editoriale

Le antiche origini dell’anno giubilare nella tradizione e nella Bibbia

19 gennaio 2025

Cuneo

Papa Francesco apre la Porta Santa (foto Archivio Agensir) Papa Francesco apre la Porta Santa (foto Archivio Agensir) Il 2025 è un anno particolare. Non solo per tutti i giochi matematici che permette quella cifra, ma per le nostre chiese soprattutto perché anno del Giubileo ordinario. E se è vero che gli ultimi decenni hanno visto una relativa moltiplicazione degli anni giubilari, rimane comunque un’occasione di grazia speciale. Molti hanno già illustrato con competenza e precisione quale ne sia l’origine e come viverlo oggi. Io mi permetto soltanto due note aggiuntive sui due aspetti che possono insegnarci o stimolarci qualcosa di utile per la nostra vita, anche se in modo un po’ laterale. Oggi ci concentriamo sull’origine, mentre sul contenuto torneremo in un’altra occasione. L’origine, come sappiamo è, per così dire, “doppia”. Il vero inizio del Giubileo è in quel 1300 nel quale molti pellegrini si presentarono a Roma chiedendo l’indulgenza. Non è questo il luogo (né avrei la competenza) per chiarire quanto sia storicamente fondata l’esistenza del centosettenne romano che pare ricordasse di aver in effetti già vissuto il Giubileo cento anni prima, né chiarire quanto di quella impostazione risentisse di una teologia della colpa che forse possiamo ritenere superata. È però interessante cogliere quanto quella vicenda sia partita dal basso, dall’esigenza e dall’intuizione di “semplici” fedeli mossi innanzi tutto dal desiderio della comunione con Dio. Tanto che un Papa che gli storici citano per i suoi importanti progetti politici viene ricordato soprattutto per aver dato avvio a un evento spirituale che di certo non aveva progettato. L’altra origine è quella biblica, ed è in realtà quasi un pretesto. È vero e giusto, infatti, che quando si parla di Giubileo se ne vadano ad indagare le radici bibliche, che sono però un po’ spurie. Da una parte i pellegrini che nel 1300 si dirigevano verso Roma forse non conoscevano i testi che di Giubileo parlano, nel Primo Testamento. Dall’altra parte, quei testi non avevano avviato nessuna tradizione né nel mondo cristiano né in quello ebraico. È infatti vero che qui e là, in pochi testi, si immagina che anche il ritmo di lavoro e di coltivazione della terra segua quello settimanale, con un ultimo anno, “sabbatico” come fosse un sabato, nel quale si sarebbe stati invitati a non coltivare il suolo, che avrebbe spontaneamente offerto quello che serviva per vivere. Era l’intuizione che anche la terra va rispettata e lasciata “riposare”, perché si possa riconcentrare su ciò che è più importante. Ma a parte le ovvie considerazioni di qualunque contadino, che a non coltivarla la terra non offre quello che serve, fosse anche per un anno solo, è chiarissimo che nella storia mai il popolo ebraico si adeguò a quella intuizione. Lo dimostrano i pochissimi testi che ne parlano, ma anche che il profeta Geremia arrivi a immaginare che l’esilio sia il modo con cui la terra si riprende tutti i sabati che le erano stati negati. Ma lo dimostra anche il fatto che in un altro testo, il Levitico, si provi a rilanciare l’idea di un anno di sospensione, non più ogni sette anni ma ogni sette settimane di anni, al cinquantesimo. Se si prova a immaginare un progetto simile, è perché il precedente non era riuscito. Insomma, anche nella Bibbia troviamo intuizioni anche spiritualmente interessanti che devono fare i conti con la loro irrealizzabilità. Eppure, continuano a essere presenti nello scritto sacro, perché il loro valore di partenza era autentico. Può essere un conforto per noi: anche se i nostri propositi di inizio anno sono già sepolti, ciò non toglie che potessero essere buoni e vale la pena serbarne il ricordo, perché potrebbero rigermogliare in modi altrettanto autentici e più praticabili.  
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