(foto Ansa/Sir)
Maga e Woke sono due parole di recente importazione dagli Stati Uniti che incontriamo quotidianamente in televisione e sui giornali.
MAGA sta per “Make America Great Again”, letteralmente: “Rendi l’America grande di nuovo”. È il movimento politico e culturale conservatore e nazionalista nato una trentina di anni fa e che ha portato all’elezione di Donald Trump alla presidenza. I suoi intenti dichiarati sono: controllo dell’immigrazione, protezionismo economico, sottomissione di poteri e istituzioni federali, come la magistratura, la banca centrale e i media, al potere politico, esaltazione dell’identità nazionale e degli interessi americani al di sopra di tutto e di tutti. Trump è il frutto maturo di questa cultura, l’“uomo della provvidenza” chiamato a realizzarne il programma. Tradotte in dazi, espulsioni di massa, minacce alla Groenlandia, uscita dagli accordi contro il cambiamento climatico e la limitazione dei combustibili fossili, abbandono delle agenzie internazionali che combattono la fame, le discriminazioni e la povertà. Politiche attuate con ferocia che non nascono dalla pazzia di Trump, ma che hanno il sostegno di una galassia di gruppi e movimenti che si riconoscono nel MAGA.
WOKE, dall’inglese “to be woke” sta per “sveglio” o “svegliati”. Non è un movimento organizzato; indica un orientamento culturale e sociale che invita a prendere consapevolezza e combattere ingiustizie e discriminazioni, soprattutto su razzismo, sessismo, diritti LGBTQ+ (acronimo che sta per lesbische, gay, bisessuali, transgender, queer e altre identità), che si oppone alle disuguaglianze e mira all’inclusione di tutte le minoranze.
Anche la cultura WOKE è nata negli USA per poi estendersi a tutti i paesi occidentali. Oggi il termine è usato in senso positivo per indicare l’attenzione ai diritti civili, all’inclusione, in senso negativo per indicare un eccesso di “correttezza politica” o di moralismo, di rifiuto dei valori tradizionali.
MAGA e WOKE, due culture agli antipodi. Sbrigativamente etichettate come di destra ed estrema destra la prima, di sinistra la seconda.
Una semplificazione che ha dei fondamenti, ma che è almeno in parte forzata. La realtà è più complessa ed eterogenea. Molti MAGA non condividono tutto delle politiche trumpiane. Così, le aree sociali definite WOKE sono molto diverse fra loro, ma non coincidono con la sinistra politica. C’è chi lavora per l’inclusione sociale, contro povertà e razzismo, senza condividere le posizioni estreme LGBTQ+. E senza riconoscersi nei partiti e nei movimenti che ne fanno il proprio cavallo di battaglia.
A ben guardare quei diritti civili e sociali, il rispetto delle istituzioni, dei dettami costituzionali e del diritto internazionali, la libertà di informazione, lo status dei migranti, l’autonomia dei poteri all’interno di uno stato liberale, che Trump etichetta spregiativamente come woke e perciò da spazzare via, altro non sono che le conquiste e i fondamenti irrinunciabili della democrazia.
Per questo il cancelliere tedesco Merz, che non è né woke né di sinistra ma democristiano di centrodestra, nel suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, è stato lapidario: “La battaglia culturale del movimento MAGA non è la nostra”. Un giudizio che Giorgia Meloni ha respinto seccamente: sulle critiche alla cultura Maga, ha ribattuto: “Non sono d’accordo” con Merz. La cultura Maga, con tutto ciò che contiene, piace e ispira il nostro presidente del consiglio su temi non secondari. Come dimostra la sua costante vicinanza a Trump in ogni occasione, l’avversione alla magistratura, le politiche sociali tutt’altro che inclusive.
Due posizioni divergenti, quelle di Merz e di Meloni, espressioni di culture politiche apparentemente affini perché entrambe di destra e centrodestra, in realtà profondamente diverse nel modo di intendere la democrazia e le sue dinamiche fondate sull’autonomia dei poteri, sul rispetto delle culture minoritarie e dei diritti universali.
editoriale
(foto Ansa/Sir)
Maga e Woke sono due parole di recente importazione dagli Stati Uniti che incontriamo quotidianamente in televisione e sui giornali.
