editoriale

L’ombra che sta dietro l’adolescenza e come affrontarla

22 febbraio 2026

Cuneo

Giovane con cellulare in mano (foto Pixabay)  (foto Pixabay) Non tutto il male vien per nuocere, ho pensato l’altra mattina quando correndo verso Borgo ho visto un gruppo di ragazzi aspettare l’autobus. Era prima delle 7:30 di uno di questi giorni invernali in cui il termometro è sceso sottozero: l’aria era pungente e si vedeva dai loro visi quanto fossero infreddoliti e assonnati. Erano allineati, uno un po’ distante dall’altro, nei pressi della fermata dell’autobus e ognuno guardava il suo cellulare. Mentre li osservavo incuriosita e intenerita per la loro fatica mattutina, mi è rimbombata  in mente la frase che sentiamo ripetere spesso:“ognuno guarda il suo cellulare al posto di parlarsi fra di loro, una volta era diverso … aspettando lo scuolabus scherzavamo e parlavamo guardandoci negli occhi”. In realtà, quella frase che ho sentito ripetere molte volte non mi convince: non ho mai pensato che si stesse meglio quando si stava peggio, ma soprattutto quando è rivolta ai giovanissimi mi sembra uno stereotipo pregiudiziale che impedisce di vedere a fondo l’ombra che ogni passaggio adolescenziale porta con sé. E diventati adulti spesso si dimentica quel dolore o lo si minimizza. È vero che la disponibilità di uno schermo nel quale rifugiarsi sembra ridurre le possibilità di socializzazione, ma un tempo al posto del cellulare si utilizzava un giornalino oppure un libro o peggio ancora si era costretti a subire dinamiche di nonnismo e bullismo, rimanendo magari ai margini del gruppo o esclusi e derisi. Dinamiche che i social non evitano e possono riproporre in altra forma. La riflessione che voglio condividere non è però sull’utilità o meno dei social, quanto su come nulla possa essere letto in modo univoco. Non c’è pregiudizialmente uno strumento giusto e uno nocivo, ma ogni conquista umana ha sempre vari risvolti che dipendono dall’utilizzo che ne viene fatto. E la complessità di lettura si applica anche al modo di guardare all’adolescenza come periodo ricco e vivace, che a volte gli adulti invidiano e rimpiangono, ma anche portatore dei rischi e della fatica di crescere. Si pensa all’adolescenza come un periodo esplosivo, pieno di vita e di opportunità, in realtà è importante guardare l’altra faccia dell’adolescenza, la sua ombra: è anche un momento di tenebra e di sofferenza che è particolarmente significativa in alcuni ragazzi più riservati, più timidi, meno dotati di competenze di leadership e quindi più in difficoltà nell’inserirsi in un gruppo, realtà vitale per quel passaggio di vita. Ho sentito raccontare molte volte, e altrettante mi sono trovata a fare sedute di terapia EMDR (una modalità terapeutica creata per sbloccare i ricordi traumatici e molto dolorosi e poterli poi elaborare) a pazienti adulti su ricordi negativi di momenti di esclusione e bullismo mentre si attendeva l’autobus oppure parole di umiliazione subite nello scuolabus dove qualcuno veniva additato con epiteti poco piacevoli e conseguentemente escluso dal momento goliardico del gruppo. L’esperienza dell’esclusione dai pari segna in modo indelebile l’adolescente perché produce un senso di inadeguatezza e ferisce l’autostima rimandando al giovane un immagine di sé come fallace, inadatto, non amabile e che non piacendo ora non piacerà mai agli altri. Vissuto che indebolisce il senso di sé e apre le porte a tutti i sintomi psicologici collegati al rifiuto e al senso di inadeguatezza, in primis ansia sociale e depressione ma anche disturbi alimentari e difficoltà nelle relazioni. L’adolescenza è quindi un periodo molto delicato in cui seppur la socializzazione sia strada maestra per la costruzione del sé e delle abilità adulte è importante che siano permesse anche oasi di riposo da una sovra esposizione sociale, soprattutto per chi è più fragile o sensibile al giudizio altrui e vive ironia e provocazioni come veri e propri attacchi al sé profondo. Per questo non è così inopportuno potersi ogni tanto rifugiare nello schermo del proprio cellulare o in una pagina di libro fingendosi totalmente assorti nella lettura …evitando così di esporre agli occhi altrui la sensazione di totale disagio che si sta vivendo.
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