editoriale

“Remigrazione”, la parola nuova della politica italiana

08 febbraio 2026

Cuneo

oRemigrazione, letteralmente: emigrazione indietro. Era una parola inusuale, se non del tutto nuova, per la politica italiana. Vi ha fatto un’irruzione fragorosa il 30 gennaio con la conferenza stampa che i promotori volevano tenere alla Camera dei Deputati per lanciare la raccolta firme a sostegno della legge di iniziativa popolare su “Remigrazione e Riconquista”, depositata in Cassazione il 19 gennaio. Annullata dal presidente della Camera dopo la protesta delle opposizioni, la conferenza si è tenuta a Brescia. Protagonisti i componenti del Comitato “Remigrazione e Riconquista”, tutte formazioni neofasciste di estrema destra, tra cui Casa Pound Italia e Rete dei Patrioti. L’obiettivo dichiarato - parole dei promotori - è “rispedire a casa immigrati irregolari e regolari, anche di seconda e terza generazione” per salvare i confini della Nazione. Posizioni estreme che superano quelle più dure e cariche di odio razziale fin qui presenti in Italia. Concetti come remigrazione, nativismo (privilegi per i nativi rispetto agli immigrati), primato dell’italianità - rispondono i gruppi politici che hanno impedito la conferenza stampa alla Camera - “sono uno stratagemma per edulcorare ideologie basate sulla superiorità razziale e sulla deportazione come mezzi per ‘depurare’ una società”. Con questo “salto di qualità”, le forze neofasciste italiane si allineano alle destre estreme di altri paesi, a cominciare dai neonazisti di AFD in Germania. Ma si allineano anche alle feroci politiche anti-immigrati del governo americano. Con la famigerata ICE, la polizia politica che a Minneapolis, su mandato di Trump, dà la caccia in forma violenta a tutti gli immigrati, regolari o irregolari. Dietro queste posizioni, in America come in Europa, ci sono partiti e movimenti di destra radicale, molto diversi tra loro, ma che hanno nella “remigrazione” l’unico vero obiettivo comune. “Gli Stati Uniti sono al bivio, tra uno scenario di ‘democrazia minima’ e i rischi di un neo-autoritarismo a stelle e strisce - scrive Diego Botta su Avvenire - il messaggio che arriva da Minneapolis è chiaro: la legge del più forte non vale solo in politica estera (i dazi, l’appropriazione della Groenlandia), vale anche in casa propria”. “L’intimidazione di Stato, la violenza come sistema di potere, le milizie private che agiscono al di sopra delle regole: siamo all’anticamera del fascismo in salsa trumpiana? E fino a che punto la deriva nazionalista si potrà contenere sulla sponda occidentale dell’Atlantico, senza che esondi anche a casa nostra, nella vecchia Europa?”. I segnali che questo possa accadere ci sono anche in Italia. La proposta di legge sulla remigrazione è tra le più inquietanti. Tanto più che la maggioranza dei firmatari sono giovani tra i 18 e i 27 anni. Ma tanti altri segnali, dalla nascita di “Futuro nazionale”, il partito di Vannacci vicino alle posizioni di Casa Pound e della AFD tedesca e ai temi della remigrazione; la schedatura degli insegnanti di sinistra promossa da Azione studentesca (movimento giovanile di Fratelli d’Italia); l’oscuramento del dissenso nell’informazione pubblica; i continui provvedimenti muscolari promossi nel nome della sicurezza ma senza distinguere chi delinque e va punito da chi pacificamente protesta e deve essere protetto, segnalano insofferenza crescente per le piccole libertà individuali e collettive, messa all’indice di chi semplicemente dissente, e ammiccano a forme di autoritarismo. E quando è la politica a generare allarme e paura, è tempo di vigilare e reagire. Come i cittadini di Minneapolis, che non rispondono ai soprusi e alle violenze con le stesse armi, ma impugnano lo smartphone, registrano, documentano e diffondono al mondo le prove inconfutabili degli abusi. Se è dall’alto che viene erosa la democrazia, è dal basso che va difesa e può rinascere.
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