editoriale

“Se io fossi Dio”, che cosa farei a Gaza o in Ucraina, dove gli innocenti soffrono?

27 luglio 2025

Cuneo

Guerra in Libano (foto Ansa/Sir) (foto Ansa/Sir) «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi», afferma Gesù nel vangelo di Giovanni. Ma com’è la pace offerta da Gesù, come è la pace di Dio che potrebbe essere prospettata nella Bibbia? Domanda che può accompagnarsi ad un’altra, così da renderci più chiara la sua profondità: “se io fossi Dio”, che cosa farei a Gaza, in Ucraina, in Sud Sudan, in Eritrea, in Somalia, in tanti altri posti dove innocenti soffrono per la malvagità umana? Il discorso più ampio, sulla pace come è concepita nella Bibbia, lo avevamo affrontato mesi fa. Per riassumere, nel gran caos che sempre ci offrono i testi della Scrittura, trovavamo un filone bellico, di un Dio che difende i suoi anche militarmente e con prodigi tangibili, un secondo filone più aperto a coinvolgere anche i nemici nei propri confini, collaborando con loro, e un terzo sognante, in cui i tempi finali avrebbero visto la fine della violenza. Quando Dio parla, si potrebbe dire, «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci» (Is 2,4; Mi 4,3), «il lupo dormirà con l’agnello, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà; il lattante giocherà sulla buca della vipera» (Is 11,6-8). È un sogno, sì, ma è il sogno di Dio. Ma allora, perché Dio non procede a realizzare questo sogno? Lui può! Che cosa faremmo noi, se avessimo il potere che attribuiamo a Dio? Perché lui se ne sta inerme? Come può Dio permettere tutto questo? Il Dio della Bibbia non agisce quasi mai senza coinvolgere l’uomo. Vengono narrati prodigi e miracoli, ma dobbiamo renderci conto che sono secondari, marginali. Quando Dio vuole liberare il suo popolo dall’Egitto, dedica una lunga fatica a convincere Mosè ad andare, e non salterà mai la sua mediazione (anzi, si lascerà da lui convincere a cambiare qualche proprio piano). Quando vuole riportare il suo popolo esiliato a Gerusalemme, suscita Ciro, che non lo conosce neppure. Quando vuole parlare al popolo, ispira i profeti, non parla dal cielo con il megafono. Come un Padre che rispetta la dignità e la maturità dei suoi figli, non agisce al posto loro. Promette vicinanza, stimola, accompagna, ma non prende le nostre veci. Era già stata l’intuizione degli autori di Genesi, che sostengono, all’inizio del secondo capitolo, che la terra era arida e senza frutti perché Dio non aveva fatto piovere e perché non c’era l’uomo a coltivarla. Come a dire che l’uno senza l’altro non avrebbero portato a termine il compito. Dio si rifiuta di guidare la storia senza la collaborazione umana, non sarebbe dignitoso per noi. Non rispetterebbe la nostra libertà. E questo da una parte esalta tantissimo la responsabilità umana in ciò che affligge la vita umana (una grandissima parte delle nostre sofferenze hanno radici umane, in effetti). Dall’altra non implica un Dio distratto, disinteressato, neutrale: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Dio è da questa parte, non è equidistante. È il Dio che chiama propri figli quelli che operano per la pace, ed è un’affermazione che va insieme alla lode dei miti, degli afflitti, degli assetati di giustizia. Perché la pace che Gesù offre è quella del Padre. Non è il modo con cui molti di noi ci comporteremmo “se fossimo Dio”, stroncando il male alla radice: “Hanno fatto un deserto, e lo hanno chiamato pace”. È lo sguardo commosso degli imprevedibilmente vittoriosi ebrei riguardo alla madre del comandante nemico ucciso (Gdc 5), è l’ammissione nel popolo eletto di tanti abitanti di Canaan, mentre si afferma che tutto vada condannato allo sterminio (dicendo di aver sterminato popolazioni che in realtà non sono mai esistite: Gdc), è la compassione nei confronti di tutta l’umanità dei profeti, proprio quando sono schiacciati ed esiliati, è l’attenzione con cui si evita di strappare la zizzania per non tirare via anche il grano buono, nella parabola di Gesù. È l’impegno a non essere distratti o disinteressati eppure a mantenere compassione e umanità persino nei confronti di violenti e disumani, come Gesù sulla croce: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Perché di fronte a queste prove può manifestarsi l’umanità vera, che è il volto del Dio autentico.
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