cuneo

La lunga e avvincente storia della nostra Regione

04 gennaio 2026

Cuneo

Il Piemonte di oggi Il Piemonte è una delle venti regioni della Repubblica Italiana. Confina ad ovest con la Francia, a nord con la Valle d’Aosta e la Svizzera, a est con la Lombardia e l’Emilia Romagna e a sud con la Liguria. Da nord a sud, il Piemonte ha una lunghezza massima di 190 chilometri, da est a ovest una larghezza di 210 chilometri. Il territorio è prevalentemente montuoso (43,3%), con estese zone collinari (30,3%) e di pianura (26,4%). È la 2° regione per superficie (25.400 kmq) preceduta - di poco - dalla Sicilia, ed è la 7° per numero di abitanti (oltre 4,2 milioni). È sud- diviso in 8 province: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino (Città Metropolitana e Capoluogo di Regio- ne), Verbano – Cusio – Ossola e Vercelli. Cuneo continua ad essere la “Provincia Granda” del Piemonte, con 6.903 kmq, la Città Metropolitana di Torino, con 2,2 milioni di residenti, supera di gran lunga tutte le altre province piemontesi.
La “Nazione Piemontese” Per molti cittadini che vi risiedono, il Piemonte non è soltanto una delle regioni dell’Italia repubblicana, ma è anche la “Nazione Piemontese”. Infatti il concetto di nazione si riferisce alla comunità di persone che condividono elementi comuni come la lingua (a cominciare dalla lingue piemontese), cultura, storia, tradizioni, religione. Il cuneese Renzo Gandolfo (1900 – 1987), fondatore del Centro Studi Piemontesi di Torino, affermava, infatti, che “Dal punto di vista sociologico una nazione è un gruppo di popolazione insediato stabilmente in un determinato territorio, che per un lungo periodo storico ha condiviso comuni vicende politiche, la stessa lingua, gli stessi costumi, la stessa religione, costruendo attorno a questi elementi una sua irripetibile identità: nessuna altra regione d’Italia, mi pare, abbia più della nostra le carte più valide per definirsi Nazione”.
Ad pedes montium e Pedemontium Sotto l’impero romano, il territorio dell’attuale Piemonte non formava una sola unità amministrativa, ma era diviso tra la Regio XI Transpadana e la Regio IX Liguria, con la linea di confine lungo il fiume Po (Padus); le Alpi forma- vano le province delle Alpi Marittime, Alpi Cozie, Alpi Graie e Pennine. Dopo i Romani, nell’Alto Medioevo comparve la semplice dizione “Ad pedes mon- tium” (Ai piedi dei monti), con la quale si indicava un’area geografica molto vaga nella sua estensione, circondata su tre lati dalle Alpi e dall’Appennino e che racchiudeva la pianura circostante, quale propaggine occidentale della Longobardia. Dal XIII secolo la parola Pedemontium (Piemonte) cominciò ad indicare i possedimenti di Casa Savoia al di qua delle Alpi, sempre più estesi nel corso dei secoli. Un contributo per l’uso abituale del termine Pedemon- tium si ebbe a partire dal 1424, quando il duca Amedeo VIII di Savoia stabilì per il suo primogenito ed erede al trono il titolo araldico - nobiliare di “Princeps Pedemontium”, che dal 1561, con l’introduzione ufficiale della lingua italiana negli atti pubblici nel Ducato di Savoia, divenne Principe di Piemonte. L’ultimo Principe di Piemonte fu Vittorio Emanuele di Savoia (1937 – 2024). Nel 1563 il Duca Emanuele Filiberto di Savoia decise di traferire la capitale del Ducato da Chambery a Torino, indicando con chiarezza che la di- nastia sabauda guardava con particolare occhio di riguardo il proprio sviluppo territoriale al di qua delle Alpi.
Tappe per l’unificazione del Piemonte Il cammino verso l’unità politica e amministrativa del Pie- monte fu molto lungo. Con la Pace di Lodi del 1454, il territorio della nostra regione era ancora sotto la sovranità di sei Stati autonomi: Ducato di Savoia, Marchesato di Monferrato, Contea di Asti, Ducato di Milano, Marchesato di Saluzzo, Marchesato di Ceva, Il Marchesato di Ceva passò ai Savoia a fine Cinquecento, il Marchesato di Saluzzo nel 1601, il Marchesato di Monferrato nel 1713 e la Contea di Asti nel 1720. Concludo questa prima “Pagina di Piemonte”, con alcuni versi della celebre poesia “Piemonte” scritta nel 1890 da Giosuè Carducci durante una vacanza estiva a Ce- resole Reale, nei pressi del Gran Paradiso, dove, tra varie città, ricorda anche Cuneo e Mondovì: “Ivrea la bella che le rosse torri specchia sognando a la cerulea Dora nel largo seno, fosca intorno è l’ombra di re Arduino; Biella tra ’l monte e il verdeggiar de’ piani lieta guardante l’ubere convalle, ch’armi ed aratri e a l’opera fumanti camini ostenta; Cuneo possente e paziente, e al vago declivio il dolce Mondovì ridente.”
 

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