In epoca romana, l’aumento di popolazione nel territorio piemontese fu reso possibile anche attraverso l’immigrazione di migliaia di coloni, sovente veterani dell’esercito romano quando lasciavano il servizio militare. Gli abitanti erano liberi cittadini, o schiavi o liberti, schiavi ai quali il padrone aveva concesso la libertà.
Dall’anno 49 a.C. agli uomini liberi e ai liberti era stata concessa la cittadinanza romana e le città erano diventate Municipi, con una discreta autonomia amministrativa e con proprie magistrature di autogoverno, nell’ambito della legislazione statale.
Le principali città
In Piemonte le principali città erano: Iulia Dertona (Tortona), Aquae Statiellae (Acqui Terme), Vercellae (Vercelli), Eporedia (Ivrea), Libarna (Serravalle Scrivia), Industria (Monteu da Po), Forum Vibii Caburrum (Cavour), Forum Fulvii (Villa del Foro), Carreum Potentia (Chieri), Augusta Praetoria Salassorum (Aosta), Augusta Taurinorum (Torino), Segusium (Susa), Hasta (Asti), Novaria (Novara).
Le città erano collegate da un buon sistema viario e l’abitato aveva un impianto urbanistico ortogonale, che delimitava le “insulae” con le abitazioni. Le due strade principali, lastricate, erano il cardo (in direzione nord – sud) e il decumano (in direzione est – ovest) che si incrociavano nell’area del Foro, il centro politico, economico e religioso della città. Le città potevano essere dotate di infrastrutture pubbliche come fognature, acquedotto, teatro, anfiteatro, templi e terme.
Città romane nel cuneese
Nel nostro territorio, divennero città romane Alba Pompeia (Alba), Pollentia (Pollenzo), dotata di un grande anfiteatro, Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna), che aveva un magnifico teatro (oggi utilizzato per le rappresentazioni teatrali delle Ferie di Augusto), Forum Germanorum (San Lorenzo di Caraglio) e Pedo/Pedona (Borgo San Dalmazzo), sede di una delle stazioni per il pagamento della Quadragesima Galliarum, l’imposta del 2,50% (un quarantesimo) del valore delle merci in transito da e per la Gallia.
L’anfiteatro romano era un edificio di forma ovale o ellittica costruito per spettacoli di massa, con un’ampia area centrale e gradinate concentriche (cavea) per gli spettatori. L’anfiteatro di Pollenzo era il più grande delle città romane del Piemonte e poteva ospitare combattimenti di gladiatori e cacce di bestie feroci.
Il teatro romano era destinato alle rappresentazioni di opere teatrali, che sovente richiedevano l’intervento di musiche vocali e strumentali. Solitamente, come il teatro di Augusta Bagiennorum, era di forma semicircolare con la cavea (il settore destinato al pubblico dotato di gradinate) che si apriva sul palcoscenico.
Monumenti celebrativi della romanizzazione
Per ricordare la romanizzazione del territorio piemontese, nell’anno 6 a.C. il Senato di Roma fece erigere il maestoso Tropaeum Alpium (Trofeo delle Alpi) con l’elenco delle 46 tribù alpine sottomesse dai romani, che si trova a La Turbie, vicino a Nizza.
Ad Aosta nel 25 a.C., in occasione della vittoria dei Romani sui Salassi ad opera del generale Aulo Terenzio Varrone, fu costruito un maestoso Arco in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, che ha un’apertura di 8 metri.
Anche a Susa, nell’8 a.C., fu costruito un imponente Arco onorario per celebrare il patto di alleanza tra l’imperatore Ottaviano Augusto e il re Marco Gilio Cozio, che governava 14 popolazioni sui due versanti delle Alpi (poi chiamate Alpi Cozie).
La centuriazione delle campagne
Per le aree pianeggianti destinate all’agricoltura, gli agrimensori romani procedevano alla centuriazione, con la quale veniva predisposto un reticolo ortogonale formato da quadrati di terreno con il lato, nella forma classica, di 710 metri (suddiviso poi in quadrati e rettangoli di minori dimensioni), ciascuno dei quali era destinato, teoricamente, a ospitare un centinaio (“centuriatio”) di famiglie di coloni o di veterani dell’esercito, e costruendo un reticolo di carrarecce (con cardo e decumano) e di canali per l’irrigazione. Tracce della centuriazione romana si possono ancora vedere nel territorio tra Borgo San Dalmazzo e Cuneo.
