editoriale

Il Dio a cui si appella Trump e il Dio della Bibbia

02 febbraio 2025

Cuneo

Castelmagno - Dio Padre in mandorla Pietro Pocapaglia da Saluzzo Ma Dio, da che parte sta? Prendo spunto dall’editoriale del direttore della “Guida” della settimana scorsa, perché non c’è dubbio che l’investitura di Donald Trump come presidente degli U.S.A. ci sollecita di nuovo a domande che inevitabilmente ci siamo fatti, e che per qualcuno è stata la ragione per abbandonare qualunque tipo di fede. Gli uomini si sono anche scannati convinti ognuno di avere Dio dalla propria parte e, spesso, lo stesso Dio. Viene davvero da pensare che la soluzione atea (un Dio così non è credibile, e quindi Dio non esiste) o persino quella filosofica (Dio deve essere neutrale, quindi non si occupa delle vicende che pure mette in moto) possano suonare seducenti. Ma la Bibbia dice qualcosa al riguardo? Come sappiamo, dice decisamente troppo. Perché va in tante direzioni diverse. Intanto ci sono tanti percorsi più o meno coerenti tra loro e che ci risuonano perché sono più semplici da leggere, in quanto “legali” o “storici”. Le virgolette di approssimazione sono opportune, in quanto noi Italiani moderni abbiamo con la legge un rapporto più rigido (basti pensare che i corpi legali riportati nel Pentateuco sono tre, e non coerenti tra di loro, né esaustivi delle leggi lì presenti) e perché la storia antica è sempre di parte, e spesso in modo esplicito. Resta il fatto che il filone meglio rappresentato delle leggi e dei racconti storici chiarisce che il Dio della Bibbia è legato ai discendenti di Giacobbe, agli Ebrei, è di parte. I cristiani, che si sentiranno eredi della tradizione ebraica, nei secoli (non da subito) applicheranno a sé la stessa partigianeria divina. E quando inizieranno a combattersi tra di loro, ne dedurranno che gli altri non sono veri cristiani. Ma per la maggior parte di coloro che lungo i secoli di Bibbia si sono nutriti, cristiani ed Ebrei, i profeti sono diventati più significativi almeno dei testi storici. Perché? Il punto è che la Bibbia è grande e incoerente, se la si tratta da materiale oggettivo di riferimento legale. E per decidere quali passi sono più significativi occorre avere un criterio di selezione. I profeti, in effetti, avevano proprio voluto fare da criteri di selezione, identificando che cosa fosse più importante per Dio lungo la storia. Alcuni di loro (pochi) proseguono con i criteri nazionalistici. Tanti, invece, si concentrano sulla fedeltà dei singoli al legame con Dio, dimenticando quasi qualunque discorso di clan o di nazione. Altri, poi, quelli che continuiamo a leggere con più piacere perché sembra che parlino ancora anche a noi, sembrano uscire dalla logica nazionale o di gruppo. Sono un Amos (già citato qui) che dice che Dio ha salvato anche filistei e aramei, è un Isaia che nella sua seconda parte sostiene di aver salvato Israele dall’esilio tramite Ciro, «mio messia, anche se lui non mi conosce» o che, verso la fine del libro e come altri profeti, sogna tutte le nazioni, non più divise, che si radunano a Gerusalemme. Secondo costoro iscrivere Dio in un esercito solo risulta ben difficile. Ma preferiamo questi autori solo perché ci piacciono di più? In realtà sembra piacessero anche a Gesù. Non ce lo dice, ma è interessante come si comporta e come ragiona. Da una parte sembra prendere per buona l’idea che la salvezza sia riservata agli Ebrei, ma nello stesso tempo si rifiuta sempre di ragionare per schemi rigidi. Gesù incontra persone, non casi classificabili. E chiunque voglia dialogare con lui in sincerità trova le porte aperte. E d’altronde, la sua passione offre il criterio definitivo. Chiunque voglia imporre delle croci ad altri, pretendendo che Dio lo vuole perché è con noi, deve fare i conti con il fatto che di fronte alle croci il Dio del Vangelo reagisce in tre modi collegati e molto chiari: a) non le cancella (a noi piacerebbe un Dio che entri nel mondo stroncando tutto il male, ma non rispetterebbe più la nostra libertà), però b) non le guarda con disinteresse o neutralità, in quanto c) ci sale sopra lui per primo. Se per uno schieramento Dio parteggia, è per gli oppressi, i miti, i sofferenti. Ma su questo dovremo tornare.
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