Dal 1944 la provincia di Cuneo viveva in un clima di guerra civile, con frequenti attacchi tra militi della Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini e Partigiani (che i fascisti chiamavano in modo dispregiativo “banditi”!).
Funerali di Pagliero Francesco e Russo Piero
Con un manifesto del 6 marzo, il “PFR (Partito Fascista Repubblicano), Corpo Ausiliario Squadre d’Azione Camicie Nere, 5° Brigata Nera Lidonnici, informava la popolazione cuneese che nell’attacco al Distaccamento della 5° Brigata Nera in Roccaforte Mondovì, il giorno 4 marzo 1945, incontenibile di ardore, cadeva eroicamente lo Squadrista Pagliero Francesco, di anni 22.
In una tregua del combattimento, durante la stessa azione, veniva vilmente assassinato dai banditi (termine usato dai fascisti per indicare i Partigiani) il Caporale Maggiore Allievo Ufficiale dei Bersaglieri dell’esercito repubblicano Russo Piero, di anni 23, il quale, in licenza di convalescenza per ferite riportate al fronte, volontariamente si era offerto di collaborare con le nostre forze nella lotta contro i banditi.
I funerali avranno luogo domani 7 marzo 1945, alle ore 16,30, partendo dal Sacrario di Casa Littoria” (nell’attuale Largo Barale).
Di questo funerale, il giornale cuneese “Il Piemonte Repubblicano” del 10 marzo scrisse: “Su due carri militari, avvolte nel tricolore, vi erano le bare di Piero Russo e Pagliero Francesco, scortate dai compagni di lotta dell’eroico presidio di Roccaforte Mondovì, con in testa il comandante tenente Canessa. Seguivano i parenti delle vittime e le Autorità. Sfilato per Corso Nizza il corteo funebre si fermò dinanzi alla Chiesa del Sacro Cuore e dopo l’assoluzione alle Salme ha attraversato tutta la città fino a Piazza Torino. Qui il Commissario federale ha fatto l’appello dei Caduti, ed un grido possente scaturì da tutti i petti: “Presente!”. Questo grido fu l’impegno per tutti che i Caduti saranno vendicati. Le Salme proseguirono quindi per il Cimitero, accompagnate dal Commissario federale, dal Podestà e da tutti gli Squadristi”.
Fucilazione di quattro Partigiani a Roccasparvera
Con un altro manifesto, il Comando di Cuneo della 2° Divisione Littorio diede notizia della fucilazione per rappresaglia di quattro uomini della Resistenza, minacciando anche ulteriori rappresaglie e la cattura di ostaggi.
“Nella notte dal 16 al 17 marzo, sulla strada da Borgo San Dalmazzo a Roccasparvera è stata assalita mediante imboscata una colonna di carrette militari: è stato ferito un soldato tedesco, cinque altri catturati, ed è stato danneggiato materiale militare.
Poiché nei giorni passati, sulla medesima strada, si sono verificate altre aggressioni proditorie, sono stati perciò fucilati a Roccasparvera, la sera del 17 marzo, i seguenti:
1°) Cilione Antonio, appartenente a bande partigiane, trovato in possesso di armi;
2°) Rosso Giovanni, favoreggiatore di ribelli, istigatore all’uccisione ed alla sevizia di militari prigionieri;
3°) Rosso Armando, studente, favoreggiatore di ribelli, istigatore all’uccisione ed alla sevizia di militari prigionieri;
4°) Noto Salvatore, manovale, appartenente a bande partigiane.
Si avverte la popolazione che le rappresaglie saranno ripetute ed aggravate con il ripetersi di tali vigliacche aggressioni, e saranno presi ostaggi a questo scopo”.
Nel volume “Vite spezzate”, edito nel 2001 dall’Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e Provincia, con l’elenco dei 15.430 morti per cause di guerra in provincia di Cuneo dal 1940 al 1945, risulta che solamente Antonio Cilione era partigiano, nella Brigata Valle Gesso, 1° Divisione Alpina Giustizia e Libertà; le altre tre vittime erano dei civili!
La Contrada del mercato delle bovine
All’angolo di via Barbaroux con via Roma, la targa stradale collocata dal Lions Club di Cuneo nel 2001 ci dice che l’antica denominazione della strada era Contrada del mercato delle bovine, perché il primo mercato del bestiame si trovava al termine di questa via, accanto alle vecchie mura.
