Antonio si tenne al di sopra delle parti, difensore coraggioso dei diritti, sempre solo guidato dalla carità. In proposito don Carlo Falco scriveva: “Il suo ricordo poi è legato al movimento della Resistenza, egli è una testimonianza fra le più valide di quanto il clero cuneese abbia operato in quel periodo nella prudenza e nel lavoro nascosto, la sua canonica fu una vera fucina di resistenza … Don Oggero salvò uomini e situazioni e ne fanno fede le testimonianze che gli furono date da uomini di tutte le correnti”.
Con la fine della guerra soprattutto nella Cuneo vecchia rimanevano ampie sacche di miseria. Molti sfollati avevano trovato casa nella ex caserma Leutrum e ad essi rivolse l’attenzione don Oggero. Il problema era particolarmente urgente per le famiglie con bambini sotto i tre anni; per questi don Antonio organizzò un regolare nido nella stessa caserma che affidò a personale laico regolarmente assunto. Con l’aiuto di persone volontarie trovava i finanziamenti coinvolgendo compagnie teatrali, banche, circoli cittadini, scuole della città, ditte locali. La frequenza era del tutto gratuita, l’asilo restava aperto tutto l’anno ed i frequentanti furono prestissimo una ventina, il massimo della capienza. Il nido funzionò fino al 1955 quando passò come sezione speciale all’asilo Bono, conservando la gratuità per le famiglie più povere.
L’attività di don Oggero in favore della povera gente continuò fino alla morte avvenuta a 90 anni il 23 marzo 1976 dopo aver condiviso la vita con i suoi parrocchiani per 44 anni.