(06 - continua)
cultura
In epoca romana, l’aumento di popolazione nel territorio piemontese fu reso possibile anche attraverso l’immigrazione di migliaia di coloni, sovente veterani dell’esercito romano quando lasciavano il servizio militare. Gli abitanti erano liberi cittadini, o schiavi o liberti, schiavi ai quali il padrone aveva concesso la libertà.
Dall’anno 49 a.C. agli uomini liberi e ai liberti era stata concessa la cittadinanza romana e le città erano diventate Municipi, con una discreta autonomia amministrativa e con proprie magistrature di autogoverno, nell’ambito della legislazione statale.
Le principali città
In Piemonte le principali città erano: Iulia Dertona (Tortona), Aquae Statiellae (Acqui Terme), Vercellae (Vercelli), Eporedia (Ivrea), Libarna (Serravalle Scrivia), Industria (Monteu da Po), Forum Vibii Caburrum (Cavour), Forum Fulvii (Villa del Foro), Carreum Potentia (Chieri), Augusta Praetoria Salassorum (Aosta), Augusta Taurinorum (Torino), Segusium (Susa), Hasta (Asti), Novaria (Novara).
Le città erano collegate da un buon sistema viario e l’abitato aveva un impianto urbanistico ortogonale, che delimitava le “insulae” con le abitazioni. Le due strade principali, lastricate, erano il cardo (in direzione nord – sud) e il decumano (in direzione est – ovest) che si incrociavano nell’area del Foro, il centro politico, economico e religioso della città. Le città potevano essere dotate di infrastrutture pubbliche come fognature, acquedotto, teatro, anfiteatro, templi e terme.
Città romane nel cuneese
Nel nostro territorio, divennero città romane Alba Pompeia (Alba), Pollentia (Pollenzo), dotata di un grande anfiteatro, Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna), che aveva un magnifico teatro (oggi utilizzato per le rappresentazioni teatrali delle Ferie di Augusto), Forum Germanorum (San Lorenzo di Caraglio) e Pedo/Pedona (Borgo San Dalmazzo), sede di una delle stazioni per il pagamento della Quadragesima Galliarum, l’imposta del 2,50% (un quarantesimo) del valore delle merci in transito da e per la Gallia.
L’anfiteatro romano era un edificio di forma ovale o ellittica costruito per spettacoli di massa, con un’ampia area centrale e gradinate concentriche (cavea) per gli spettatori. L’anfiteatro di Pollenzo era il più grande delle città romane del Piemonte e poteva ospitare combattimenti di gladiatori e cacce di bestie feroci.
Il teatro romano era destinato alle rappresentazioni di opere teatrali, che sovente richiedevano l’intervento di musiche vocali e strumentali. Solitamente, come il teatro di Augusta Bagiennorum, era di forma semicircolare con la cavea (il settore destinato al pubblico dotato di gradinate) che si apriva sul palcoscenico.
Monumenti celebrativi della romanizzazione
Per ricordare la romanizzazione del territorio piemontese, nell’anno 6 a.C. il Senato di Roma fece erigere il maestoso Tropaeum Alpium (Trofeo delle Alpi) con l’elenco delle 46 tribù alpine sottomesse dai romani, che si trova a La Turbie, vicino a Nizza.
Ad Aosta nel 25 a.C., in occasione della vittoria dei Romani sui Salassi ad opera del generale Aulo Terenzio Varrone, fu costruito un maestoso Arco in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, che ha un’apertura di 8 metri.
Anche a Susa, nell’8 a.C., fu costruito un imponente Arco onorario per celebrare il patto di alleanza tra l’imperatore Ottaviano Augusto e il re Marco Gilio Cozio, che governava 14 popolazioni sui due versanti delle Alpi (poi chiamate Alpi Cozie).
La centuriazione delle campagne
Per le aree pianeggianti destinate all’agricoltura, gli agrimensori romani procedevano alla centuriazione, con la quale veniva predisposto un reticolo ortogonale formato da quadrati di terreno con il lato, nella forma classica, di 710 metri (suddiviso poi in quadrati e rettangoli di minori dimensioni), ciascuno dei quali era destinato, teoricamente, a ospitare un centinaio (“centuriatio”) di famiglie di coloni o di veterani dell’esercito, e costruendo un reticolo di carrarecce (con cardo e decumano) e di canali per l’irrigazione. Tracce della centuriazione romana si possono ancora vedere nel territorio tra Borgo San Dalmazzo e Cuneo.
