editoriale

Il potere: anello che dà forza e potenza

16 marzo 2025

Cuneo

«Fai di nuovo grande...» e si può aggiungere un continente o uno stato a piacere. Sembra il nuovo slogan generico per tutti. Dove dietro a quel “grande”, è chiaro, si nasconde soprattutto l’idea di potenza. Se si guarda alla storia della Chiesa, ma persino in piccola parte alla chiesa contemporanea, potremmo pensare che il potere in sé non disturbi. In fondo, lo sappiamo, per riuscire a cambiare le cose, anche in bene, il potere è necessario. L’importante, ci sembra di poter dire, è che sia usato a fin di bene. Eppure stavolta la Bibbia ci sorprende per la sua intransigenza. Il Primo Testamento, come al solito, è in realtà ambiguo. Il Dio di Israele, in fondo, promette la salvezza innanzi tutto dai nemici, si presenta come “Signore degli eserciti” (o delle “schiere”, la parola può non essere chiarissima ma implica la forza), promette di «porre i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi», invoca lo sterminio degli avversari (anche se poi ci sono indizi che non sia proprio andata a finire così...). Nello stesso tempo, però, troviamo un Dio che si sceglie «il più piccolo di tutti i popoli», e poi, come re ideale, un ragazzino che a quanto pare persino suo padre si era dimenticato di avere, dal momento che è disposto a mettersi a tavola con il sacerdote-profeta Samuele senza aspettarlo (parliamo di Davide)... E poi profeti che invitano a cogliere Dio nella povertà del deserto, nella semplicità di rapporti personali, nell’accettare di essere sullo sfondo nella grande storia. Gesù si muove nella stessa direzione: gira per villaggi e cittadine insignificanti, saltando quelle più grosse, non lancia proclami di riforma del mondo, non fonda nulla, e quando si affaccia nel tempio, che potente lo era, litiga con i potenti del posto. Paolo rimarcherà che Dio ha scelto le persone meno importanti: «Non ci sono tra voi molti sapienti dal punto di vista umano, non molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti». È però l’Apocalisse di Giovanni lo scritto più duro al riguardo. Questo testo, per noi abbastanza difficile da capire, apparentemente pessimista e catastrofico, è in realtà molto ottimista e propositivo. Il suo autore usa il genere apocalittico per sostenere che in Gesù Dio ha già vinto il mondo, e lo ha fatto non stroncando o cancellando ma integrando anche le ambiguità e le fragilità umane. Narra della lotta del male contro il bene, ma già mostrandone la sconfitta. Calcola, come tutte le apocalissi, il numero dei salvati, ma oltre ai 144mila mostra «una grande folla, che nessuno poteva contare, di tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue». Ebbene, Giovanni dice di aver colto nelle visioni un dragone, che viene dal cielo e abbatte un terzo delle stelle, ossia che pretende di presentarsi come Dio: «Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana». È il male, l’anti-Dio, che viene subito vinto dagli angeli e costretto a fermarsi sulla terra, lontano dal regno celeste. Sulla terra tenta, senza riuscirci, di divorare il messia, e poi si rassegna almeno a perseguitare la chiesa. Ma è per noi più interessante l’arrivo di due bestie, che si mettono a servizio del dragone: la prima viene da oltre il mare, siede su un trono e ha grande autorità, viene adorata da tutti gli uomini della terra. La seconda bestia, poi, che serve la prima, ricorda l’impero romano: tutela i commerci, siede su sette colli, ha un numero (il celebre 666) che sembra rimandare a Nerone. La metafora può sopportare diverse interpretazioni, ma più o meno tutte vedono nella seconda bestia Roma, e nella prima il potere. La seconda serve la prima, ed entrambe sono a servizio del dragone, di Satana. Per Giovanni non ci sono dubbi: il potere, in quanto tale, è succube del male, è l’anti-Dio. Viene in mente “Il signore degli anelli”: quell’anello che dà forza e potenza, ma che, se tenuto abbastanza a lungo, diventa il tuo padrone, e ti spinge inevitabilmente al male. Non a caso Tolkien non ha mai nascosto la sua ispirazione cristiana.