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Dal Paleolitico al Neolitico nel cuneese

11 gennaio 2026

Cuneo

Il "Riparo 10" delle Grotte di Aisone Il "Riparo 10" delle Grotte di Aisone La Preistoria è convenzionalmente utilizzata per definire e delimitare un lunghissimo periodo della storia umana (centinaia di migliaia di anni) che precede l’invenzione della scrittura, ovvero della storia documentata o registrata tramite la scrittura. Le nostre pagine di storia del Piemonte, con particolare riferimento al territorio cuneese, prendono le mosse dal Paleolitico (Età della Pietra antica: decine di migliaia di anni fa) quando i primi abitanti vivevano in piccoli gruppi nomadi di cacciatori – raccoglitori, che integravano la caccia di animali selvatici con la raccolta di bacche e frutti vegetali. Abitavano in grotte e capanne, e usavano pietre scheggiate da un solo lato, con colpi di un altro ciottolo, per fabbricare semplici utensili.  La scoperta e l’uso del fuoco fu fondamentale per cucinare, riscaldarsi e difendersi. Nell’ultimo periodo del Paleolitico compaiono le incisioni rupestri e le prime sepolture intenzionali, che testimoniano la comparsa di rituali legati alla morte e alla credenza in una vita ultraterrena. La “rivoluzione” del Neolitico Il successivo periodo preistorico, il Neolitico (Età della Pietra nuova), copre alcune migliaia di anni, da 8.000 a 3.000 anni a.C. circa, ed è seguito dalle Età del Rame, del Bronzo e del Ferro, con la fusione dei metalli, e si conclude con l’avvento della storia scritta sulle lapidi e con la prima civiltà romana. A proposito di questo periodo, gli storici parlano di una “rivoluzione” del Neolitico, che interessò l’agricoltura, la tecnologia e la società. Nel Neolitico gli uomini passarono dal nomadismo alla sedentarietà, diventando agricoltori e allevatori di bestiame. La prime piante coltivate furono i cereali e i primi animali domesticati furono capre, pecore, maiali, bovini e cani. L’uomo del Neolitico imparò a levigare la pietra, creando strumenti più efficaci per l’agricoltura e le costruzioni. Si cominciò a creare recipienti in terracotta e ceramica per conservare e trasportare alimenti. Si imparò a filare e a tessere fibre vegetali e lana, creando indumenti e coperte, Più tardi cominciò la fusione dei minerali e la successiva lavorazione dei metalli: rame, bronzo e ferro. Nacquero i primi villaggi di capanne e le prime forme di commercio basate sul baratto. L’archeologia ha riportato alla luce numerose testimonianze della presenza umana nel territorio del cuneese nel periodo neolitico.  Le Grotte di Aisone Il sito internet dell’Unione Montana Valle Stura riferisce che, poste a poca distanza dall’abitato, le Grotte di Aisone sono dei ripari rocciosi che conservano traccia di un insediamento stagionale databile al 5° - 4° millennio del Neolitico e testimoniano come in quest’epoca la Valle Stura stesse assistendo (come il resto del Piemonte) al moltiplicarsi degli insediamenti umani anche all’interno delle vallate alpine. Grazie ai reperti rinvenuti nel corso delle indagini archeologiche, e oggi conservati presso il Museo Civico di Cuneo, è stato possibile scoprire molte cose sulla vita dei primi abitanti della Valle Stura. La caccia e la pastorizia rappresentavano la principale fonte di sostentamento; macine e macinelli in pietra testimoniano la conoscenza e la pratica dell’agricoltura. Gli strumenti in pietra e i manufatti in osso indicano poi un’intensa attività di lavorazione e trasformazione delle materie prime animali e vegetali. Le grotte sono raggiungibili attraverso un percorso ad anello che parte dal centro paese e prosegue seguendo le indicazione per le Grotte Il sito preistorico del RocceRé Il Centro Visite RocceRé, gestito e valorizzato dall’Associazione Amici del RocceRé, si trova nel rifugio Sant’Anna, nella pineta di Sant’Anna di Roccabruna, a circa 1.250 metri d’altezza. Il RocceRé è uno spettacolare sito geologico e preistorico frequentato fin dall’antichità; un luogo spirituale e misterioso che affascina per contesto e panorami. Avventurandosi tra le sue rocce si viaggia indietro nel tempo, a più di 4.000 anni fa, grazie ai reperti risalenti all’Età del Bronzo ritrovati dagli scavi archeologici. In questo sito si trovano circa 35.000 coppelle rocciose, incavi con un diametro che può variare dai 2 ai 20 centimetri. Nel 2024 una nuova perizia geologica e archeologica ha valutato le formazioni delle coppelle presenti nel sito come fenomeni completamente naturali. I ritrovamenti archeologici nel sito del RocceRè sono la prova della frequentazione del luogo da parte di popolazioni preistoriche, che molto probabilmente consideravano sacre quelle misteriose coppe di pietra adatte, o successivamente adattate, ad antichi rituali magici o religiosi. Il Centro visite del RocceRè Il Centro visite del RocceRè (02 – continua)
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