MAGA sta per “Make America Great Again”, letteralmente: “Rendi l’America grande di nuovo”. È il movimento politico e culturale conservatore e nazionalista nato una trentina di anni fa e che ha portato all’elezione di Donald Trump alla presidenza. I suoi intenti dichiarati sono: controllo dell’immigrazione, protezionismo economico, sottomissione di poteri e istituzioni federali, come la magistratura, la banca centrale e i media, al potere politico, esaltazione dell’identità nazionale e degli interessi americani al di sopra di tutto e di tutti. Trump è il frutto maturo di questa cultura, l’“uomo della provvidenza” chiamato a realizzarne il programma. Tradotte in dazi, espulsioni di massa, minacce alla Groenlandia, uscita dagli accordi contro il cambiamento climatico e la limitazione dei combustibili fossili, abbandono delle agenzie internazionali che combattono la fame, le discriminazioni e la povertà. Politiche attuate con ferocia che non nascono dalla pazzia di Trump, ma che hanno il sostegno di una galassia di gruppi e movimenti che si riconoscono nel MAGA.
WOKE, dall’inglese “to be woke” sta per “sveglio” o “svegliati”. Non è un movimento organizzato; indica un orientamento culturale e sociale che invita a prendere consapevolezza e combattere ingiustizie e discriminazioni, soprattutto su razzismo, sessismo, diritti LGBTQ+ (acronimo che sta per lesbische, gay, bisessuali, transgender, queer e altre identità), che si oppone alle disuguaglianze e mira all’inclusione di tutte le minoranze.
Anche la cultura WOKE è nata negli USA per poi estendersi a tutti i paesi occidentali. Oggi il termine è usato in senso positivo per indicare l’attenzione ai diritti civili, all’inclusione, in senso negativo per indicare un eccesso di “correttezza politica” o di moralismo, di rifiuto dei valori tradizionali.
MAGA e WOKE, due culture agli antipodi. Sbrigativamente etichettate come di destra ed estrema destra la prima, di sinistra la seconda.
Una semplificazione che ha dei fondamenti, ma che è almeno in parte forzata. La realtà è più complessa ed eterogenea. Molti MAGA non condividono tutto delle politiche trumpiane. Così, le aree sociali definite WOKE sono molto diverse fra loro, ma non coincidono con la sinistra politica. C’è chi lavora per l’inclusione sociale, contro povertà e razzismo, senza condividere le posizioni estreme LGBTQ+. E senza riconoscersi nei partiti e nei movimenti che ne fanno il proprio cavallo di battaglia.
A ben guardare quei diritti civili e sociali, il rispetto delle istituzioni, dei dettami costituzionali e del diritto internazionali, la libertà di informazione, lo status dei migranti, l’autonomia dei poteri all’interno di uno stato liberale, che Trump etichetta spregiativamente come woke e perciò da spazzare via, altro non sono che le conquiste e i fondamenti irrinunciabili della democrazia.
Per questo il cancelliere tedesco Merz, che non è né woke né di sinistra ma democristiano di centrodestra, nel suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, è stato lapidario: “La battaglia culturale del movimento MAGA non è la nostra”. Un giudizio che Giorgia Meloni ha respinto seccamente: sulle critiche alla cultura Maga, ha ribattuto: “Non sono d’accordo” con Merz. La cultura Maga, con tutto ciò che contiene, piace e ispira il nostro presidente del consiglio su temi non secondari. Come dimostra la sua costante vicinanza a Trump in ogni occasione, l’avversione alla magistratura, le politiche sociali tutt’altro che inclusive.
Due posizioni divergenti, quelle di Merz e di Meloni, espressioni di culture politiche apparentemente affini perché entrambe di destra e centrodestra, in realtà profondamente diverse nel modo di intendere la democrazia e le sue dinamiche fondate sull’autonomia dei poteri, sul rispetto delle culture minoritarie e dei diritti universali.
