Una delle riflessioni più interessanti in cui mi sono imbattuta negli ultimi tempi è quella contenuta nel saggio di M. Benasayag e T. Cohen “L’epoca dell’intranquillità. Lettera alle nuove generazioni”(Vita e pensiero 2023). Uno degli assunti è che l’essere umano di questi tempi è “intranquillo” e qualcuno è più intranquillo di altri, perché “sente” il mondo in maniera profonda. “Sentire” il mondo ed esserne toccati non è una scelta, ma una disposizione che difficilmente può essere ignorata. “Sentire” il mondo, il suo caos, la sua distruzione non significa avere idee e soluzioni al riguardo, ma sperimentare nel corpo, a vari livelli, ciò che sta succedendo. I giovani sono particolarmente coinvolti in questo tipo di percezione, proprio perché nati in questo tempo di caos e distruzione e non in quello della promessa di un futuro luminoso. La difficoltà oggi è il presente caotico in cui sembra difficile trovare strade da percorrere e bussole con cui orientarsi.
L’antropocentrismo proprio della Modernità è stato messo sotto scacco dall’epoca della complessità, che ci richiede invece di non agire come umani isolati, come soli autori del pensiero e dell’azione, ma come uno degli attori di quello che i due autori chiamano “campo biologico”, l’insieme interdipendente del vivente che è la condizione stessa dell’esistente.
Detto questo, l’emergere del caos, dovuto all’incontro con la complessità non dominabile, non è orrore o condanna, ma sfida a trovare nuovi modi di proteggere la vita. Il sentire il mondo e patirne è una forma dell’impotenza che caratterizza la nostra epoca, ma l’impotenza è parte del cambiamento di paradigma che i due autori descrivono, che non è più il paradigma della modernità, per cui a ogni problema si trova una soluzione grazie all’uso della ragione. La proposta degli autori è integrare organicamente l’elemento caotico nell’insieme, come parte di una diversa normalità, da vivere in modo nuovo, imparando a coabitare con le dimensioni impadroneggiabili.
editoriale
Una delle riflessioni più interessanti in cui mi sono imbattuta negli ultimi tempi è quella contenuta nel saggio di M. Benasayag e T. Cohen “L’epoca dell’intranquillità. Lettera alle nuove generazioni”(Vita e pensiero 2023). Uno degli assunti è che l’essere umano di questi tempi è “intranquillo” e qualcuno è più intranquillo di altri, perché “sente” il mondo in maniera profonda. “Sentire” il mondo ed esserne toccati non è una scelta, ma una disposizione che difficilmente può essere ignorata. “Sentire” il mondo, il suo caos, la sua distruzione non significa avere idee e soluzioni al riguardo, ma sperimentare nel corpo, a vari livelli, ciò che sta succedendo. I giovani sono particolarmente coinvolti in questo tipo di percezione, proprio perché nati in questo tempo di caos e distruzione e non in quello della promessa di un futuro luminoso. La difficoltà oggi è il presente caotico in cui sembra difficile trovare strade da percorrere e bussole con cui orientarsi.
L’antropocentrismo proprio della Modernità è stato messo sotto scacco dall’epoca della complessità, che ci richiede invece di non agire come umani isolati, come soli autori del pensiero e dell’azione, ma come uno degli attori di quello che i due autori chiamano “campo biologico”, l’insieme interdipendente del vivente che è la condizione stessa dell’esistente.
Detto questo, l’emergere del caos, dovuto all’incontro con la complessità non dominabile, non è orrore o condanna, ma sfida a trovare nuovi modi di proteggere la vita. Il sentire il mondo e patirne è una forma dell’impotenza che caratterizza la nostra epoca, ma l’impotenza è parte del cambiamento di paradigma che i due autori descrivono, che non è più il paradigma della modernità, per cui a ogni problema si trova una soluzione grazie all’uso della ragione. La proposta degli autori è integrare organicamente l’elemento caotico nell’insieme, come parte di una diversa normalità, da vivere in modo nuovo, imparando a coabitare con le dimensioni impadroneggiabili.
Intranquilli
01 marzo 2025
Cuneo
Una delle riflessioni più interessanti in cui mi sono imbattuta negli ultimi tempi è quella contenuta nel saggio di M. Benasayag e T. Cohen “L’epoca dell’intranquillità. Lettera alle nuove generazioni”(Vita e pensiero 2023). Uno degli assunti è che l’essere umano di questi tempi è “intranquillo” e qualcuno è più intranquillo di altri, perché “sente” il mondo in maniera profonda. “Sentire” il mondo ed esserne toccati non è una scelta, ma una disposizione che difficilmente può essere ignorata. “Sentire” il mondo, il suo caos, la sua distruzione non significa avere idee e soluzioni al riguardo, ma sperimentare nel corpo, a vari livelli, ciò che sta succedendo. I giovani sono particolarmente coinvolti in questo tipo di percezione, proprio perché nati in questo tempo di caos e distruzione e non in quello della promessa di un futuro luminoso. La difficoltà oggi è il presente caotico in cui sembra difficile trovare strade da percorrere e bussole con cui orientarsi.
L’antropocentrismo proprio della Modernità è stato messo sotto scacco dall’epoca della complessità, che ci richiede invece di non agire come umani isolati, come soli autori del pensiero e dell’azione, ma come uno degli attori di quello che i due autori chiamano “campo biologico”, l’insieme interdipendente del vivente che è la condizione stessa dell’esistente.
Detto questo, l’emergere del caos, dovuto all’incontro con la complessità non dominabile, non è orrore o condanna, ma sfida a trovare nuovi modi di proteggere la vita. Il sentire il mondo e patirne è una forma dell’impotenza che caratterizza la nostra epoca, ma l’impotenza è parte del cambiamento di paradigma che i due autori descrivono, che non è più il paradigma della modernità, per cui a ogni problema si trova una soluzione grazie all’uso della ragione. La proposta degli autori è integrare organicamente l’elemento caotico nell’insieme, come parte di una diversa normalità, da vivere in modo nuovo, imparando a coabitare con le dimensioni impadroneggiabili.