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“Non sono arrabbiata con Dio, perchè so di aver avuto molto dalla vita”
25 gennaio 2025
Cuneo
Adonella Fiorito è nata il 20 settembre 1956 nata a Villafalletto e vive a Savigliano: la sua esistenza è ricca di grandissimi dolori, ma lei non è arrabbiata con Dio: “Non sono arrabbiata con Lui, che ha un suo disegno che io non conosco, ma sono consapevole di aver avuto molto dalla vita. Anche già solo l’essere nata in Italia è un privilegio, ho avuto una famiglia che ha saputo insegnarmi ad apprezzare le cose belle che la vita ci riserva, un marito che mi ha amata e che ho amato molto. E tre figli che hanno già lasciato questa terra, che mi hanno insegnato a vivere con più leggerezza: da loro ho imparato che cosa è la gioia”.
La sua giovinezza?
“Mario e Francesca: due splendidi genitori, gran lavoratori, che alla mia nascita, hanno dovuto cambiare i loro piani, io avevo pochi mesi quando si sono trasferiti a Savigliano per rilevare una latteria. Io ho poi conseguito il diploma di Scuola Magistrale e di infermiera. Sono stata una bambina felice, vivevamo sulla piazza centrale di Savigliano, che io amo definire il mio cortile, e sognavo di fare il medico per andare in Africa, poi in realtà lo studio non mi appassionava così tanto, quindi mi sono fermata prima. Un tempo si viveva in mezzo alla gente, si giocava sulla piazza, senza paure”.
Alcuni suoi ricordi?
“A 12 anni, andavo con suor Rosa della Sacra Famiglia di Savigliano al Cottolengo di Torino, a far giocare i bambini con gravi problemi di salute. E quando negli anni ‘60 sono arrivati i primi meridionali, io mi divertivo a sentirli parlare in dialetto, anche noi in casa abbiamo sempre parlato il piemontese. Mi piaceva inventarmi le storie e poi metterle in scena, non ne usciva mai niente di buono, ma ci divertivamo molto, anche solo ridendo di noi!”.
Che lavori ha fatto nella sua vita?
“Il primo è fare l’infermiera, un lavoro che ho amato molto, che ho poi cambiato alla morte del nostro primo figlio. Per 40 anni ho avuto un Centro estetico, e mi piace pensare che ho sempre svolto attività rivolte alla bellezza”.
Come si chiamava suo marito?
“Claudio Gerbaldo l’avevo conosciuto nel bar che i miei genitori gestivano. Ci siamo sposati giovani, eravamo molto felici e innamorati! Abbiamo voluto una cerimonia semplice, con pochi invitati, ma la sera prima avevamo fatto una grande festa in discoteca con tanti amici. Claudio lavorava in banca (un lavoro che non ha mai amato particolarmente), ma è stato molto apprezzato sia dai suoi colleghi che dai clienti. Era una bella persona. A 59 anni un infarto se lo è portato via”.
Quanti figli avete avuto?
“Abbiamo avuto tre splendidi figli. Il primo si chiamava Sergio, aveva tre settimane, quando una meningite fulminante ce lo ha portato via. Federico da alcuni anni lavorava a Barcellona, era un ragazzo allegro e felice aveva 37 anni, quando nel 2020, in piena emergenza Covid, è stato trovato morto nella sua casa: l’autopsia ha poi riconosciuto la causa nella ‘sindrome di Brugada’ (disturbo del ritmo cardiaco). Francesco (morto improvvisamente per un infarto) amava la lettura e la scrittura, in modo particolare i fumetti: lavorava per la Disney di Milano e per il Corriere di Savigliano, era molto amato per il suo carattere solare, sempre disponibile per tutti. Se ne sono andati tutti via in pochi minuti”.
Come si fa a convivere con dolori così grandi?
“E’ molto difficile dire come si fa a continuare a vivere, servono obiettivi importanti, la fede aiuta e pensare che un giorno ci ritroveremo tutti mi dà la forza di continuare a respirare!”.
Le grandi sofferenze come l’hanno cambiata?
“Mi hanno resa più riflessiva, mi hanno insegnato che cosa significa l’attesa, alzare lo sguardo al cielo per vedere le meraviglie che ogni giorno l’universo ci regala! Credo che tutto sommato mi abbiano insegnato a non dare tutto per scontato, tutto dovuto, ma ad apprezzare di più quanto ho”.
Quando nasce e per cosa ‘Mai+Sole’?
“L’associazione ‘Mai+Sole’ nasce ufficialmente nel 2007, quando, insieme ad un gruppo di amiche, ci siamo chieste che cosa c’era sul territorio per portare aiuto alle donne e ai bambini vittime di violenza. Dopo una ricerca ‘di mercato’, abbiamo notato che non c’era nulla per l’emergenza (oltre ai servizi di Pronto soccorso e alle forze dell’ordine) e così abbiamo iniziato a studiare, a formarci e ad organizzarci, aiutate da psicologhe e avvocati… Quando ci siamo sentite pronte, ci siamo costituite come associazione di volontariato”.
Oggi come siete cresciute?
“Abbiamo in più centri della ‘Granda’ case per la prima accoglienza, collaboriamo con psicologhe per sostenere le donne nel difficile momento della scelta, avvocati con il gratuito patrocinio, ma in effetti stiamo anche lavorando molto sulla prevenzione nelle scuole di ogni ordine e grado, organizzando percorsi di formazione per le insegnanti, perché ritengo loro possono veramente fare la differenza”.
Le donne vittime di violenza che si rivolgono a voi chi sono?
“Si pensa sempre alle donne straniere, invece purtroppo, sono molte le donne
italiane che vivono situazioni di violenza in casa, donne realizzate nel mondo del lavoro, con uomini rispettati e colti, ma violenti”.
C’è anche violenza fra i giovani?
“In questi ultimi anni l’età delle donne che chiedono aiuto si è abbassata, riceviamo anche telefonate da ragazzine di 16-17 anni: raccontano che finita una storia, il loro ragazzo non l’accetta”.
Il mondo di oggi le piace?
“In realtà fatico un po’ a riconoscermi in questo mondo, credo che la storia ci dovrebbe insegnare a non ripetere gli errori, ma purtroppo non è così. Anche se molte persone che ho avuto l’opportunità di conoscere mi fanno ben sperare. Il mondo è comunque bello!”.
In cosa crede e che mette al primo posto nella vita?
“Credo in un Dio buono, ma questo è un mistero, quindi non mi azzardo. E credo molto nelle persone, quelle che sanno regalare un sorriso”.