cuneo
In viaggio per il mondo per aiutare la vita a rifiorire
26 gennaio 2025
Cuneo
Cuneese, 64 anni, sposato, due figli adottivi e 35 anni di lavoro in Michelin, multinazionale all’interno della quale ha ricoperto ruoli dirigenziali.
Nel luglio del 2023 Alberto Bianco va in pensione, ma, abituato a viaggiare spesso sia per turismo sia per lavoro, non trova allettante la prospettiva di rimanere adesso a lungo stanziale.
Nell’impasse, provvidenziale si rivela la lettura, fatta casualmente durante la pandemia, di un articolo di quotidiano che riportava la vicenda di un uomo, recatosi ad Instanbul per prelevare delle cellule staminali provenienti dalla Russia. Subito, nella mente di Alberto si apre una nuova prospettiva: diventare corriere volontario dell’NOPC, il Nucleo Operativo di Protezione Civile.
L’associazione ha sede a Firenze ed è specializzata nella logistica del trasporto di midollo osseo e di cellule staminali. Alberto la contatta, invia il proprio curriculum, segue un apposito corso di formazione e nell’autunno del 2023 inizia la sua nuova attività.
Le prime missioni vengono svolte su suolo nazionale, spostandosi tra Torino, Milano, Monza, Cagliari, Roma, Bologna. Poi, nel febbraio 2024, iniziano le trasferte internazionali: Germania, Polonia, Spagna, Olanda, Grecia, Gran Bretagna sono i Paesi europei toccati nelle 20 spedizioni realizzate lo scorso anno che, sommate a quelle compiute nel 2023 e a quella già effettuata nel 2025, portano la somma totale a 25. Due volte il materiale preso in consegna è stato conferito a Cuneo.
All’appello ancora mancano le trasferte intercontinentali, comunque possibili dal momento che l’NOPC opera in tutto il mondo, “anche se per un individuo di ceppo europeo - spiega Alberto -, è più probabile trovare la compatibilità genetica con un’altra persona del medesimo ceppo, oppure del Nord America o di Paesi meta di emigrazione dal Vecchio Continente, come l’Argentina”.
Quanto durano, in media, le missioni?
“In genere - risponde Alberto - sono brevi: 3 o 4 giorni al massimo”.
E come sono strutturate?
“In pratica, si tratta di andare a prendere il prodotto laddove un donatore l’ha messo a disposizione e di portarlo nel Paese in cui il ricevente lo sta aspettando. Le missioni su suolo nazionale, se effettuate in auto, richiedono la presenza di due persone, mentre all’estero si viaggia da soli, servendosi di aerei, treni, mezzi pubblici, metropolitane, taxi. Si raggiunge così l’ospedale o la struttura deputata alla raccolta delle cellule staminali o al prelievo del midollo; qui si compila la documentazione prescritta e si ritirano le sacche e le provette di sangue, che vengono messe in un contenitore refrigerato, dotato di apposita cartellonistica che ne specifica il contenuto particolare. Prima, però, il prodotto va accuratamente controllato, onde escludere qualsiasi possibilità di errore: il donatore è anonimo, ma viene identificato attraverso un codice, così come il ricevente, e occorre appurare che tale sequenza corrisponda esattamente a quella indicata sul Registro internazionale dei donatori di midollo osseo. Quando il materiale viene chiuso nel frigorifero, parte il monitoraggio della temperatura, che deve mantenersi costante tra i 2 e gli 8° C, pena il danneggiamento delle cellule, e che va controllata circa ogni mezz’ora. Si riceve anche tutta la documentazione medica e quella necessaria a superare i controlli in aeroporto, alla volta del quale, a questo punto, si può ripartire. La compagnia aerea con la quale si viaggia è già informata sul fatto che si stia trasportando materiale umano e, in caso di cancellamento dei voli o ritardi, si avrà la priorità sugli altri passeggeri. Comunque, si è sempre assistiti dalla centrale operativa di Firenze. Può anche capitare che la prima raccolta di cellule staminali non vada a buon fine e che il donatore debba essere richiamato: per questo, oltre al volo previsto, ne abbiamo sempre anche uno successivo opzionato. Se non ci sono intoppi, in genere nell’arco di 24 ore si riesce a consegnare il materiale all’ospedale nel quale si è attesi. Le cellule staminali possono essere conservate fino a 72 ore, ma prima si arriva e meglio è, perché sono più vivaci”.
Giunti a destinazione, che cosa accade?
“Anche qui si effettua il controllo sull’esattezza e sulla congruità dei codici, quindi si consegna il materiale e si stoppa la registrazione della temperatura del frigorifero: la missione, a questo punto, si può dire conclusa”.
E, finalmente, si possono indossare i panni del turista...
“Sì, dopo la consegna si ha un ulteriore giorno a disposizione, durante il quale si è liberi di visitare qualcosa. Anche all’andata si arriva nella località della raccolta già il giorno antecedente, così da evitare ritardi nel ritiro del materiale e decollare subito dopo”.
Con quale frequenza parte?
“La data di ogni nuova missione viene comunicata dall’associazione da 10 a 20 giorni prima della partenza: in genere, io ne effettuo una al mese, talvolta due”.
Quali sono i requisiti richiesti per poter svolgere questo tipo di attività?
“Occorre avere una buona conoscenza della lingua inglese, amare il volo aereo, sapersi destreggiare in aeroporto, con le coincidenze e con i mezzi pubblici e saper fronteggiare gli imprevisti. Talvolta si dorme poco e, comunque, sempre con il prodotto da trasportare accanto: non bisogna mai separarsene, sia per la sua preziosità, sia per controllarne la temperatura. Per me non è, comunque, un’attività stressante e mi offre l’occasione di vedere posti nuovi. Certo, è un lavoro fatto di attese, che richiede grande attenzione e concentrazione: occorre essere ben focalizzati su quel che si sta facendo e non si può sbagliare, perché dall’altra parte c’è una persona gravemente malata, in camera sterile, con il sistema immunitario azzerato, che sta rischiando la vita e che sta aspettando di poter effettuare il trapianto. Il fatto di operare in solitaria non mi pesa, anzi, mi è di stimolo: il successo della missione dipende solo da te e se ne vede subito il risultato, alla consegna del materiale nei tempi previsti. Tuttavia, non bisogna dimenticare che il corriere volontario è solo uno degli anelli della grande catena dei trapianti, importante tanto quanto tutti gli altri”