editoriale

È meglio accendere una candela che maledire il buio

19 ottobre 2025

Cuneo

candela In quest’ultima estate, in queste ultime settimane, il dramma di Gaza ha attirato l’attenzione di molte persone, ha riportato in piazza manifestanti, ha suscitato l’attenzione partecipata anche di molti giovani, con contrapposizioni a volte tese e degenerazioni violente. E, come ogni movimento, soprattutto nel nostro tempo, si è attirato pure molte critiche, dalle modalità della protesta, alla sua utilità, al bersaglio. Al proposito, infatti, si è da più parti sentito dire che non esiste solo Gaza, che le aree di crisi nel mondo sono molte, alcune altrettanto pesanti in termini di conseguenze e di morti. È reazione tanto nota e prevedibile che in italiano abbiamo addirittura una parola che la definisce, “benaltrismo”. Non è parola benevola, ma è vero che spesso chi sostiene che il problema vero è altro ha degli argomenti. Non troviamo il “benaltrismo” nella Bibbia, ma potremmo leggervi una qualche presa di posizione al riguardo. Non però in un libro o in un passo specifico, bensì nell’intero percorso biblico. Le definizioni da catechismo ritraevano un tempo Dio come “creatore e signore del cielo e della terra”, in pieno controllo di tutto il mondo. È anche l’idea che attraversa il mondo ebraico dall’esilio in poi, che Dio abbia consentito l’umiliazione del suo popolo e la distruzione di Gerusalemme e del tempio non perché sconfitto da altri dèi più forti, ma proprio in quanto signore di tutto l’universo, e quindi sicuro del fatto che non avrebbe perso la possibilità di mantenersi in rapporto di comunione con il suo popolo anche se questo fosse stato esiliato. La concezione, molto filosofica, di un Dio signore e padrone assoluto del mondo può farci pensare a un sovrano che opera immediatamente tutto ciò che decide. La pensava in fondo così anche un filosofo latino che pare contestasse il cristianesimo dicendo qualcosa di questo tipo: «Se il vostro Dio fosse signore del mondo, poteva apparire nel senato romano, noi abbiamo già il dominio su tante persone, ci avremmo pensato noi a portare il suo messaggio ovunque». (Usiamo qualche cautela, perché conosciamo il suo pensiero solo dai suoi nemici cristiani, i quali magari ne hanno un po’ esasperato le idee). Verrebbe da dire che a noi piacerebbe un Dio così, che solo avessimo abbastanza potere ci verrebbe da agire in questo modo. Il Dio della Bibbia si comporta però diversamente. Inizia a chiamare pochi patriarchi dispersi nella vasta area semi-desertica del Vicino Oriente. Si lega ad un popolo che è piccolo e insignificante e che in più non sembra neppure particolarmente docile o ubbidiente. Parte da lontanissimo, dal garantire vita e tutela a quel popolo, per poi, molto gradualmente, portarlo a concepire un’intuizione quasi assurda, quella di un creatore che si occupa della vita di tutte le creature, nessuna esclusa. Il cammino che porta da Abramo a Gesù è un percorso marginale, limitato, molto graduale e che tocca una parte piccola di umanità. E in fondo anche Gesù ha incontrato solo alcune persone, si è mosso lontano dai grandi centri, non ha stravolto il mondo con imprese strabilianti visibili a tutti. Ha guarito molta gente, ci dicono i vangeli, ma presa tra quella che girava in Galilea e in pochi posti lì vicino. Ha insegnato a “folle”, ma di un’area piccola e periferica del grande impero. Anche a Gesù avremmo potuto obiettare: «Va bene guarire lebbrosi a Cafarnao, ma guarda che ad Alessandria o ad Antiochia ce ne sono molti di più! E ci sono malattie più gravi della lebbra!». L’approccio del Dio biblico è di contribuire a cambiare il pezzo di mondo in cui siamo, che vediamo, di cui ci rendiamo conto, senza pretendere di arrivare a tutto, ovunque o in perfetto ordine di importanza. Ai giovani (e non giovani!) che chiedevano pace e cibo per Gaza, verrebbe da pensare che Gesù avrebbe detto: «Sì, è vero, c’è anche il Sudan, il Myanmar, l’Ucraina e tanti altri posti che hanno bisogno. Ma se intanto iniziate a rendervi conto di uno, è giusto e buono chiedere vita e umanità lì. Meglio accendere una candela che maledire il buio» (questo ultimo detto non è biblico, ma starebbe proprio bene in bocca a Gesù o a qualche profeta).
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