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Vacanze estive e la vacanza del Sabato
22 giugno 2025
Cuneo
Arriva l’estate, si chiudono le scuole. E anche chi lavora ancora per mesi si sente già trascinato dal profumo di vacanze. Riguardo alle quali, forse, la cultura piemontese tradizionale era molto poco propensa a concessioni: la valutazione che qualcuno «è un gran lavoratore» perdonava quasi qualunque delitto. Su questo, pare, la generazione più giovane ha un rapporto con il lavoro meno tendenzialmente esclusivo.
Si tratta peraltro di un tema su cui il mondo biblico ha avuto grande influsso, anche in contesti che non immaginano di esserne stati condizionati. In fondo, praticamente tutto il mondo oggi si concede una pausa settimanale, che pare proprio essere, in questa forma, una “invenzione” ebraica.
Ma non si tratta soltanto di prevedere un giorno festivo ogni sette (in fondo, ogni cultura ha i suoi giorni di riposo, non necessariamente in numero minore di quelli ebraici). Quel giorno viene infatti messo da parte, “riservato”, in quanto è rimasto escluso dal lavoro persino per Dio. Per comprendere appieno il peso di questa scelta dobbiamo, come al solito, porla all’interno del suo contesto culturale. Il mondo semita, di cui quello biblico fa parte, riteneva che la qualità fondamentale dell’essere umano fosse la sua capacità di plasmare il mondo, di fare. Per aiutarci a comprendere meglio, dobbiamo notare che il mondo greco, da cui noi veniamo, ritiene che la qualità più importante di un essere umano sia quella di capire, di guardare con intelligenza al mondo; e per noi, dicono diversi antropologi, è diventata la capacità di spesa, quanto riusciamo a comprare. Per il mondo biblico un uomo che non potesse più “fare”, agire, era un uomo inutile.
È su questo sfondo che gli autori biblici dicono dapprima che Dio stesso si riposa il settimo giorno da tutte le sue azioni. Il riposo, lo smettere di fare per contemplare, è un comando per lo stesso Dio. È ribadire il primato del senso di ciò che facciamo sul fare stesso, della contemplazione sull’azione, dello “stare” come principio umano fondamentale.
Nello stesso tempo, però, quel riposo, che a quel punto poteva diventare un obbligo insuperabile, si piega a situazioni particolari: si può salvare un animale in pericolo, e si deve obbligatoriamente farlo per una persona umana. Ecco un altro esempio di un precetto divino che resta comunque subordinato al benessere e alla vita umana.
Lo stesso Gesù si riserva dei tempi e degli spazi di riposo e li prevede per i suoi discepoli, anche indipendentemente dal sabato, ossia fuori dalle norme religiose: non è tanto un rispetto della legge, quanto sintonizzarsi con il suo senso, di restituire alla vita vissuta e contemplata la sua centralità.
Quando però Gesù tenta di ritirarsi in un luogo in disparte e trova una folla che lo cerca, come pecore senza pastore, o quando se ne va in Fenicia (al mare, ci verrebbe da dire...) e una donna gli chiede di guarirgli la figlia, Gesù cede di fronte al bisogno umano.
L’appello al riposo resta qualcosa di autentico e buono, sacrosanto e scelto da Dio stesso; ma, nello stesso tempo, il bisogno degli altri viene prima della stessa legge divina. In fondo, sembra che l’abbiano capito i ragazzi che finiscono scuola e si lanciano ad animare estati ragazzi o campeggi... e quei non pochi che in ferie si dedicano al volontariato. Il riposo è giusto e ci avvicina a Dio. Ma a volte il bisogno degli altri può passare davanti. È successo anche a Gesù.