Guerra in Ucraina: Mykolaiv, attacco missilistico (Foto STWN - AgenSir)
Viviamo in un mondo che si è fatto, anche rapidamente, incomprensibile e apparentemente impossibile da salvare: guerre ancora più atroci e insensate del solito, disprezzo anche per l’apparenza della libertà altrui e del diritto internazionale, una crisi ecologica che ci è chiara ma su cui non riusciamo a decidere di intervenire pur sapendo grosso modo che cosa ci sarebbe da fare, atti di violenza anche nelle nostre vite e scuole di cui non riusciamo neppure a comprendere la logica... Capiamo solola tentazione di ritirarci, di rinunciare a seguire e provare a capire ciò che accade.
Tra le tante reazioni possibili, una parte da un libretto biblico particolare, quello di Ester. Fa parte degli scritti meno significativi della Bibbia ebraica, anche se è uno di quelli che possono essere letti, per intero, nella liturgia sinagogale, in particolare nella festa di Purim. Si tratta di una delle feste ebraiche più particolari: è una ricorrenza religiosa nota però soprattutto per i giochi carnevaleschi dei bambini, c’è un libro biblico che ne spiega l’origine, ma è un testo particolarmente ampio e prolisso, come di solito non sono i racconti biblici, e vede come protagonista una regina che salva gli ebrei ma ha un nome babilonese (Ester viene da Ishtar, dea babilonese ed assira dell’amore e della guerra).
La storia vede un funzionario regio che progetta di sterminare tutti gli ebrei; viene a conoscenza del suo piano un altro funzionario, un ebreo, che chiede alla regina, di origine ebrea, di intercedere presso il re per cambiare la sorte del popolo. A interessarci è proprio il passaggio in cui Mardocheo chiede alla regina Ester di intervenire.
La donna muove infatti obiezioni: nessuno può entrare nella sala del re se non invitato, e lei non è convocata da tempo. In più, si scoprirà nel corso del libro, un decreto regio non poteva essere revocato neppure dal re. A queste obiezioni tuttavia Mardocheo ribatte che Dio di certo interverrà a salvare il popolo, ma forse Ester è salita al trono proprio in vista di tale circostanza.
Non condividiamo la convinzione che tutto ciò che succede dipenda direttamente dalla volontà divina, perché negherebbe quasi tutta la nostra esperienza, che di certo non ci mostra spesso la punizione dei cattivi e la salvezza dei buoni. D’altronde, la Bibbia è piena di personaggi che si muovono insieme a Dio, segno che il Signore da solo non interverrebbe nella storia senza la collaborazione umana (per non fare che un solo esempio, che bisogno avrebbe avuto Dio di convincere Mosè con un dialogo così prolungato come nel terzo capitolo dell’Esodo, se avesse avuto l’alternativa di condurre da solo il popolo ebraico al di là del Mar Rosso?).
Ma il senso più profondo di quel passo rimane: in quel momento l’unica persona che potesse avere accesso al re era Ester. Non aveva garanzie di successo, non aveva reti di protezione, ma nessuno avrebbe potuto agire al posto suo con la stessa eventuale efficacia. Il libro ci dice che Ester non aveva desiderato il trono e non aveva influito prima sulle vicende politiche. Ma in quel momento è lei a trovarsi al posto giusto. Non è l’unica che fa qualcosa, né quella che si accorge di quanto sta accadendo, né progetta il piano di salvezza. Fa semplicemente la sua parte, anche se, dopo la perplessità iniziale, se la assume con impegno e convinzione.
Forse siamo un po’ tutti, nel nostro ruolo, delle Ester: magari non capiamo tutto quello che ci gira intorno, non seguiamo nei dettagli le notizie né comprendiamo i disegni che ci stanno dietro; siamo probabilmente preoccupati delle conseguenze per noi e abbiamo ragione. Ma in qualche modo siamo chiamati a fare il possibile per salvaguardare l’umanità là dove siamo, in un contesto che spesso non ci siamo scelti e che possiamo anche ritenere insignificante. Ma se ognuno fa la sua parte, anche piccola, marginale e invisibile, l’umanità crescerà.
