(Foto Pixabay)
Sabato, Fiera del Marrone. Sto prendendo un caffè in un locale del centro storico di Cuneo con due amiche che, come me, si occupano di insegnamento e formazione. Una racconta l’esperienza fatta lo scorso anno nel carcere di Cuneo con una classe in dialogo con i detenuti: un incontro che ha portato alla luce un tesoro sommerso.
Un giovane uomo in coda alla cassa si avvicina: «Non ho potuto fare a meno di ascoltare. Io in carcere ci sono stato, altrove. E so cosa significa quando non ci sono programmi educativi. Non puoi cambiare, se non arrivano stimoli diversi. Per me il cambiamento è venuto dopo, in comunità».
Mentre parla, osservo il suo volto segnato da cicatrici. Eppure è qui, con al collo il pass dell’evento, consapevole che l’educazione - di cui in poche parole ha dato una definizione perfetta - è la chiave che apre alla conoscenza di sé, allo sviluppo dei propri talenti, alle competenze sociali necessarie per vivere insieme.
Per questo l’educazione civica dovrebbe essere permanente e rivolta a tutti, non solo agli studenti: per riscoprire le Carte dei diritti umani e quelle costituzionali che indicano le regole da rispettare per sedere al tavolo dove si gioca il gioco della democrazia.
E servirebbe anche l’educazione sessuale, fin dalla scuola dell’infanzia, intesa come valorizzazione delle differenze, come educazione affettiva fondata sul rispetto della libertà dell’altro, svincolata da ogni pretesa di controllo o possesso. Un percorso di consapevolezza sulle radici storiche e culturali della violenza di genere, per capire da dove veniamo e come si è formato quel modello che ancora oggi accetta l’abuso di potere nelle relazioni “affettive” e l’idea di una illegittima “verticale di potere” tra uomo e donna.
editoriale
(Foto Pixabay)
Sabato, Fiera del Marrone. Sto prendendo un caffè in un locale del centro storico di Cuneo con due amiche che, come me, si occupano di insegnamento e formazione. Una racconta l’esperienza fatta lo scorso anno nel carcere di Cuneo con una classe in dialogo con i detenuti: un incontro che ha portato alla luce un tesoro sommerso.
Un giovane uomo in coda alla cassa si avvicina: «Non ho potuto fare a meno di ascoltare. Io in carcere ci sono stato, altrove. E so cosa significa quando non ci sono programmi educativi. Non puoi cambiare, se non arrivano stimoli diversi. Per me il cambiamento è venuto dopo, in comunità».
Mentre parla, osservo il suo volto segnato da cicatrici. Eppure è qui, con al collo il pass dell’evento, consapevole che l’educazione - di cui in poche parole ha dato una definizione perfetta - è la chiave che apre alla conoscenza di sé, allo sviluppo dei propri talenti, alle competenze sociali necessarie per vivere insieme.
Per questo l’educazione civica dovrebbe essere permanente e rivolta a tutti, non solo agli studenti: per riscoprire le Carte dei diritti umani e quelle costituzionali che indicano le regole da rispettare per sedere al tavolo dove si gioca il gioco della democrazia.
E servirebbe anche l’educazione sessuale, fin dalla scuola dell’infanzia, intesa come valorizzazione delle differenze, come educazione affettiva fondata sul rispetto della libertà dell’altro, svincolata da ogni pretesa di controllo o possesso. Un percorso di consapevolezza sulle radici storiche e culturali della violenza di genere, per capire da dove veniamo e come si è formato quel modello che ancora oggi accetta l’abuso di potere nelle relazioni “affettive” e l’idea di una illegittima “verticale di potere” tra uomo e donna.
Educazioni
25 ottobre 2025
Cuneo
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Sabato, Fiera del Marrone. Sto prendendo un caffè in un locale del centro storico di Cuneo con due amiche che, come me, si occupano di insegnamento e formazione. Una racconta l’esperienza fatta lo scorso anno nel carcere di Cuneo con una classe in dialogo con i detenuti: un incontro che ha portato alla luce un tesoro sommerso.
Un giovane uomo in coda alla cassa si avvicina: «Non ho potuto fare a meno di ascoltare. Io in carcere ci sono stato, altrove. E so cosa significa quando non ci sono programmi educativi. Non puoi cambiare, se non arrivano stimoli diversi. Per me il cambiamento è venuto dopo, in comunità».
Mentre parla, osservo il suo volto segnato da cicatrici. Eppure è qui, con al collo il pass dell’evento, consapevole che l’educazione - di cui in poche parole ha dato una definizione perfetta - è la chiave che apre alla conoscenza di sé, allo sviluppo dei propri talenti, alle competenze sociali necessarie per vivere insieme.
Per questo l’educazione civica dovrebbe essere permanente e rivolta a tutti, non solo agli studenti: per riscoprire le Carte dei diritti umani e quelle costituzionali che indicano le regole da rispettare per sedere al tavolo dove si gioca il gioco della democrazia.
E servirebbe anche l’educazione sessuale, fin dalla scuola dell’infanzia, intesa come valorizzazione delle differenze, come educazione affettiva fondata sul rispetto della libertà dell’altro, svincolata da ogni pretesa di controllo o possesso. Un percorso di consapevolezza sulle radici storiche e culturali della violenza di genere, per capire da dove veniamo e come si è formato quel modello che ancora oggi accetta l’abuso di potere nelle relazioni “affettive” e l’idea di una illegittima “verticale di potere” tra uomo e donna.