editoriale
La democrazia manipolata e il cinismo di chi invita all’astensionismo
16 giugno 2025
Cuneo
Commentando la prima presidenza Trump, Michael Cox, Professore emerito in relazioni internazionali della London School of Economics, ha detto che il Presidente Trump “Vedeva la democrazia come qualcosa da manipolare piuttosto che da promuovere”. L’affermazione, piuttosto diretta, mette in luce molto di quello che poi sarebbe capitato anche nel secondo mandato presidenziale di Trump e, tutto sommato, descrive puntualmente un modo di vedere la democrazia che, purtroppo, pare essere comune anche ad altri protagonisti della seconda presidenza di Donald Trump.
Benché i canali democratici stiano mostrando la loro fragilità in tutto il mondo, non pare che la classe politica, anche nostrana, abbia ben presente la delicatezza del momento che stiamo vivendo. La campagna per i referendum dell’8 e 9 giugno ne è una chiara dimostrazione. Se è vero che non si può parlare, in questo caso, di manipolazione, è altrettanto vero che è preoccupante il cinismo con il quale alcune forze politiche hanno fatto leva sull’astensionismo.
Il procedimento referendario offre la legittima possibilità dell’astensione, ma il contenuto dei quesiti, il ruolo di alcuno di coloro che hanno espressamente invitato gli italiani a non votare e il momento di particolare difficoltà per la partecipazione democratica complessivamente considerata, avrebbero potuto suggerire ben altre prese di posizione.
Chi ha scritto la Costituzione, come puntualmente osservato da alcuni commentatori, aveva appena vissuto un voto, quello del 2 giugno 1946, nel quale erano andati ai seggi praticamente 9 italiani su 10 e difficilmente avrebbe potuto immaginare il 64% delle ultime elezioni politiche. Oggi, dunque, potrebbe essere giunto il momento di rivedere la soglia del 50% (+1), che pare eccessiva per la corrente sensibilità politica collettiva.
Al di là delle questioni tecniche, la domanda che vale la pena porsi, però, è se sia accettabile che su temi così centrali come il lavoro e la cittadinanza una parte del mondo della politica abbia deciso di indurre gli elettori a non esprimersi. Il contesto nel quale viviamo è connotato dalla concentrazione di ricchezza finanziaria, risorse tecnologiche e possibilità di accesso a grandi volumi di informazioni nelle mani di poche o pochissime persone e gruppi di interesse e di pressione. È evidente che il potere di incidere sulla vita democratica di queste élite aumenta al diminuire della partecipazione dei cittadini. In un quadro di questo tipo, la partecipazione diventa qualcosa di più del semplice (sebbene importante) adempimento di un proprio dovere.
Quanto sta capitando negli Stati Uniti dimostra che anche nelle nazioni con una radicata cultura democratica, non tutto può essere dato per scontato. In Europa, la Brexit rappresenta la prova che le campagne di disinformazione, se adeguatamente sostenute dal punto di vista finanziario, organizzativo e tecnologico, possono avere successo e indirizzare interi Stati verso scelte contrarie ai più elementari interessi dei propri cittadini.
Sarebbe inappropriato, come detto, parlare di manipolazione della democrazia nel nostro caso, ma se non si vuole arrivare a correre quel rischio, è necessario mantenere un adeguato livello di informazione e di attenzione e prevenire, anziché agevolare, lo sfilacciamento del tessuto civile, inseguendo propri interessi di bottega.
Nel 2024 il Premio Nobel per l’Economia è stato assegnato ai Professori Acemoglu, Robinson e Johnson per le loro ricerche sugli effetti dei modelli istituzionali sulla prosperità degli Stati. L’esito delle ricerche è stato che gli Stati con il maggior benessere economico sono quelli che, nella storia, sono riusciti a dotarsi di istituzioni inclusive. Altri tipi di istituzioni (definite “predatorie” o “estrattive”) assicurano vantaggi nel breve termine a chi è al potere ma, nel lungo periodo, determinano un impoverimento generalizzato del sistema e, in alcuni casi, il fallimento delle nazioni dove vengono introdotte.
Non mancano, in questi tempi, segnali di debolezza dei nostri sistemi istituzionali e l’indebolimento del corpo elettorale, organo politico per eccellenza, non è una buona notizia, per nessuno. Forse, all’analisi del Professor Cox e al dualismo tra manipolazione e promozione della democrazia, va aggiunto un terzo elemento, che è quello della cura.
La cura della democrazia, dei suoi processi, dei suoi linguaggi e dei suoi spazi, soprattutto nella sua dimensione collettiva, sembra essere il vero antidoto alla manipolazione. Sarebbe bene ricordarlo.