editoriale
Prepotenza e inganno, in pace o in guerra, lasciano solo macerie
16 marzo 2025
Cuneo
“La forza e la frode, in tempo di guerra, sono le due virtù cardinali”, ha detto Thomas Hobbes. Il sospetto è che la violenza e la frode siano anche vie maestre che conducono al conflitto, soprattutto quando diventano canoni di comportamento generalizzati e quasi celebrati, anche in tempo di pace. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Occidente ha vissuto un periodo di prosperità e di pace sconosciuti al resto dell’umanità. In questa epoca così felice, tuttavia, la violenza e l’inganno non sono mai passati di moda. Solo per guardare in casa nostra, al boom degli anni Cinquanta e Sessanta sono seguiti gli anni di piombo degli anni Settanta, poi quelli della “Milano da bere” e della politica contaminata dalla corruzione sistematica. Gli anni Novanta si sono aperti con le stragi di mafia, poi è stata la volta della grande finanziarizzazione nazionale e internazionale, con molti risparmiatori che hanno subito le conseguenze del crollo dell’economia in Argentina del 2001 o del crack Parmalat del 2003; poi le crisi finanziarie che si sono succedute, puntualmente, precedute da bolle speculative delle quali nessuno si è accorto, se non alla loro esplosione.
Nel frattempo, l’Europa, esaurito lo slancio civile, politico e intellettuale che ha portato ai trattati istitutivi delle organizzazioni comunitarie, è rimasta al palo, bloccata da egoismi che ne hanno fortemente limitato l’azione.
In questi giorni, stiamo nuovamente constatando come i grandi scenari globali hanno un impatto sulla vita quotidiana. Le spumeggianti iniziative trumpiane in fatto di dazi avranno e hanno già oggi effetti anche sul nostro export e sulla produzione industriale. L’aumento del costo dell’energia conseguente alla guerra in Ucraina, e la spirale inflazionistica che ne è derivata, hanno inciso sui bilanci delle famiglie e sui conti delle imprese.
Potrebbe essere arrivato il momento di tentare, seriamente, di invertire la rotta a partire dalla quotidianità e vedere se relazioni di pace e di giustizia, adeguatamente diffuse, possono diventare processi in grado di incidere sugli scenari globali.
La violenza e l’inganno, infatti, si alimentano di indifferenza e di complicità, talvolta, inconsapevoli.
La ricerca di un benessere ben superiore a quello che è proprio di una vita, non solo dignitosa, ma serenamente agiata, ha spinto molte persone verso stili di consumo che il tessuto economico di prossimità non è in grado di sostenere. Per avere tutto e subito sono serviti i Black Friday, le vendite a tempo su Amazon, le “maxi-offerte” delle grandi catene commerciali. Per garantire gli utili agli azionisti dei grandi gruppi finanziari, sono stati individuati obiettivi nel breve o brevissimo termine a manager sempre più attenti ai bonus annuali che al vero sviluppo imprenditoriale. Il sistema bancario si è consegnato ai grandi circuiti delle carte di pagamento d’oltreoceano anziché potenziare i sistemi di pagamento europei. Per le decisioni, ci si è affidati a onnipresenti consulenti strategici statunitensi. Ripartire da relazioni quotidiane virtuose significa cambiare modo di ragionare e di agire, anche quando è necessario tornare ad assumere il controllo di processi economici primari. Ad esempio, durante la pandemia, ci si è resi conto di quanto possa essere utile, per il commercio locale, l’affiancamento di un canale di commercio elettronico a quello fisico. Per fronteggiare i giganti delle vendite elettroniche, tra i concorrenti più insidiosi per le attività commerciali di prossimità, si potrebbe riprendere il discorso e, con il supporto dell’operatore pubblico, immaginare piattaforme di commercio elettronico per gli esercenti locali, ai quali si dovrebbe proporre l’accettazione di strumenti di pagamento europei e che garantiscano loro condizioni eque, con servizi di trasporto e di logistica del territorio e in linea con l’assetto urbanistico al quale si vuole tendere. Un processo di questo tipo potrebbe anche contribuire a una autentica rigenerazione urbana, favorendo una mobilità sostenibile per i centri cittadini, con la concentrazione della logistica e dei trasporti in zone strategiche al di fuori del concentrico cittadino.
Idee in libertà, forse provocatorie, ma quel che è certo è che la prepotenza e l’inganno, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, lasciano macerie. Potrebbe essere arrivato il momento di pensare fuori da schemi che hanno mostrato non pochi limiti.