Che tipo di essere umano vuoi diventare?
Una suggestione arriva da Andrea Bosca, attore e poeta, autore della raccolta “La voce blu”, internopoesia 2025: “Se hai costruito con cura un arpione, perché hai votato la tua vita a dare la caccia alla balena bianca, cosa fai se invece appare il pesce d’oro? “Il punto è che l’arpione serve a uccidere la balena, ma non ad accogliere con stupore il pesce d’oro. Devi scegliere chi vuoi essere. Se sei molto identificato col tuo ruolo di umano che caccia con l’arpione, verosimilmente perderai la tua occasione d’incontro col pesce d’oro, che simbolicamente è l’incontro col tuo desiderio di amore e di vita e con la sfida a realizzarlo. Ci sono momenti di grazia, ci sono rare epifanie, come occasioni di risveglio, in cui la domanda da farti è: cosa me ne faccio della vendetta contro il grande cetaceo? A cosa mi serve l’arpione?
“È la nostra paura della morte a renderci portatori di morte”, dice Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, autrice di oltre 100 titoli. “Erich Fromm spiega bene come le difese psicologiche si attivino in relazione all’appuntamento con la morte: la difesa religiosa (esiste un aldilà), quella demografica (continuerò a vivere nei miei figli), quella estetica (la bellezza resisterà al tempo), quella ideologica (continuerò a vivere nelle idee che mi sopravviveranno). Infine l’ultima difesa: io morirò, ma morirete tutti”. Se io divento il Signore della Morte infatti avrò l’illusione di controllare ciò che mi sfugge: la vita. “E questo”, aggiunge Parsi, “ha molto a che fare con la violenza sulle donne e con il loro essere fisiologicamente laboratori in cui la vita accade”. Si è parlato molto di invidia del fallo. Alla base, secondo Parsi, sembra invece esserci l’invidia del grembo, che se non è correttamente integrata, e trasformata in un’alternativa generativa, spinge a compensare in modo distorto, attraverso l’opzione di incarnare il potere di dare la morte, attraverso guerre, omicidi, arpioni.
editoriale
Che tipo di essere umano vuoi diventare?
Una suggestione arriva da Andrea Bosca, attore e poeta, autore della raccolta “La voce blu”, internopoesia 2025: “Se hai costruito con cura un arpione, perché hai votato la tua vita a dare la caccia alla balena bianca, cosa fai se invece appare il pesce d’oro? “Il punto è che l’arpione serve a uccidere la balena, ma non ad accogliere con stupore il pesce d’oro. Devi scegliere chi vuoi essere. Se sei molto identificato col tuo ruolo di umano che caccia con l’arpione, verosimilmente perderai la tua occasione d’incontro col pesce d’oro, che simbolicamente è l’incontro col tuo desiderio di amore e di vita e con la sfida a realizzarlo. Ci sono momenti di grazia, ci sono rare epifanie, come occasioni di risveglio, in cui la domanda da farti è: cosa me ne faccio della vendetta contro il grande cetaceo? A cosa mi serve l’arpione?
“È la nostra paura della morte a renderci portatori di morte”, dice Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, autrice di oltre 100 titoli. “Erich Fromm spiega bene come le difese psicologiche si attivino in relazione all’appuntamento con la morte: la difesa religiosa (esiste un aldilà), quella demografica (continuerò a vivere nei miei figli), quella estetica (la bellezza resisterà al tempo), quella ideologica (continuerò a vivere nelle idee che mi sopravviveranno). Infine l’ultima difesa: io morirò, ma morirete tutti”. Se io divento il Signore della Morte infatti avrò l’illusione di controllare ciò che mi sfugge: la vita. “E questo”, aggiunge Parsi, “ha molto a che fare con la violenza sulle donne e con il loro essere fisiologicamente laboratori in cui la vita accade”. Si è parlato molto di invidia del fallo. Alla base, secondo Parsi, sembra invece esserci l’invidia del grembo, che se non è correttamente integrata, e trasformata in un’alternativa generativa, spinge a compensare in modo distorto, attraverso l’opzione di incarnare il potere di dare la morte, attraverso guerre, omicidi, arpioni.
Che tipo di essere umano vuoi diventare?
05 luglio 2025
Cuneo
Che tipo di essere umano vuoi diventare?
Una suggestione arriva da Andrea Bosca, attore e poeta, autore della raccolta “La voce blu”, internopoesia 2025: “Se hai costruito con cura un arpione, perché hai votato la tua vita a dare la caccia alla balena bianca, cosa fai se invece appare il pesce d’oro? “Il punto è che l’arpione serve a uccidere la balena, ma non ad accogliere con stupore il pesce d’oro. Devi scegliere chi vuoi essere. Se sei molto identificato col tuo ruolo di umano che caccia con l’arpione, verosimilmente perderai la tua occasione d’incontro col pesce d’oro, che simbolicamente è l’incontro col tuo desiderio di amore e di vita e con la sfida a realizzarlo. Ci sono momenti di grazia, ci sono rare epifanie, come occasioni di risveglio, in cui la domanda da farti è: cosa me ne faccio della vendetta contro il grande cetaceo? A cosa mi serve l’arpione?
“È la nostra paura della morte a renderci portatori di morte”, dice Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta, autrice di oltre 100 titoli. “Erich Fromm spiega bene come le difese psicologiche si attivino in relazione all’appuntamento con la morte: la difesa religiosa (esiste un aldilà), quella demografica (continuerò a vivere nei miei figli), quella estetica (la bellezza resisterà al tempo), quella ideologica (continuerò a vivere nelle idee che mi sopravviveranno). Infine l’ultima difesa: io morirò, ma morirete tutti”. Se io divento il Signore della Morte infatti avrò l’illusione di controllare ciò che mi sfugge: la vita. “E questo”, aggiunge Parsi, “ha molto a che fare con la violenza sulle donne e con il loro essere fisiologicamente laboratori in cui la vita accade”. Si è parlato molto di invidia del fallo. Alla base, secondo Parsi, sembra invece esserci l’invidia del grembo, che se non è correttamente integrata, e trasformata in un’alternativa generativa, spinge a compensare in modo distorto, attraverso l’opzione di incarnare il potere di dare la morte, attraverso guerre, omicidi, arpioni.