L’allevamento del bestiame, bovino, suino, ovino e caprino, ha sempre avuto un’importanza di primo piano nell’economia cuneese, e richiedeva anche uno specifico luogo di mercato.
Il Foro Boario
A metà dell’800, l’Amministrazione comunale di Cuneo decise di spostare il mercato del bestiame nella Piazza d’Armi, che era l’area a sud – ovest della città, tra il Seminario e il corso Lungostura. Il trasferimento avvenne solamente nel 1870, e sulla nuova area, denominata Foro boario (o bovario), fu costruita anche un’ampia tettoia metallica per offrire un riparo ai commercianti e al bestiame.
Il giorno settimanale del mercato del bestiame fu sempre il lunedì, e “l’orario di apertura – ha scritto Gianluca Bruno – era segnalato dall’esposizione di una bandiera nella postazione fissa dove si riuniva la Commissione comunale di vigilanza, presso la quale i negozianti che intendevano esporre il loro bestiame erano obbligati a iscrivere il proprio nome in un apposito registro. I proprietari dei capi che venivano condotti sulla piazza del Foro boario dovevano inoltre comunicare ai membri della Commissione i dati sulle caratteristiche fisiche e sul prezzo del bestiame e rendere disponibile l’animale alla visita della Commissione qualora fossero stati presentati reclami per irregolarità nelle operazioni di peso oppure si rendesse necessaria una visita sanitaria per definire lo stato di salute dell’animale”.
La Tettoia Vinaj
Nel secolo scorso, un altro settore trainante della zootecnia cuneese era l’allevamento dei suini, e per questo mercato l’allora ingegnere capo del Comune, Cesare Vinaj, progettò e realizzò negli anni 1926-27 una grande tettoia a pianta rettangolare, articolata in tre blocchi, con struttura in cemento armato e una superficie di 907 metri quadri. La Tettoia Vinaj è un’interessante testimonianza di architettura di gusto “decò – razionalista”; nella parte centrale, sopra i pilastri, è collocata un’ampia cornice traforata racchiusa da travi, mentre sopra il cornicione aggettante è situato un fregio sagomato a coronamento della facciata. Nel 1965 la porzione di tettoia sul lato est fu tamponata con un muro per adibirla a ricovero del bestiame.
Nel quadro dei lavori del PISU (Programma Integrato di Sviluppo Urbano), la Tettoria Vinaj, dismessa da molti anni, a maggio 2016 è diventata la sede dell’Open Baladin, che occupa un’area di 400 metri quadri, con 150 posti a sedere.
Il mercato del bestiame di Cuneo
Negli anni Sessanta del secolo scorso, il mercato del bestiame di Cuneo era uno dei primi in Italia per numero dei capi venduti e di negozianti provenienti da tutta l’Italia settentrionale e anche dalla vicina Francia.
Per facilitare le operazioni di carico e scarico delle bestie, il Foro boario fu dotato di un apposito piano caricatore della lunghezza di 230 metri, lungo il quale potevano sostare contemporaneamente una sessantina di autocarri, e con dieci bilance appositamente costruite per la pesatura dei capi di bestiame.
Con il passare degli anni il mercato, inteso come luogo fisico d’incontro tra venditori e compratori, perse gradualmente d’importanza, lasciando sempre più spazio alla contrattazione del bestiame direttamente nelle aziende di allevamento.
I bovini che hanno reso celebre il mercato di Cuneo erano quelli di razza piemontese, che hanno il mantello bianco e presentano ossa piccole, pelle fine ed elastica, un ridotto tenore di grasso sottocutaneo e una carne tenera, magra e gustosa.
Da piazza Foro boario al MIAC
Dal 1997 il mercato degli animali fu trasferito in frazione Ronchi, presso il MIAC, Mercato all’Ingrosso Agroalimentare di Cuneo.
Oggi il Miac ha cambiato vocazione e si è trasformato in un centro per la promozione della ricerca e per lo sviluppo e la valorizzazione dei prodotti. Dopo la crisi pandemica del Covid, l’attività è diventata quella di una borsa telematica dei bovini, dove imprenditori agricoli e commercianti di animali, mangimi e altri prodotti della filiera si incontrano per finalizzare gli affari.
Il futuro del Miac è già ben rappresentato dalla presenza del Polo tecnologico Agrifood, uno dei sette in Piemonte e l’unico dedicato al settore agroalimentare.
(Foto di Teresa Maineri)