editoriale

E’ tempo di ripensare l’umanità

15 marzo 2025

Cuneo

È l’uomo nella concezione della Modernità occidentale, il cui perimetro esistenziale coincide con quello personale. L’individuo non riesce a pensarsi come rete di legami che lo costituiscono, ma “pensa i legami come opzionali, condizionati dalla sua volontà e dall’utilità che ne può trarre”, scrivono Benasayag e Cohen in “L’epoca dell’intranquillità” (Vita e pensiero 2023). Per l’individuo, tra uomo e mondo esiste una divisione netta, come tra esteriore e interiore, tra mezzi e fini e gli ecosistemi vengono considerati una mera cornice al cui centro c’è l’individuo, il soggetto del quadro. La mitologia antica parla invece di tempi in cui l’essere umano apparteneva a un “cosmos” con cui era profondamente interconnesso. A questa narrazione mitologica se ne sostituisce un’altra: quella dell’uomo che, in virtù della propria somiglianza con Dio, assume una posizione di dominio sull’insieme degli esseri viventi. L’uomo-individuo sente di dominare quanto più controlla e possiede e dunque l’accumulo diventa un imperativo. A forza di possedere si finisce con l’essere posseduti. L’uomo che ha fatto del controllo/accumulo il suo scopo finisce per oggettivarsi egli stesso. Un altro rapporto con gli oggetti è invece possibile: è praticato in Polinesia e descritto dall’antropologo Marcel Mauss: il “dono-controdono” che implica l’impossibilità di possedere in modo protratto i beni, che devono circolare da una persona all’altra. È crescente la consapevolezza dell’urgenza di un nuovo modo di pensare l’umanità: non come una serie di individui autonomi - in lotta tra loro per l’accumulo degli “oggetti” - ma come insieme, come tessuto fatto di numerosi fili. All’interno di questa visione nessuno può essere “a capo” di una molteplicità percepita come necessaria e non gerarchizzabile. In questa visione, in caso di disaccordo, si tratterà di valutare ogni problema che sorge non per trovare una soluzione al conflitto degli opposti, ma per scoprire la relazione tra loro giusta e appropriata, che inevitabilmente rimanda alla loro unità di fondo.