editoriale
Guerra in Ucraina: Mykolaiv, attacco missilistico (Foto STWN - AgenSir)
Viviamo in un mondo che si è fatto, anche rapidamente, incomprensibile e apparentemente impossibile da salvare: guerre ancora più atroci e insensate del solito, disprezzo anche per l’apparenza della libertà altrui e del diritto internazionale, una crisi ecologica che ci è chiara ma su cui non riusciamo a decidere di intervenire pur sapendo grosso modo che cosa ci sarebbe da fare, atti di violenza anche nelle nostre vite e scuole di cui non riusciamo neppure a comprendere la logica... Capiamo solola tentazione di ritirarci, di rinunciare a seguire e provare a capire ciò che accade.
Tra le tante reazioni possibili, una parte da un libretto biblico particolare, quello di Ester. Fa parte degli scritti meno significativi della Bibbia ebraica, anche se è uno di quelli che possono essere letti, per intero, nella liturgia sinagogale, in particolare nella festa di Purim. Si tratta di una delle feste ebraiche più particolari: è una ricorrenza religiosa nota però soprattutto per i giochi carnevaleschi dei bambini, c’è un libro biblico che ne spiega l’origine, ma è un testo particolarmente ampio e prolisso, come di solito non sono i racconti biblici, e vede come protagonista una regina che salva gli ebrei ma ha un nome babilonese (Ester viene da Ishtar, dea babilonese ed assira dell’amore e della guerra).
La storia vede un funzionario regio che progetta di sterminare tutti gli ebrei; viene a conoscenza del suo piano un altro funzionario, un ebreo, che chiede alla regina, di origine ebrea, di intercedere presso il re per cambiare la sorte del popolo. A interessarci è proprio il passaggio in cui Mardocheo chiede alla regina Ester di intervenire.
La donna muove infatti obiezioni: nessuno può entrare nella sala del re se non invitato, e lei non è convocata da tempo. In più, si scoprirà nel corso del libro, un decreto regio non poteva essere revocato neppure dal re. A queste obiezioni tuttavia Mardocheo ribatte che Dio di certo interverrà a salvare il popolo, ma forse Ester è salita al trono proprio in vista di tale circostanza.
Non condividiamo la convinzione che tutto ciò che succede dipenda direttamente dalla volontà divina, perché negherebbe quasi tutta la nostra esperienza, che di certo non ci mostra spesso la punizione dei cattivi e la salvezza dei buoni. D’altronde, la Bibbia è piena di personaggi che si muovono insieme a Dio, segno che il Signore da solo non interverrebbe nella storia senza la collaborazione umana (per non fare che un solo esempio, che bisogno avrebbe avuto Dio di convincere Mosè con un dialogo così prolungato come nel terzo capitolo dell’Esodo, se avesse avuto l’alternativa di condurre da solo il popolo ebraico al di là del Mar Rosso?).
Ma il senso più profondo di quel passo rimane: in quel momento l’unica persona che potesse avere accesso al re era Ester. Non aveva garanzie di successo, non aveva reti di protezione, ma nessuno avrebbe potuto agire al posto suo con la stessa eventuale efficacia. Il libro ci dice che Ester non aveva desiderato il trono e non aveva influito prima sulle vicende politiche. Ma in quel momento è lei a trovarsi al posto giusto. Non è l’unica che fa qualcosa, né quella che si accorge di quanto sta accadendo, né progetta il piano di salvezza. Fa semplicemente la sua parte, anche se, dopo la perplessità iniziale, se la assume con impegno e convinzione.
Forse siamo un po’ tutti, nel nostro ruolo, delle Ester: magari non capiamo tutto quello che ci gira intorno, non seguiamo nei dettagli le notizie né comprendiamo i disegni che ci stanno dietro; siamo probabilmente preoccupati delle conseguenze per noi e abbiamo ragione. Ma in qualche modo siamo chiamati a fare il possibile per salvaguardare l’umanità là dove siamo, in un contesto che spesso non ci siamo scelti e che possiamo anche ritenere insignificante. Ma se ognuno fa la sua parte, anche piccola, marginale e invisibile, l’umanità crescerà.
