Mentre tutti ci si interroga sull’emergenza adolescenti e sulla difficoltà a muoversi in questo labirinto, nella speranza di neutralizzare il Minotauro divoratore di giovani vite al suo interno, capita di trovare qualche pista, un filo che consenta di non perdersi e, forse, uscirne salvi. Uno di questi fili ce lo offre il neuropsichiatra e psicanalista Massimo Ammanniti che tocca il tema della disconnessione degli adolescenti dalla realtà, alimentata dalla frequentazione prolungata del virtuale, che diventa disconnessione dal corpo proprio e altrui. Per questo indica come necessaria un’educazione del corpo, che implica accompagnamento alle famiglie e revisione della scuola che “non può più rappresentare solo il luogo dell’apprendimento, com’è giusto che sia, ma anche il luogo dove i giovani imparano i codici della vita. La scuola è un luogo dove il corpo dei bambini e degli adolescenti viene sacrificato. Il corpo di rado partecipa all’esperienza scolastica e questo va cambiato profondamente”. Soprattutto oggi in cui il corpo non viene ascoltato, ma manipolato e controllato - attraverso impegnative routine alimentari e sportive, nonché precoci interventi di chirurgia estetica - per raggiungere gli irraggiungibili standard imposti dai social, con conseguente rinforzo dell’esasperato senso di inadeguatezza che sembra essere la cifra di questa generazione. Il corpo a un certo punto grida la sua richiesta di aiuto: attraverso i disturbi del comportamento alimentare, l’autolesionismo, la sintomatologia degli stati ansiosi e depressivi. La mancanza di un rapporto sano col corpo distorce anche la percezione del corpo altrui, che oggettificato e disanimato - come sembrano mostrare i fatti di cronaca - può essere accoltellato e fatto a pezzi “alla leggera”, per placare il proprio dolore mentale. È quello che accade nella serie “Adolescence”, in cui Jamie, 13 anni, che ha accoltellato a morte una coetanea, non sa cosa rispondere alla psicologa che gli chiede se è consapevole che la ragazza, a causa sua, non tornerà mai più, perché questo significa morire.
editoriale
Mentre tutti ci si interroga sull’emergenza adolescenti e sulla difficoltà a muoversi in questo labirinto, nella speranza di neutralizzare il Minotauro divoratore di giovani vite al suo interno, capita di trovare qualche pista, un filo che consenta di non perdersi e, forse, uscirne salvi. Uno di questi fili ce lo offre il neuropsichiatra e psicanalista Massimo Ammanniti che tocca il tema della disconnessione degli adolescenti dalla realtà, alimentata dalla frequentazione prolungata del virtuale, che diventa disconnessione dal corpo proprio e altrui. Per questo indica come necessaria un’educazione del corpo, che implica accompagnamento alle famiglie e revisione della scuola che “non può più rappresentare solo il luogo dell’apprendimento, com’è giusto che sia, ma anche il luogo dove i giovani imparano i codici della vita. La scuola è un luogo dove il corpo dei bambini e degli adolescenti viene sacrificato. Il corpo di rado partecipa all’esperienza scolastica e questo va cambiato profondamente”. Soprattutto oggi in cui il corpo non viene ascoltato, ma manipolato e controllato - attraverso impegnative routine alimentari e sportive, nonché precoci interventi di chirurgia estetica - per raggiungere gli irraggiungibili standard imposti dai social, con conseguente rinforzo dell’esasperato senso di inadeguatezza che sembra essere la cifra di questa generazione. Il corpo a un certo punto grida la sua richiesta di aiuto: attraverso i disturbi del comportamento alimentare, l’autolesionismo, la sintomatologia degli stati ansiosi e depressivi. La mancanza di un rapporto sano col corpo distorce anche la percezione del corpo altrui, che oggettificato e disanimato - come sembrano mostrare i fatti di cronaca - può essere accoltellato e fatto a pezzi “alla leggera”, per placare il proprio dolore mentale. È quello che accade nella serie “Adolescence”, in cui Jamie, 13 anni, che ha accoltellato a morte una coetanea, non sa cosa rispondere alla psicologa che gli chiede se è consapevole che la ragazza, a causa sua, non tornerà mai più, perché questo significa morire.
Corpi
12 aprile 2025
Cuneo
Mentre tutti ci si interroga sull’emergenza adolescenti e sulla difficoltà a muoversi in questo labirinto, nella speranza di neutralizzare il Minotauro divoratore di giovani vite al suo interno, capita di trovare qualche pista, un filo che consenta di non perdersi e, forse, uscirne salvi. Uno di questi fili ce lo offre il neuropsichiatra e psicanalista Massimo Ammanniti che tocca il tema della disconnessione degli adolescenti dalla realtà, alimentata dalla frequentazione prolungata del virtuale, che diventa disconnessione dal corpo proprio e altrui. Per questo indica come necessaria un’educazione del corpo, che implica accompagnamento alle famiglie e revisione della scuola che “non può più rappresentare solo il luogo dell’apprendimento, com’è giusto che sia, ma anche il luogo dove i giovani imparano i codici della vita. La scuola è un luogo dove il corpo dei bambini e degli adolescenti viene sacrificato. Il corpo di rado partecipa all’esperienza scolastica e questo va cambiato profondamente”. Soprattutto oggi in cui il corpo non viene ascoltato, ma manipolato e controllato - attraverso impegnative routine alimentari e sportive, nonché precoci interventi di chirurgia estetica - per raggiungere gli irraggiungibili standard imposti dai social, con conseguente rinforzo dell’esasperato senso di inadeguatezza che sembra essere la cifra di questa generazione. Il corpo a un certo punto grida la sua richiesta di aiuto: attraverso i disturbi del comportamento alimentare, l’autolesionismo, la sintomatologia degli stati ansiosi e depressivi. La mancanza di un rapporto sano col corpo distorce anche la percezione del corpo altrui, che oggettificato e disanimato - come sembrano mostrare i fatti di cronaca - può essere accoltellato e fatto a pezzi “alla leggera”, per placare il proprio dolore mentale. È quello che accade nella serie “Adolescence”, in cui Jamie, 13 anni, che ha accoltellato a morte una coetanea, non sa cosa rispondere alla psicologa che gli chiede se è consapevole che la ragazza, a causa sua, non tornerà mai più, perché questo significa morire.