(06 - continua)
Le principali città romane in Piemonte e in provincia di Cuneo
07 febbraio 2026
Cuneo
In epoca romana, l’aumento di popolazione nel territorio piemontese fu reso possibile anche attraverso l’immigrazione di migliaia di coloni, sovente veterani dell’esercito romano quando lasciavano il servizio militare. Gli abitanti erano liberi cittadini, o schiavi o liberti, schiavi ai quali il padrone aveva concesso la libertà.
Dall’anno 49 a.C. agli uomini liberi e ai liberti era stata concessa la cittadinanza romana e le città erano diventate Municipi, con una discreta autonomia amministrativa e con proprie magistrature di autogoverno, nell’ambito della legislazione statale.
Le principali città
In Piemonte le principali città erano: Iulia Dertona (Tortona), Aquae Statiellae (Acqui Terme), Vercellae (Vercelli), Eporedia (Ivrea), Libarna (Serravalle Scrivia), Industria (Monteu da Po), Forum Vibii Caburrum (Cavour), Forum Fulvii (Villa del Foro), Carreum Potentia (Chieri), Augusta Praetoria Salassorum (Aosta), Augusta Taurinorum (Torino), Segusium (Susa), Hasta (Asti), Novaria (Novara).
Le città erano collegate da un buon sistema viario e l’abitato aveva un impianto urbanistico ortogonale, che delimitava le “insulae” con le abitazioni. Le due strade principali, lastricate, erano il cardo (in direzione nord – sud) e il decumano (in direzione est – ovest) che si incrociavano nell’area del Foro, il centro politico, economico e religioso della città. Le città potevano essere dotate di infrastrutture pubbliche come fognature, acquedotto, teatro, anfiteatro, templi e terme.
Città romane nel cuneese
Nel nostro territorio, divennero città romane Alba Pompeia (Alba), Pollentia (Pollenzo), dotata di un grande anfiteatro, Augusta Bagiennorum (Bene Vagienna), che aveva un magnifico teatro (oggi utilizzato per le rappresentazioni teatrali delle Ferie di Augusto), Forum Germanorum (San Lorenzo di Caraglio) e Pedo/Pedona (Borgo San Dalmazzo), sede di una delle stazioni per il pagamento della Quadragesima Galliarum, l’imposta del 2,50% (un quarantesimo) del valore delle merci in transito da e per la Gallia.
L’anfiteatro romano era un edificio di forma ovale o ellittica costruito per spettacoli di massa, con un’ampia area centrale e gradinate concentriche (cavea) per gli spettatori. L’anfiteatro di Pollenzo era il più grande delle città romane del Piemonte e poteva ospitare combattimenti di gladiatori e cacce di bestie feroci.
Il teatro romano era destinato alle rappresentazioni di opere teatrali, che sovente richiedevano l’intervento di musiche vocali e strumentali. Solitamente, come il teatro di Augusta Bagiennorum, era di forma semicircolare con la cavea (il settore destinato al pubblico dotato di gradinate) che si apriva sul palcoscenico.
Monumenti celebrativi della romanizzazione
Per ricordare la romanizzazione del territorio piemontese, nell’anno 6 a.C. il Senato di Roma fece erigere il maestoso Tropaeum Alpium (Trofeo delle Alpi) con l’elenco delle 46 tribù alpine sottomesse dai romani, che si trova a La Turbie, vicino a Nizza.
Ad Aosta nel 25 a.C., in occasione della vittoria dei Romani sui Salassi ad opera del generale Aulo Terenzio Varrone, fu costruito un maestoso Arco in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, che ha un’apertura di 8 metri.
Anche a Susa, nell’8 a.C., fu costruito un imponente Arco onorario per celebrare il patto di alleanza tra l’imperatore Ottaviano Augusto e il re Marco Gilio Cozio, che governava 14 popolazioni sui due versanti delle Alpi (poi chiamate Alpi Cozie).
La centuriazione delle campagne
Per le aree pianeggianti destinate all’agricoltura, gli agrimensori romani procedevano alla centuriazione, con la quale veniva predisposto un reticolo ortogonale formato da quadrati di terreno con il lato, nella forma classica, di 710 metri (suddiviso poi in quadrati e rettangoli di minori dimensioni), ciascuno dei quali era destinato, teoricamente, a ospitare un centinaio (“centuriatio”) di famiglie di coloni o di veterani dell’esercito, e costruendo un reticolo di carrarecce (con cardo e decumano) e di canali per l’irrigazione. Tracce della centuriazione romana si possono ancora vedere nel territorio tra Borgo San Dalmazzo e Cuneo.
(06 - continua)