(foto pixabay)
La filantropia non è solo generosità: è un motore sociale che sostiene chi è più fragile. E in Italia vale molto più di quanto immaginiamo.
Nel passato il cuore della beneficenza era nelle istituzioni caritative - ospedali, orfanotrofi, confraternite, monti di pietà - cresciute nel Cinquecento sotto l’impulso della Chiesa e solo in seguito regolamentate dallo Stato. Oggi lo scenario è cambiato, ma il ruolo della filantropia resta centrale.
Secondo un’indagine del mensile Vita, il valore complessivo della filantropia italiana ha raggiunto i 2 miliardi di euro. A trainare il settore sono soprattutto le fondazioni di origine bancaria, che nel 2024 hanno erogato 1,1 miliardi di euro. Seguono le fondazioni familiari, d’impresa e di comunità - 188 realtà - con altri 400 milioni, e le organizzazioni iscritte al Registro unico del Terzo settore, che aggiungono circa 200 milioni.
A livello europeo, una ricerca della Philanthropy Europe Association, pubblicata dall’ Associazione Fondazioni ed Enti Filantropici, fotografa un panorama imponente: 186.000 fondazioni ed enti attivi e 54,5 miliardi erogati ogni anno.
Accanto ai grandi attori c’è un’Italia meno visibile, ma altrettanto determinante: quella dei donatori individuali, cittadini che scelgono di contribuire in silenzio, spesso con somme importanti. Una generosità che nasce dal desiderio di restituire qualcosa alla comunità.
Un capitolo significativo riguarda i patrimoni senza eredi, che entro il 2040 potrebbero liberare risorse per 88 miliardi di euro. E cresce anche l’interesse verso i lasciti solidali: oggi il 14% degli italiani ha già predisposto un testamento filantropico e l’88% si dichiara disposto a farlo.
L’immagine che emerge è quella di un Paese più solidale di quanto appaia, dove la filantropia, istituzionale e personale, sta diventando un pilastro del welfare. Un fenomeno rilevante, con potenzialità enormi, che meriterebbe di essere sostenuto promuovendo l’educazione e cultura del dono, limitando la burocrazia e favorendo la trasparenza.
editoriale
(foto pixabay)
La filantropia non è solo generosità: è un motore sociale che sostiene chi è più fragile. E in Italia vale molto più di quanto immaginiamo.
Nel passato il cuore della beneficenza era nelle istituzioni caritative - ospedali, orfanotrofi, confraternite, monti di pietà - cresciute nel Cinquecento sotto l’impulso della Chiesa e solo in seguito regolamentate dallo Stato. Oggi lo scenario è cambiato, ma il ruolo della filantropia resta centrale.
Secondo un’indagine del mensile Vita, il valore complessivo della filantropia italiana ha raggiunto i 2 miliardi di euro. A trainare il settore sono soprattutto le fondazioni di origine bancaria, che nel 2024 hanno erogato 1,1 miliardi di euro. Seguono le fondazioni familiari, d’impresa e di comunità - 188 realtà - con altri 400 milioni, e le organizzazioni iscritte al Registro unico del Terzo settore, che aggiungono circa 200 milioni.
A livello europeo, una ricerca della Philanthropy Europe Association, pubblicata dall’ Associazione Fondazioni ed Enti Filantropici, fotografa un panorama imponente: 186.000 fondazioni ed enti attivi e 54,5 miliardi erogati ogni anno.
Accanto ai grandi attori c’è un’Italia meno visibile, ma altrettanto determinante: quella dei donatori individuali, cittadini che scelgono di contribuire in silenzio, spesso con somme importanti. Una generosità che nasce dal desiderio di restituire qualcosa alla comunità.
Un capitolo significativo riguarda i patrimoni senza eredi, che entro il 2040 potrebbero liberare risorse per 88 miliardi di euro. E cresce anche l’interesse verso i lasciti solidali: oggi il 14% degli italiani ha già predisposto un testamento filantropico e l’88% si dichiara disposto a farlo.
L’immagine che emerge è quella di un Paese più solidale di quanto appaia, dove la filantropia, istituzionale e personale, sta diventando un pilastro del welfare. Un fenomeno rilevante, con potenzialità enormi, che meriterebbe di essere sostenuto promuovendo l’educazione e cultura del dono, limitando la burocrazia e favorendo la trasparenza.
Filantropia, un Paese che dona più di quanto sembri con i suoi cittadini
08 dicembre 2025
Cuneo
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La filantropia non è solo generosità: è un motore sociale che sostiene chi è più fragile. E in Italia vale molto più di quanto immaginiamo.
Nel passato il cuore della beneficenza era nelle istituzioni caritative - ospedali, orfanotrofi, confraternite, monti di pietà - cresciute nel Cinquecento sotto l’impulso della Chiesa e solo in seguito regolamentate dallo Stato. Oggi lo scenario è cambiato, ma il ruolo della filantropia resta centrale.
Secondo un’indagine del mensile Vita, il valore complessivo della filantropia italiana ha raggiunto i 2 miliardi di euro. A trainare il settore sono soprattutto le fondazioni di origine bancaria, che nel 2024 hanno erogato 1,1 miliardi di euro. Seguono le fondazioni familiari, d’impresa e di comunità - 188 realtà - con altri 400 milioni, e le organizzazioni iscritte al Registro unico del Terzo settore, che aggiungono circa 200 milioni.
A livello europeo, una ricerca della Philanthropy Europe Association, pubblicata dall’ Associazione Fondazioni ed Enti Filantropici, fotografa un panorama imponente: 186.000 fondazioni ed enti attivi e 54,5 miliardi erogati ogni anno.
Accanto ai grandi attori c’è un’Italia meno visibile, ma altrettanto determinante: quella dei donatori individuali, cittadini che scelgono di contribuire in silenzio, spesso con somme importanti. Una generosità che nasce dal desiderio di restituire qualcosa alla comunità.
Un capitolo significativo riguarda i patrimoni senza eredi, che entro il 2040 potrebbero liberare risorse per 88 miliardi di euro. E cresce anche l’interesse verso i lasciti solidali: oggi il 14% degli italiani ha già predisposto un testamento filantropico e l’88% si dichiara disposto a farlo.
L’immagine che emerge è quella di un Paese più solidale di quanto appaia, dove la filantropia, istituzionale e personale, sta diventando un pilastro del welfare. Un fenomeno rilevante, con potenzialità enormi, che meriterebbe di essere sostenuto promuovendo l’educazione e cultura del dono, limitando la burocrazia e favorendo la trasparenza.