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Alessandro, Chiara e l’avventura dei Gai Saber

09 febbraio 2025

Cuneo

Alessandro Rapa e Chiara Bosonetto dei Gay Saber Alessandro Rapa, medico del lavoro e Chiara Bosonetto, docente di Lettere all’Itis di Cuneo, nel 1992 hanno formato a Peveragno, dove risiedono, il gruppo musicale “Gai Saber”. Si sono esibiti su prestigiosi palcoscenici della musica folk e word europea e in spettacoli multimediali. Nel novembre 2023 sono stati ospiti del festival Momasar Utsav a Jaipur, in India. Da che cosa è nato il progetto musicale dei Gai Saber? Alessandro: “Noi ci ispiriamo alla  musica colta dei trovatori medievali di lingua occitana e musicalmente cerchiamo ciò che di attuale è ancora presente nelle linee melodiche trobadoriche: i tratti riferibili alla musica araba, i legami con la musica popolare, i riferimenti alla musica sacra gregoriana. Cerchiamo di coniugare tradizione ed innovazione attraverso il suono. Siamo un gruppo, ma l’anima culturale è lei, mia moglie Chiara”. Chiara: “Entrambi siamo amanti della musica nella sua varietà di significati ed influenze e, fin dall’inizio, abbiamo pensato a una mescolanza con i suoni di oggi, mirando a una fusione fra generi musicali diversi quali folk, rock, musica latina e anche elettronica per una sonorità sospesa fra tradizione e modernità”. Perchè questo nome? Chiara: “Il nome si rifà al Concistorio dei Gai Saber, una associazione di letterati del 1300 che guardava al ripristino della grandezza della lirica trobadorica e ai suoi principi quali convivenza, tolleranza, pari opportunità e generosità”. Alessandro: “L’affinità con la nostra filosofia culturale e musicale era evidente e  da qui la nostra scelta”. In quali paesi avete esportato la vostra musica?  Alessandro: “Abbiamo esportato la musica locale in vari paesi europei, quali l’Olanda, la Danimarca, la Germania, l’Estonia, la Francia. Mandavamo il nostro curriculum con la cassetta musicale e venivamo chiamati. Oggi, che per le possibilità dei social si è più agevolati, la produzione del tuo brano si perde in piattaforme gestite dalle grandi produzioni.  Occorre resistere alla omologazione  e al gigantismo produttivo. Ormai un numero ristretto di autori scrive per tutti e l’artista non fa ciò che vuole lui, ma ciò che gli viene imposto. Si va dietro una regola di mercato. La musica, come l’editoria, meriterebbe invece una vetrina adeguata ai suoi sforzi di diffondere la conoscenza dei luoghi, la loro identità. Abitando in un paese della provincia di Cuneo, come pensate di dare valore e voce alla cultura locale? Chiara: “Non è facile perchè le iniziative in provincia spesso non sono coordinate e non  guardano tanto al locale. Si prendono pacchetti già pronti. Occorre pertanto far vedere qualcosa di diverso, ma ci vorrebbe un progetto complessivo, multiforme, innovativo”. Alessandro: “Occorre progettare per valorizzare, anche attraverso la tecnologia, una sorta di particolarità culturale. L’arte va vista in senso performativo e uno spettacolo deve toccare i cinque sensi. Io e Chiara possiamo dire di avere lavorato molto nel nostro Comune che è Peveragno e dove mia moglie è responsabile della locale biblioteca. Abbiamo realizzato e rappresentato spettacoli multimediali stanziali di ampio respiro e forte partecipazione popolare. Per Cuneo abbiamo creato, in “Cuneo 1198, storia e leggenda della città triangolare”, un mix di teatro popolare, musica live e videoproiezioni realizzato nella magnifica chiesa di san Francesco. La tradizione è la base su cui costruire il nuovo e noi cerchiamo di mantenerla viva”. Quali incontri vi hanno lasciato un segno? Alessandro: “Mio nonno paterno, che era un trovatello, mi ha insegnato i valori della giustizia, della coerenza e la capacità di cambiarsi. Ai suoi tempi era abbonato a L’Unità.  Fondamentale è stato l’incontro al Liceo con Chiara che allora indossava curiose e colorate salopette, distinguendosi dalle sue compagne. Insieme abbiamo avuto tre figli: Eugenia, Costanza e Antonio”.  Chiara: “Anche per me l’incontro che mi ha lasciato il segno è stato quello con Alessandro. Ricordo Attilio Leopoldo Martino, senatore del P.C.I., un uomo molto socievole, sempre sorridente, dalla mentalità libera e solidale”. Le soddisfazioni più grandi? Chiara: “I miei tre figli cui io e mio marito abbiamo tramandato i valori di tolleranza, convivenza, merito e pari opportunità che costituiscono il fondamento della lirica trobadorica occitana. Ho la passione per il mio lavoro di insegnante che mi mette a contatto con i giovani e mi realizza e poi mi gratificano  i nostri successi musicali”. Alessandro: “Oltre ai figli e alla mia professione di medico del lavoro, la pubblicazione di cinque CD e le esibizioni su prestigiosi palcoscenici della musica folk e word europea. Penso di avere una predisposizione per l’arrangiamento musicale, quello che oggi fa il producer ed ho una forte passione per l’elettronica. Produco pertanto le basi musicali e suono chitarra e tastiera. Oggi faccio il producer per il gruppo Saber Systeme, nato nel 1914 collateralmente al Gai Saber e mio figlio Antonio ne è la voce con Fatima Camara ed è  anche  percussionista. Il gruppo sperimenta il connubio tra la tradizione musicale italiana ed europea e i generi musicali livoriani, collaborando con la numerosa comunità ivoriana del cuneese. Ha partecipato a un grande concerto ad Abidjan, al Palais de la Culture de Treichville di fronte a dodicimila persone. Nel novembre 2023 il nostro gruppo invece è stato ospite del festival Momasar Utsav in India, sperimentando la coniugazione delle rispettive tradizioni musicali”. Che cosa vi suscita curiosità e meraviglia? Alessandro: “Da piccolo amavo trascorrere il mio tempo nel grande giardino di casa e le piante mi regalano sempre nuove scoperte. Mi piace e mi meraviglia la natura. Mi incuriosiscono le metafore  del piemontese e dell’occitano che rispecchiano fedelmente lo spirito arguto della gente locale”. Chiara: “Ultimamente mi incuriosisce l’intelligenza artificiale e mi meravigliano le creazioni d’arte, ma soprattutto la fantasia dei bambini”. La vostra è una vita di scelte precise e anche controcorrenti condivise insieme.  Qual è il vostro punto di forza? Alessandro: “Abbiamo interessi e valori comuni e condividiamo le nostre competenze. Insieme resistiamo all’omologazione”. Chiara: “Sperimentare, dialogare, ascoltarci e metterci in gioco è prezioso per la nostra vita affettiva. Fondamentale è poi conservare le tradizioni, renderle proprie e tramandarle alle generazioni future.  Per me la tradizione è la base su cui costruire il nuovo”.  
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