Guerre, violenze, disprezzo per i più deboli, diritti calpestati: come si può restare umani
25 gennaio 2026
Cuneo
Guerra in Ucraina: Mykolaiv, attacco missilistico (Foto STWN - AgenSir)
Viviamo in un mondo che si è fatto, anche rapidamente, incomprensibile e apparentemente impossibile da salvare: guerre ancora più atroci e insensate del solito, disprezzo anche per l’apparenza della libertà altrui e del diritto internazionale, una crisi ecologica che ci è chiara ma su cui non riusciamo a decidere di intervenire pur sapendo grosso modo che cosa ci sarebbe da fare, atti di violenza anche nelle nostre vite e scuole di cui non riusciamo neppure a comprendere la logica... Capiamo solola tentazione di ritirarci, di rinunciare a seguire e provare a capire ciò che accade.
Tra le tante reazioni possibili, una parte da un libretto biblico particolare, quello di Ester. Fa parte degli scritti meno significativi della Bibbia ebraica, anche se è uno di quelli che possono essere letti, per intero, nella liturgia sinagogale, in particolare nella festa di Purim. Si tratta di una delle feste ebraiche più particolari: è una ricorrenza religiosa nota però soprattutto per i giochi carnevaleschi dei bambini, c’è un libro biblico che ne spiega l’origine, ma è un testo particolarmente ampio e prolisso, come di solito non sono i racconti biblici, e vede come protagonista una regina che salva gli ebrei ma ha un nome babilonese (Ester viene da Ishtar, dea babilonese ed assira dell’amore e della guerra).
La storia vede un funzionario regio che progetta di sterminare tutti gli ebrei; viene a conoscenza del suo piano un altro funzionario, un ebreo, che chiede alla regina, di origine ebrea, di intercedere presso il re per cambiare la sorte del popolo. A interessarci è proprio il passaggio in cui Mardocheo chiede alla regina Ester di intervenire.
La donna muove infatti obiezioni: nessuno può entrare nella sala del re se non invitato, e lei non è convocata da tempo. In più, si scoprirà nel corso del libro, un decreto regio non poteva essere revocato neppure dal re. A queste obiezioni tuttavia Mardocheo ribatte che Dio di certo interverrà a salvare il popolo, ma forse Ester è salita al trono proprio in vista di tale circostanza.
Non condividiamo la convinzione che tutto ciò che succede dipenda direttamente dalla volontà divina, perché negherebbe quasi tutta la nostra esperienza, che di certo non ci mostra spesso la punizione dei cattivi e la salvezza dei buoni. D’altronde, la Bibbia è piena di personaggi che si muovono insieme a Dio, segno che il Signore da solo non interverrebbe nella storia senza la collaborazione umana (per non fare che un solo esempio, che bisogno avrebbe avuto Dio di convincere Mosè con un dialogo così prolungato come nel terzo capitolo dell’Esodo, se avesse avuto l’alternativa di condurre da solo il popolo ebraico al di là del Mar Rosso?).
Ma il senso più profondo di quel passo rimane: in quel momento l’unica persona che potesse avere accesso al re era Ester. Non aveva garanzie di successo, non aveva reti di protezione, ma nessuno avrebbe potuto agire al posto suo con la stessa eventuale efficacia. Il libro ci dice che Ester non aveva desiderato il trono e non aveva influito prima sulle vicende politiche. Ma in quel momento è lei a trovarsi al posto giusto. Non è l’unica che fa qualcosa, né quella che si accorge di quanto sta accadendo, né progetta il piano di salvezza. Fa semplicemente la sua parte, anche se, dopo la perplessità iniziale, se la assume con impegno e convinzione.
Forse siamo un po’ tutti, nel nostro ruolo, delle Ester: magari non capiamo tutto quello che ci gira intorno, non seguiamo nei dettagli le notizie né comprendiamo i disegni che ci stanno dietro; siamo probabilmente preoccupati delle conseguenze per noi e abbiamo ragione. Ma in qualche modo siamo chiamati a fare il possibile per salvaguardare l’umanità là dove siamo, in un contesto che spesso non ci siamo scelti e che possiamo anche ritenere insignificante. Ma se ognuno fa la sua parte, anche piccola, marginale e invisibile, l’umanità crescerà.