“Maga” e “Woke” due culture importate dall’America
22 febbraio 2026
Cuneo
(foto Ansa/Sir)
Maga e Woke sono due parole di recente importazione dagli Stati Uniti che incontriamo quotidianamente in televisione e sui giornali.
MAGA sta per “Make America Great Again”, letteralmente: “Rendi l’America grande di nuovo”. È il movimento politico e culturale conservatore e nazionalista nato una trentina di anni fa e che ha portato all’elezione di Donald Trump alla presidenza. I suoi intenti dichiarati sono: controllo dell’immigrazione, protezionismo economico, sottomissione di poteri e istituzioni federali, come la magistratura, la banca centrale e i media, al potere politico, esaltazione dell’identità nazionale e degli interessi americani al di sopra di tutto e di tutti. Trump è il frutto maturo di questa cultura, l’“uomo della provvidenza” chiamato a realizzarne il programma. Tradotte in dazi, espulsioni di massa, minacce alla Groenlandia, uscita dagli accordi contro il cambiamento climatico e la limitazione dei combustibili fossili, abbandono delle agenzie internazionali che combattono la fame, le discriminazioni e la povertà. Politiche attuate con ferocia che non nascono dalla pazzia di Trump, ma che hanno il sostegno di una galassia di gruppi e movimenti che si riconoscono nel MAGA.
WOKE, dall’inglese “to be woke” sta per “sveglio” o “svegliati”. Non è un movimento organizzato; indica un orientamento culturale e sociale che invita a prendere consapevolezza e combattere ingiustizie e discriminazioni, soprattutto su razzismo, sessismo, diritti LGBTQ+ (acronimo che sta per lesbische, gay, bisessuali, transgender, queer e altre identità), che si oppone alle disuguaglianze e mira all’inclusione di tutte le minoranze.
Anche la cultura WOKE è nata negli USA per poi estendersi a tutti i paesi occidentali. Oggi il termine è usato in senso positivo per indicare l’attenzione ai diritti civili, all’inclusione, in senso negativo per indicare un eccesso di “correttezza politica” o di moralismo, di rifiuto dei valori tradizionali.
MAGA e WOKE, due culture agli antipodi. Sbrigativamente etichettate come di destra ed estrema destra la prima, di sinistra la seconda.
Una semplificazione che ha dei fondamenti, ma che è almeno in parte forzata. La realtà è più complessa ed eterogenea. Molti MAGA non condividono tutto delle politiche trumpiane. Così, le aree sociali definite WOKE sono molto diverse fra loro, ma non coincidono con la sinistra politica. C’è chi lavora per l’inclusione sociale, contro povertà e razzismo, senza condividere le posizioni estreme LGBTQ+. E senza riconoscersi nei partiti e nei movimenti che ne fanno il proprio cavallo di battaglia.
A ben guardare quei diritti civili e sociali, il rispetto delle istituzioni, dei dettami costituzionali e del diritto internazionali, la libertà di informazione, lo status dei migranti, l’autonomia dei poteri all’interno di uno stato liberale, che Trump etichetta spregiativamente come woke e perciò da spazzare via, altro non sono che le conquiste e i fondamenti irrinunciabili della democrazia.
Per questo il cancelliere tedesco Merz, che non è né woke né di sinistra ma democristiano di centrodestra, nel suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco, è stato lapidario: “La battaglia culturale del movimento MAGA non è la nostra”. Un giudizio che Giorgia Meloni ha respinto seccamente: sulle critiche alla cultura Maga, ha ribattuto: “Non sono d’accordo” con Merz. La cultura Maga, con tutto ciò che contiene, piace e ispira il nostro presidente del consiglio su temi non secondari. Come dimostra la sua costante vicinanza a Trump in ogni occasione, l’avversione alla magistratura, le politiche sociali tutt’altro che inclusive.
Due posizioni divergenti, quelle di Merz e di Meloni, espressioni di culture politiche apparentemente affini perché entrambe di destra e centrodestra, in realtà profondamente diverse nel modo di intendere la democrazia e le sue dinamiche fondate sull’autonomia dei poteri, sul rispetto delle culture minoritarie e dei diritti universali.