letture

Alla ricerca di armonia tra maschile e femminile

23 ottobre 2025

Cuneo

Il titolo di un libro non è elemento accessorio, trascurabile. In questo caso suona programmatico nel sottintendere la giustificazione di un “bisogno” affatto scontato, se non addirittura rimosso, dalla cultura contemporanea. Il saggio intende motivare la fondamentalità dell’apporto femminile alla vita sociale e culturale non già in termini di opposizione bensì di complementarità con quello maschile. L’argomentazione si sviluppa su terreni culturali diversi. Chiama in causa l’antropologia, fa tesoro delle ricerche psicanalitiche, apre sulla storia delle religioni. Il tutto trova sintesi in costanti riferimenti ai miti, come narrazioni di acquisizioni culturali sedimentatesi nel tempo e vissute nel presente in ogni epoca. L’autrice si tiene dunque ben lontana da ogni sollecitazione ideologica cercando invece un solido fondamento culturale al “bisogno” del titolo. L’immagine della Grande Dea nelle popolazioni protostoriche esprime in termini mitici e più spesso plastici o pittografici quella consapevolezza di equilibrio con la natura che caratterizza la vita di quegli uomini. Il modello culturale che li sorregge prevede una stretta relazione col mondo naturale. Non a caso le testimonianze della Grande Dea sono proprie di popolazioni agricole, identificando concetti di fertilità, procreazione, in ultimo della stessa vita. Ben diverso è il principio delle divinità maschili. Il modello culturale non è più la relazione, bensì “la padronanza e il controllo”. A livello sociale si afferma un modello culturale eroico, aggressivo che sostiene l’individualismo maschile. In questo contesto, riprendendo il rapporto con la natura, si rileva come le aree inospitali e desertiche avrebbero avuto un ruolo nell’affievolirsi del culto della Grande Dea a favore di un “dio specifico” che esclude la “convivenza con altre divinità”. Nel progredire del tempo si inasprisce la scissione tra maschile e femminile col prevalere del primo. Ciò non significa che il tramonto della Grande Dea ne decreti la morte culturale. Permane come archetipo nell’inconscio collettivo, spiega l’autrice. Come tale è pronta a manifestarsi già soltanto nella nostalgia, ricorrente oggi, dell’equilibrio infranto. Dopo l’immersione nel mondo classico e prima ancora nelle testimonianze preistoriche, non deve stupire l’ampio capitolo dedicato alla cultura contemporanea. In questa parte l’autrice si muove agilmente tra varie forme narrative dalla scrittura all’immagine fino ad arrivare ai social. “Le storie non sono innocue”, ha ribadito più volte. Per questo le narrazioni di figure femminili ieri, ma soprattutto oggi possono incidere sulle relazioni fino a restituire dignità e spazio alla Grande Dea. Il percorso compiuto attraverso le ere dell’umanità non è accademica riflessione. È piuttosto il “riavvicinarsi a un’antica saggezza” che non parla di separazione, bensì di complementarietà, non di scontro ma di relazione, non di frattura, ma di equilibrio. Risponde dunque a un “bisogno”, magari inconfessato, di ritrovare una dimensione di vita in cui vige la regola della cooperazione, del rispetto, del riconoscimento della dignità. Perchè abbiamo bisogno della dea di Donatella Signetti Editrice Aragno euro 22
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